Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

"The Town", rapine e spaccio di droga: condanne per dieci, ma in nove ne escono assolti

Esce in parte ridimensionata dal giudizio di primo grado l'operazione contro una presunta organizzazione della zona di Ruffano, dedita a vari tipi di reati. Pene principali per Martino e Giuseppe Stasi. Gli assalti in tabaccherie e uffici postali. I soldi reinvestiti nella droga

LECCE – Dieci condanne, ma anche nove assoluzioni. Esce in parte ridimensionata dal giudizio di primo grado l’operazione “The Town”, nome che trae spunto dal noto film poliziesco diretto da Ben Affleck, uscito nelle sale cinematografiche sul calare del 2014.

Il verdetto è stato emesso questa mattina dal giudice Antonia Martalò. Gli imputati erano tutti di Ruffano e dintorni, accusati di aver messo in piedi un’organizzazione in grado di spaziare fra ogni genere di reato: in particolare rapine, furti, spaccio di stupefacenti. Non per tutte le persone coinvolte, però, le accuse hanno retto. Nove sono stati assolti per non aver commesso il fatto.

Fra i condannati la pena più alta è andata a Martino Stasi, 23enne: 14 anni e 10 mesi.  Segue Giuseppe Stasi, 25enne: 11 anni e 6 mesi. Rilevante anche la posizione di Vito William Gravante, 34enne: 10 anni e 10 mesi. Condanne anche per Antonio Rollo, 27enne, a 7 anni e 2 mesi; Daniele Marra, 28enne, a 7 anni; Cristian Lato, 27enne, a 5 anni e 6 mesi;  Carlo Chiarillo, 26enne, a 5 anni; Marco Sabato, 25enne, a 5 anni; Rocco Stasi, 53enne, a 2 anni; Giuseppe Castelluzzo, 34enne, a 1 anno e 6 mesi.

Assoluzione, invece, a fronte in alcuni casi anche di richieste severe formulate dall’accusa, per Toni D’Acquino, 45enne; Mirko Castelluzzo, 36enne; Massimiliano Durini, 36enne; Alessandro Solidoro, 27enne; Lucio Giaccari, 20enne; Alberto Vincenti, 24enne; Diego Podo, 29enne; Roberto Panico, 19enne; Daniele Vergaro. Per comprendere perché in parte le accuse non hanno retto, bisognerà attendere che vengano depositate le motivazioni, entro novanta giorni.   

L’operazione fu condotta dalla compagnia di Maglie dei carabinieri, all’epoca comandati dal dal maggiore Andrea Azzolini. Gli arresti per nove fra gli individui ritenuti fra i principali artefici, eseguiti il 10 gennaio del 2013. Il provvedimento, emesso dal gip Ines Casciaro su richieste dal pm Francesca Miglietta. 

Martino Stasi-2Le indagini furono avviate in seguito alla tentata rapina a mano armata del 2 aprile dell’anno precedente all’ufficio postale di Carpignano Salentino, culminato con l’arresto di Giuseppe Stasi, ritenuto il capo del gruppo, Daniele Marra e Antonio Rollo (tre fra i condannati), e portarono a svelare una presunta associazione su più vasta scala, con una ridda di comprimari e fiancheggiatori. Tutti pronti a rapinare tabaccherie, supermercati e uffici postali, avvalendosi di intimidazioni per assoggettare e quindi potersi garantire in ogni modo l’impunibilità.

Episodi sono stati registrati, oltre che a Carpignano Salentino, anche a Muro Leccese, Spongano, Collepasso, Scorrano, a partire dall’agosto del 2011.

Alcuni fra i personaggi, per gli inquirenti, sarebbero però coinvolti anche nella detenzione e nel traffico di marijuana e cocaina. Non sarebbero mancante nemmeno intimidazioni, con auto date alle fiamme.

Giuseppe Stasi-3I raid venivano eseguiti sempre da tre persone alla volta, ma intercambiabili fra loro, usando cappucci di fortuna, ricavati dalle maniche di maglioni, e armi quali fucili a canne mozze. Dopo le rapine, le autovetture rubate venivano abbandonate, per continuare la fuga a bordo di altri veicoli “puliti”. E i proventi in vari casi sarebbero serviti a sostegno delle spese per l’approvvigionamento di stupefacente. Un copione già visto in altri casi.

Intercettazioni effettuate dai carabinieri avrebbero messo a nudo anche il tentativo di stringere alleanze con altri gruppi del Leccese. In particolare, Giuseppe Stasi si sarebbe servito del fratello Martino per portare a termine materialmente accordi illeciti, che gli avrebbero permesso di continuare a reperire notevoli somme di denaro, utili anche al suo mantenimento in carcere. 

Altra caratteristica fondamentale di alcuni elementi del sodalizio sarebbe stata la violenza, non solo negli assalti, ma anche per risolvere altre questioni, dalle auto in fiamme, ai colpi di arma da fuoco sulle abitazioni. 

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