Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

S'impicca, lo salvano dopo una corsa contro il tempo

I carabinieri della stazione di Vernole sono riusciti a salvare in extremis un 40enne. Dopo la lite con la moglie, la fuga in auto per uccidersi. Una sola indicazione: "Sto a mare". Trovato cianotico

Il maresciallo Carmine Schirinzi della stazione di Vernole, il maggiore Giuseppe Colizzi della compagnia di Lecce ed il tenente Alessio Perlorca, comandante del nucleo radiomobile.

VERNOLE - Una lite in casa, la minaccia di farsi del male, prima con un coltello, poi con il gas dell'auto, infine la fuga, verso il mare. I carabinieri l'hanno trovato dopo appena un quarto d'ora, fra le marine di Torre Specchia e San Foca, sottraendolo ad una morte orrenda. Era già cianotico. Aveva agganciato una corda al paraurti della sua auto, una Golf Volkswagen, facendola passare sul ramo di un albero, per poi stringere il cappio al collo e lasciarsi soffocare. Ma il suicidio è stato sventato. Un salvataggio sul filo di lana.

I carabinieri della stazione di Vernole hanno ingaggiato una lotta contro il tempo, intuendo subito, dalla voce della moglie, rotta per l'emozione, al telefono, che le intenzioni di quell'uomo sulla quarantina d'anni erano molto serie. Ora si trova in rianimazione, al "Vito Fazzi" di Lecce. Si salverà.

La vicenda s'è consumata un una manciata di minuti fra Vernole e la litoranea adriatica, un quarto d'ora vissuto in estrema tensione, fra scariche di adrenalina e la paura di non rintracciare in tempo quel 40enne in forte stato d'agitazione, eppure così lucido nei propositi. Il timore che le ricerche potessero essere vane era alto, anche perché le indicazioni raccolte erano veramente poche. La telefonata della moglie dell'uomo (di cui, per ovvie ragioni, i carabinieri non hanno diramato le generalità), una donna pressappoco della sua stessa età, è arrivata intorno alle 13.

La donna ha spiegato con tono trafelato ai militari della stazione tutti i particolari possibili, per cercare di offrire un quadro nitido della situazione. Una discussione animata, degenerata prima negli intenti autolesionistici, proprio davanti a lei, poi terminata con la fuga, a bordo dell'auto. Destinazione, ignota. Ma lei, in cuor suo, sentiva che la minaccia di farla finita era concreta.

In passato l'uomo, un operaio, sembra che non avesse mai manifestato propositi simili. Forse proprio questo dettaglio ha spinto tutti gli attori in gioco a prendere la questione di petto. Fin da subito, infatti, si è avuta la sensazione che non fosse il classico avvertimento a vuoto, lanciato come puro atto di provocazione, per attirare su di sé l'attenzione. E i carabinieri della stazione di Vernole, pur con pochi mezzi, sono riusciti comunque a risolvere il caso in tempo utile per strappare una giovane vita ad un tragico destino.

L'unico indizio l'ha offerto proprio l'uomo. Contattato sul telefonino da un carabiniere, ha intimato di lasciar perdere ogni tentativo di ricerca, perché tanto di lì a poco avrebbe messo in atto il proposito. Però, messo abilmente sotto pressione, s'è lasciato scappare un dettaglio: l'uomo ha riferito di trovarsi "a mare", senza però voler specificare dove, esattamente, con ogni probabilità perché si stava accorgendo di tradirsi da solo, e quindi ha improvvisamente riagganciato per non lasciarsi sfuggire altre parole.

Partendo da quest'unica indicazione, oltre che da modello e targa dell'auto, dunque, una pattuglia ha iniziato a perlustrare il tratto della litoranea dov'era più plausibile il 40enne potesse trovarsi, cioè in un tratto che volge da San Cataldo fino a San Foca: dall'ultima marina di Lecce, prima di addentrarsi nel territorio comunale di Vernole, fino alle soglie del confine con la prima località marittima di Melendugno. Ma è un tratto di oltre 16 chilometri e non c'era un minuto da perdere.

La pattuglia è letteralmente schizzata ed è a Torre Specchia che i militari hanno visto, finalmente, la Golf, parcheggiata ai margini della carreggiata. Il corpo dell'uomo pendeva già da un ramo, all'ingresso del boschetto. I due carabinieri sono riusciti a liberarlo e a praticare il massaggio cardiaco, ricevendo i primi segnali di vita, che li hanno confortati. Nel frattempo, era già stato chiamato il 118.


I sanitari hanno preso in consegna l'uomo, mettendolo definitivamente in salvo e conducendolo in ospedale per il ricovero. Una storia che oggi si può raccontare con un sospiro di sollievo, grazie ad un intervento tempestivo e alla capacità di individuare il luogo esatto, partendo solo da frammenti di frasi.

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