Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Salento, crocevia di traffici: in viaggio verso la Sicilia con 44 chili di marijuana

I finanzieri della compagnia di Messina hanno bloccato in porto un albanese. La droga nel bagagliaio. Era destinata a Ragusa, ma proveniva dal leccese. Episodio che si somma a tanti altri e il sospetto di una grossa organizzazione

Foto di repertorio.

 

LECCE – Il Salento, crocevia secolare di scambi culturali, mercantili, ma anche di traffici illeciti. Dal contrabbando delle merci più svariate, che si svolge nel tacco d’Italia da epoche remote, fino al più recente mercato della droga, lungo linee ideali che attraversano quella che un tempo fu la Magna Grecia. L’ennesima testimonianza che questa terra continui ad essere un centro nevralgico, per certi traffici “commerciali”, arriva da Messina, dove i finanzieri della compagnia locale, nel tardo pomeriggio del 25 maggio, hanno sequestrato 44 chilogrammi di marijuana, provenienti proprio dal Salento.  La droga si trovava nel bagagliaio di una Mercedes condotta da un 27enne albanese, llirjan Hoxha. Il quale, per inciso, fino ad oggi non aveva mai avuto guai con la giustizia.

E’ stato il colonnello Decio Paparoni, comandante provinciale della guardia di finanza di Messina, nel corso di una conferenza stampa, a sottolineare come tutta la sostanza stupefacente fosse stata caricata nell’auto in provincia di Lecce. Prima tappa, per l’albanese, che da qui, sarebbe poi ripartito alla volta della Sicilia, percorrendo per intero la Calabria, con Ragusa come destinazione finale. Ma, passato al varco di Villa San Giovanni, una volta raggiunta la costa siciliana con una nave di linea, è scattato il controllo che l’ha incastrato. Quando ha visto militari con cani antidroga, ha tentato di accodarsi ad un altro veicolo, quasi “marcandolo stretto”. Un atteggiamento sospetto, non sfuggito ai finanzieri, che ci messo pochi istanti ad individuare il carico nel bagagliaio, grazie al fiuto ben addestrato dei pastori tedeschi. In tutto, quattro sacchi, contenenti, ciascuno, dieci involucri di “erba”. Valore approssimativo: 400mila euro.

La vicenda sembra rimandare in modo più o meno diretto a cronache molto recenti. I carabinieri della compagnia di Tricase, verso la fine di aprile, hanno individuato un grosso carico di stupefacenti (ben 550 chili di marijuana), provenienti proprio dall’Albania, bloccando due presunti basisti, cittadini originari del dirimpettaio Paese delle Aquile, ma insediati nel Salento.

Le indagini dovranno accertare se vi sia un collegamento. La sensazione è che esistano una o più organizzazioni transnazionali, con base di partenza individuabile nell’Est europeo, e ben ramificate, tanto da vantare accordi con la criminalità locale, e interessi in tutta Italia. Basti pensare, per fare un secondo esempio, alla donna romena condannata di recente dal Tribunale di Lecce, dopo essere stata bloccata ad inizio anno, con 19 chili di marijuana in auto. Come il cittadino albanese fermato in Sicilia, si era rifornita in provincia di Lecce. Solo la destinazione era diversa: Roma. Tant’è: la frequenza di queste vicende, spesso simili fra loro per dinamiche, desta più di qualche sospetto. A partire dal reclutamento di persone spesso insospettabili, magari con problemi economici, che, per mettere in tasca una piccola percentuale, corrono il rischio di finire in una cella, trasformandosi in corrieri della droga. Difficile credere a fatti episodici.

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