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La foto che attesta il salvataggio

La foto che attesta il salvataggio

Salvò una donna e dieci giorni dopo accoltellò un uomo, il caso al vaglio del giudice

Mohammed Er Ramy, 29enne di origini marocchine, sarà giudicato in abbreviato a dicembre per tentato omicidio. Ma respinge l’accusa: “Non è nella mia indole uccidere e ve lo dimostro”

LECCE - E’ diventato noto prima come l’eroe che salvò una donna in bilico su un cornicione, arrampicandosi su per il palazzo, poi, dopo dieci giorni, come l'assassino mancato di un uomo al quale attribuiva il furto di una bici e di uno zaino.

Ma Mohammed Er Ramy, 29enne di origini marocchine, respinge l’accusa di tentato omicidio che il 7 maggio scorso gli aprì le porte del carcere. Già in sede di interrogatorio, spiegò di aver accoltellato il connazionale, al culmine di una lite, ma senza l’intenzione di ucciderlo, tanto da averlo colpito alle gambe, e non agli organi vitali.

Ed è questa la tesi che l’uomo continuerà a sostenere davanti al gup Marcello Rizzo, il 9 dicembre, nel processo col rito abbreviato, e che sarà supportata da due servizi giornalistici relativi alla notizia del salvataggio di cui si rese protagonista, uno pubblicato su Lecceprima.it, l’altro andato in onda sull’emittente televisiva Telenorba.

A chiedere e ottenere l’integrazione probatoria è stato oggi il legale dell’uomo, l’avvocato Raffaele Benfatto, durante l’udienza preliminare, nella quale non si è costituita parte civile la vittima che riportò ferite (all’altezza del fianco sinistro, poi alla coscia sinistra, all’altezza del gluteo) ritenute dai sanitari guaribili in otto giorni.

Al vaglio del giudice Rizzo, ci saranno anche le immagini dell’impianto di sorveglianza di alcuni privati che ripresero ogni sequenza dell’aggressione avvenuta in via Duca Degli Abbruzzi, a Lecce, dalle quali, secondo gli inquirenti, si evincerebbe la volontà di uccidere di Er Ramy. Questo riuscì a fuggire su una mountain bike, ma i poliziotti lo rintracciarono nella zona di viale Leopardi e recuperarono anche l’arma (con lama di 10 centimetri) sporca di sangue nascosta nella crepa di una recinzione.

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