Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

"Sacro Cuore", mezzo secolo di carcere per droga. Invettive in aula contro pm

A margine della pronuncia della sentenza un "incidente" imprevisto: una dei parenti degli imputati colta da crisi di nervi: minacce nei confronti del pubblico ministero Guglielmi. Intervenuti carabieri e 118. Le indagini furono condotte dai militari della compagnia di Maglie. Dieci condanne

L'ambulanza intervenuta davanti al tribunale, questa mattina.

LECCE – Ammontano complessivamente a quasi mezzo secolo di carcere le pene inflitte dal gip Carlo Cazzella per gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nell’ambito dell’operazione denominata “Sacro Cuore”.

L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, aveva invocato pene per 75 anni. Le indagini sono partite dal furto avvenuto nell’omonima chiesa del magliese. L’attività investigativa dei carabinieri, coordinati dal colonnello Andrea Azzolini, portò al ritrovamento della refurtiva e all’arresto di Pantaleo Esposito, Luigi Polimeno e Stefano De Iaco. Furono undici le ordinanze di custodia cautelare eseguite nei confronti di altrettanti individui, ritenuti responsabili dello smercio di cocaina e marijuana (ventuno, invece, gli indagati).

Otto anni la pena per Andrea Santese, 35enne, gestore del bar “Gemelli” e già noto alle forze dell’ordine; 7 anni e due mesi per Michele Iodice, 30enne; 5 anni per Domenico Tunno, 25enne; 7 anni e quattro mesi per Vito Manta, 40enne originario del brindisino.

Cinque anni per Giorgio Piccinno, detto “Bambi”, 24enne; Diego Gabrieli, 25enne; Melanie De Donno, 20enne, contitolare del Bar “Gemelli”, e Pasquale Montefusco, gommista 22enne di Muro Leccese.

Un anno e 2 mesi per Luigi Panareo, 43enne di Maglie e Mattia Fraioli, 21enne di Maglie. Assolti, invece, Davide Coluccia, detto “Pisca”, 29enne di Bagnolo del Salento; Dario Coluccia, anch'egli detto "Pisca", 23enne di Bagnolo del Salento; Matteo Peluso, Emanuele Quirino e Walter Cancella. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Luigi e Roberto Rella, Luigi e Arcangerlo Corvaglia, 

Nel corso del blitz furono sequestrati 40 grammi di cocaina, per un valore di circa 4mila euro e di ulteriori 160 di marijuana. Secondo l’ipotesi accusatoria l’organizzazione, diramata tra i comuni del comprensorio magliese, faceva capo alla figura di Santese. Quest’ultimo – che durante la gestione della caffetteria avrebbe ceduto droga in cambio di prestazioni sessuali - si avvaleva di due stretti collaboratori: Iodice e Tunno, procacciandosi lo stupefacente nella zona di Brindisi.

Manta, infatti, era il suo referente per l’approvvigionamento della merce da immettere sul mercato. Il legame tra i vertici locali e il versante brindisino, anche attraverso i contatti con il clan “Leo”, è stato accertato in seguito a numerosi incontri avvenuti quasi sempre a Maglie e concluso, ai fini investigativi, con l’arresto di Luca Giannone, uomo vicino ad Andrea Leo (arrestato con l’operazione Augusta), trovato in possesso di una pistola con matricola abrasa e  oltre un grammo di cocaina, assieme a due bilancini di precisione.

A margine della pronuncia della sentenza un incidente imprevisto: una dei parenti (che hanno affollato il quarto piano del Tribunale) degli degli imputati è stata colta da una sorta di crisi di nervi. Una rabbia incontrollabile che l’ha portata a inveire e lanciare minacce (anche di morte) nei confronti del pubblico ministero.

Per riportare la situazione alla normalità, dopo alcuni minuti concitati, si è reso necessario l’intervento dei carabinieri. La donna è stata quindi allontanata e affidata alle cure dei sanitari del 118. Un episodio fortunatamente senza conseguenze, ma che riaccende i riflettori sul problema della sicurezza all’interno di un palazzo di giustizia che mostra i segni del tempo. 

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