Battaglia sul Piano coste, archiviata la denuncia al vicesindaco di Salve

Giovanni Lecci era stato accusato da un imprenditore, di diffamazione. Dietro a tutto, un'annosa questione e uno scontro politico

La costa di Torre Pali in una suggestiva immagine dall'alto.

LECCE – Da un lato prevale il diritto di critica, dall’altro non viene ravvisata alcuna condotta penalmente rilevante. E così, nell’arco di pochi mesi, si chiude in un nulla di fatto la partita aperta fra un attuale amministratore, il vicesindaco di Salve, Giovanni Lecci, di professione architetto, e Nicola Chirivì, imprenditore ed ex amministratore, in passato, dello stesso Comune (è stato anche primo cittadino).

Era stato proprio Chirivì, con una denuncia presentata in Procura a settembre del 2019, a mettere in moto la macchina giudiziaria, ritenendo di essere stato gravemente diffamato da Lecci nel corso di un infuocato comizio elettorale svoltosi nel giugno precedente nella frazione di Ruggiano. Sullo sfondo -  praticamente il campo di battaglia -, il Piano coste, vitale per una cittadina come Salve, che punta molto sul turismo nell’ottica di uno sviluppo economico, considerando le rinomate e incantevoli spiagge delle sue marine.

Chirivì, in qualità di amministratore della società Igetur, che conduce un fascia costiera nella zona di Torre Pali dove si trovano attività commerciali fra bar, ristorazione e stabilimento balneare, aveva lamentato che fossero rivolti a lui e alla società che amministra, alcuni passaggi in particolare, con strali lanciati dal palco davanti ai cittadini e successiva pubblicazione su Facebook del video intero del comizio (elemento acquisito agli atti della Procura).

Sintetizzando, secondo Chirivì, Lecci (difeso dall’avvocato Luca Puce) l’avrebbe accusato di illeciti per sottrarre alla proprietà e alla fruizione pubblica una vasta area e di aver convinto il pubblico presente quel giorno – e magari molti altri che in seguito hanno potuto vedere il video –di aver pure fatto sparire dagli uffici del Municipio documentazione comprovante che i terreni nella disponibilità della Igetur fossero di proprietà comunale. Va detto che mai nel comizio si sono fatti nomi, ma sono state comunque mostrate alcune immagini panoramiche.  

Il pubblico ministero Maria Consolata Moschettini ha richiesto l’archiviazione ritenendo in sostanza che, semmai la Igetur fosse stata chiamata realmente in causa, non le sarebbero state attribuite condotte illecite, ma il cosiddetto acquisto a non domino, cioè il diritto di proprietà di un bene proveniente da un soggetto non titolare. Qui bisogna fare un salto temporale nel passato. Secondo una rapida ricostruzione, quei terreni, in origine, erano appartenuti a Carlo Winspeare, duca di Salve, per poi essere espropriati e ceduti a un’altra società negli anni ’80 del secolo scorso e infine trasferiti alla Igetur nel decennio seguente. Una cessione possibile perché il decreto prefettizio di esproprio non sarebbe stato riportato in catasto.

Ergo, per il pubblico ministero si può ravvisare che mai Lecci abbia attaccato la Igetur ritenendola autrice di un acquisto fraudolento. Allo stesso modo, non si potrebbe affermare in maniera inequivocabile che Lecci abbia accusato Chirivì di aver sottratto documenti dal Comune e sempre per lo stesso discorso che i passaggi a monte sarebbero stati diversi, interessando più soggetti. L’accusa, in questo caso, era nata da una frase in particolare espressa dal palco: “Il faldone del 1933 negli archivi del Comune non c’è e questo mi puzza”.

Davanti alla richiesta di archiviazione, Chirivì aveva avanzato opposizione con il suo legale, l’avvocato Giuseppe Gatti, presentando altra documentazione. Ma per il giudice Michele Toriello, questa non avrebbe spostato di una virgola i termini della questione e ha quindi archiviato, concordando sull’irrilevanza sotto il profilo penale di tutta la vicenda e ricordando che la Cassazione si è già espressa sul punto del diritto critica politica.

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Nell’agone politico, sono ormai accettate anche espressioni più pesanti del dovuto, considerando che chi esercita certe funzioni è ovviamente più esposto al giudizio e all’opinione, rispetto ai privati, tanto più che non è stata mai aggredita, nella circostanza, la dimensione morale di chi si è sentito chiamato in causa. Insomma, come scrive lo stesso giudice, ogni frase detta quel giorno deve ritenersi espressione della battaglia di tipo politico per il piano delle coste. Lo stesso Chirivì, d’altro canto, è stato in passato in politica, e allo stesso modo il fratello, Rocco, in coalizioni contrapposte a quella di Lecci.

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