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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca Nardò

Ritrovato il corpo del 39enne scomparso: era a oltre 20 metri di profondità

Le speranze che fosse ancora vivo e lontano, purtroppo, si sono spente intorno alle 11 di oggi. Il cadavere di Marcello Pantaleo, l'infermiere 39enne di Santa Maria al Bagno di cui non si aveva più alcuna notizia fin dal 24 dicembre scorso, è stato ritrovato a una cinquantina di metri dalla costa

NARDO' – Le speranze che fosse ancora vivo, lontano, nascosto da qualche parte, purtroppo, si sono spente intorno alle 11 di oggi. Il corpo di Marcello Pantaleo, l’infermiere 39enne di Santa Maria al Bagno di cui non si aveva più alcuna notizia dal 24 dicembre scorso, è stato ritrovato da Mirko Pati e Claudio D'Errico, due leccesi appassionati di immersioni, a 22 metri di profondità e a circa una cinquantina di metri dal litorale.

Appena fatta la triste e inattesa scoperta, i sub hanno subito avvisato i sommozzatori dei vigili del fuoco, i quali nell’immediatezza, hanno zavorrato il corpo perché le correnti non lo spostassero. Poi, si è proceduto alle fasi di recupero, anche con il supporto della guardia costiera.

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I timori che il giovane si fosse tolto la vita, dunque, erano fondati. Il 39enne, dopo essersi gettato nell’acqua gelida, forse il giorno stesso della scomparsa, in breve deve essere andato a fondo, annegando. Certo, le intenzioni di farla finita erano state messe nero su bianco in una lunga e sofferta lettera ritrovata con il cellulare ormai spento da ore nella sua Seat Ibiza, parcheggiata nei pressi della Torre dell’Alto, nel parco di Porto Selvaggio. Ma nei giorni che scorrevano in attesa di qualche sviluppo, qualunque fosse, non si era esclusa la possibilità di un allontanamento, e quindi della simulazione di un suicidio.

L’ipotesi non era del tutto campata in aria, tanto che in un tavolo tecnico svoltosi a Lecce, in Prefettura, il 29 dicembre, si era chiesta la collaborazione dei cittadini proprietari di abitazioni nelle marine di Nardò, in particolare della zona di Santa Maria al Bagno e Santa Caterina, e solitamente vissute d’estate, di effettuare ispezioni, qualora il 39enne si fosse nascosto in qualcuna di queste. E non necessariamente per morire lì dentro, ma magari anche solo per restare lontano per un po’ di tempo. Tutto vano e, oggi, la conferma di quanto si temeva. Marcello Pantaleo si è tolto la vita lanciandosi in mare.

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La denuncia di scomparsa è stata presentata dalla famiglia il 26 dicembre. Da quel momento, è stato messo in piedi un imponente dispositivo di ricerca, con operatori e volontari che non hanno mai smesso di avvicendarsi e di perlustrare tutta la zona, per terra e per mare. Forze dell’ordine, vigili del fuoco, guardia costiera, Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, protezione civile, Croce rossa italiana, 118, polizia locale neretina hanno partecipato senza sosta alle operazioni.

Sono stati setacciati nei giorni oltre 4 chilometri di aree marine in prossimità della costa, con sommozzatori e speleosub per l’ispezione nelle grotte e nelle insenature, anche in profondità, e con l’impiego di droni e di un elicottero per le ricerche a più ampio raggio dall’alto. Mentre le motovedette della Capitaneria di porto hanno concentrato l’attività in alto mare, spingendosi fino a circa 3 miglia dalla costa.

Video | Triste epilogo nelle ricerche del 39enne

Via terra, invece, sono state effettuate operazioni di ricerca Tas (topografia applicata nel soccorso), perlustrando più di 5 chilometri quadrati di superficie a partire dalla Torre dell’Alto e fino ai limiti del centro abitato di Santa Maria al Bagno, impiegando anche unità cinofile. Uno sforzo imponente per un epilogo, purtroppo, tragico. La salma è stata trasferita presso la camera mortuaria dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, su disposizione del magistrato di turno, per un'ispezione cadaverica da affidare al medico legale.

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