Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Sabrina: "Non lo chiamerò più papà". "Indagine chiusa"

Gli inquirenti sono certi che il quadro accusatorio sull'omicidio di Sarah Scazzi sia ormai ben definito. Il movente sarebbe riconducibile alle molestie subite dallo zio. Sabrina: "Sono innocente"

TARANTO - I giochi sono chiusi, o almeno così sembra. Pare che l'arresto di Sabrina Misseri fosse l'ultimo tassello del mosaico delle indagini sull'omicidio della 15enne Sarah Scazzi. Lo sostiene il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio nel corso della conferenza stampa che si è svolta questa mattina. "Il quadro delle indagini sembrerebbe definitivamente concluso, anche se ho sempre sottolineato che le indagini si chiudono con l'avviso delle conclusioni", ha spiegato Sebastio. Per gli inquirenti, dunque, non ci sono più dubbi. Padre e figlia sarebbero i carnefici di Sarah. Gli inquirenti si limitano a fornire anche alcuni indirizzi sul movente che avrebbe portato i due compiere quell'atroce delitto.

"Un movente intrafamiliare", ha dichiarato Sebastio, senza fornire ulteriori dettagli per non compromettere le indagini ancora in corso. E' stata smontata, dunque, l'ipotesi che avrebbe visto le due cugine contrapposte per contendersi l'affetto di un ragazzo più grande, Ivano Russo. Secondo gli investigatori, lui non c'entra con questa storia. Stando a quanto si apprende da fonti investigative, il movente sarebbe riconducibile alle molestie sessuali che Sarah avrebbe subito dallo zio, reo confesso dell'omicidio, Michele Misseri. Per quell'insana passione che avrebbe provato nei confronti della nipotina. Perché, sempre stando a quanto emerso dalle indagini, lui avrebbe perso la testa quando, quel 26 agosto, Sarah avrebbe respinto le sue avance. Gli inquirenti sono convinti che la cugina Sabrina fosse al corrente di quel sentimento incestuoso che legava il padre alla cugina. E pare che fosse stata proprio Sarah a metterla a corrente della situazione.


Secondo la ricostruzione fatta dei carabinieri, Sarah sarebbe stata costretta a scendere con la forza nella rimessa dove poi è stata brutalmente uccisa. Sabrina, dunque, non avrebbe indotto la cugina a scendere con una scusa, ma avrebbe aiutato il padre a trascinarla giù. Non solo: l'avrebbe tenuta ferma, mentre il padre Michele stringeva la corda intorno al collo di Sarah. Sabrina, però, non ci sta a passare per una spietata carnefice. Proclama a gran voce la sua innocenza. E piange. Non fa altro dalla mezzanotte di ieri, da quando è stata trasferita presso il carcere di Taranto. "Non potrò più chiamarlo papà", ha confessato l'indagata ad uno dei suoi avvocati Emilia Velletri, che questa mattina si è recata nell'istituto penitenziario per portarle vestiti ed effetti personali. "Sta molto male", è stato il lapidario commento del legale. Nel corso della conferenza, sono stati illustrati anche altri dettagli, legati al telefonino della ragazza. La batteria, gettata dall'auto dallo zio di Sarah, è stata ritrovata in un terreno lambito dall'auto nel corso del tragitto verso il luogo della sepoltura. E le cuffiette, sarebbero state bruciate insieme agli abiti. Scovati alcuni residui.

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