Omicidio Romano, assolto anche in appello il giovane che accompagnò il killer

Regge anche in secondo grado la tesi difensiva. Andrea Macagnino non era conoscenza dell'ipotesi delittuosa e lo stesso omicidio non sarebbe stato premeditato, ma frutto degli eventi. Per quei fatti è accusto Michele Espedito Valentini, 27enne di Supersano

LECCE – E’ stato assolto anche in secondo grado, per non aver commesso il fatto, Andrea Macagnino, il 24enne accusato di concorso anomalo in omicidio e tentato omicidio, nell’ambito dell’assassinio di Roberto Romano e del ferimento di Dario Traversa, avvenuti il 24 marzo 2012.

L’accusa aveva chiesto per Macagnino una condanna a 12 anni di reclusione nel processo d’appello. Secondo l’ipotesi accusatoria il 24enne avrebbe accompagnato il presunto omicida, Michele Espedito Valentini, 27enne di Supersano, sul luogo del delitto con la sua Golf, notata da alcuni testimoni, imboccando controsenso via Boccaccio.

Lì, lo avrebbe atteso con il motore acceso e la portiera del lato passeggero aperta, per poi darsi alla fuga. L’avvocato dell’imputato, Francesco Fasano, aveva chiesto l’assoluzione per il suo assistito, sostenendo che non solo Macagnino non era conoscenza dell’ipotesi delittuosa, ma come la stessa non sia stata premeditata ma frutto degli eventi. Una tesi difensiva accolta in pieno dal giudice.

Il processo a Valentini si sta celebrando con il rito ordinario dinanzi ai giudici della Corte d’assise di Lecce (presieduta da Roberto Tanisi. Tra gli imputati, anche lo stesso Traversa, accusato di favoreggiamento personale per non aver rivelato agli inquirenti l’identità di Valentini. Un omicidio scaturito al culmine di una violenta discussione, la situazione sarebbe degenerata e il 27enne avrebbe esploso alcuni colpi di pistola nella stanza da letto della vittima. Romano sarebbe poi deceduto durante il trasporto in ospedale, mentre Traversa rimase ferito al femore sinistro.

Il presunto omicida si presentò alcuni giorni dopo in caserma a Maglie, dove ad attenderlo c’era il suo legale, l’avvocato Mario Coppola. Nei suoi confronti il gip Carlo Cazzella aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il 27enne era irreperibile da una decina di giorni. Macagnino, invece, dopo l’arresto era tornato in libertà. Il 27enne spiegò ai magistrati di aver intrapreso, già da un po’ di tempo, una relazione con la moglie della vittima. Relazione di cui probabilmente Romano aveva saputo, anche perché aveva notato Valentini aggirarsi, il giorno dell’omicidio, nei pressi della sua abitazione. Nel pomeriggio Roberto Romano si sarebbe recato a casa del suo rivale invitandolo a casa per un chiarimento. “Non doveva succedere – affermò il 27enne –, è stata una tragedia”.

I sospetti dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce, guidati dal capitano Biagio Marro, si indirizzarono quasi subito su Valentini. Nonostante la complessità della vicenda e il contesto di silenzi e connivenze in cui il grave fatto di sangue si consumò, bastarono meno di 24 ore per tracciare un profilo del presunto assassino e del possibile movente. La ricostruzione dei fatti partì dall'analisi della scena del crimine, che permise di ipotizzare una conoscenza e una frequentazione del killer con Romano e Traversa, tale da giustificare l'ingresso in casa.

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Da qui, la minuziosa indagine dei militari, che riscontrarono notevoli difficoltà a causa della reticenza di diversi residenti nella zona a esporsi. Indagine serrate e articolate che trovarono riscontro negli inquirenti: da una parte il sostituto procuratore Giovanni De Palma (il fascicolo è stato poi ereditato da un altro collega) e dall’altro il gip Carlo Cazzella.

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