Un carico di droga, un gommone e il mistero sulla sorte degli scafisti

A San Foca 680 chili di marijuana e una barca. Alcuni pescatori hanno chiamato i carabinieri. Non è chiaro il motivo per cui siano stati abbandonati. Nessuna traccia di chi li ha portati

I carabinieri recuperano la droga. Sotto, l'imbarcazione.

SAN FOCA (Melendugno) – Non c’è stato un blitz, questa volta. Non una retata dopo un avvistamento. Non un inseguimento in mare terminato con uno spiaggiamento e un tentativo disperato di fuga a piedi fra dune e macchia mediterranea. Nulla di simile a quanto visto nelle cronache recenti.

Il che alimenta il mistero su cosa sia realmente accaduto questa mattina. Non si sa dove siano finiti gli scafisti, insomma. Ammesso che fossero più di uno. Fuggiti? Molto probabile. Annegati nel gelido mare? Un’ipotesi molto sfumata, praticamente improbabile, perché qualcuno ha lavorato di buona lena per scaricare almeno una parte della “merce”. Rimasta, però, lì, sulla battigia.

Insomma, non si sa perché la droga sia stata abbandonata. Un carico dal valore ingente. A occhio e croce, attorno ai 4 milioni di euro. Tutto ora finito in mano ai carabinieri.

Il tipo d’impacchettamento, la storia stessa di questi sbarchi, suggeriscono l’ovvia considerazione che la spedizione marittima sia stata organizzata in Albania. Sfidando anche il freddo polare.    

Certo è che alcuni pescatori, intorno alle 8 del mattino, hanno avvistato gommone e pacchi nel tratto di litoranea fra Torre Specchia Ruggeri e San Foca. E hanno chiamato il 112. La centrale operativa ha raccolto le indicazioni precise sul luogo del ritrovamento e hanno inviato pattuglie del Norm di Lecce. Che hanno recuperato 680 chili di marijuana.

IMG-20170110-WA0009-2Il gommone, con il suo potente motore Yamaha da 200 cavalli, era sul bagnasciuga, adagiato di traverso. I pacchi, un po’ ovunque. Alcuni ancora all’interno, altri già sulla spiaggia, seminascosti fra la vegetazione spontanea. Nessuna traccia di uomini in zona, però. Qui, nasce l’enigma. La sensazione è che per qualche motivo sia saltato l’appuntamento fra scafisti e trasportatori. Un disguido, un ritardo, un problema. Il ghiaccio in strada, per esempio.

E allora, arrivati forse alle prime ore del giorno con il gommone, iniziato il lavoro di sbarco sulla terraferma degli involucri, visto che, nel frattempo il sole si stava levando alto, con il rischio di essere notati, gli scafisti avranno pensato di tagliare la corda, lasciando tutto lì.

I carabinieri stanno avviando le indagini partendo dagli elementi che hanno in mano. I principali, sono proprio il motore e la barca, dai quali si spera di risalire a qualcuno. Ma intanto, di chi ha trasportato lo stupefacente, nessuna traccia.

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Un altro aspetto è rilevante: si tratta del terzo viaggio (fra quelli scoperti, almeno) dall’inizio del nuovo anno. Nei primi due casi, gli interventi sono stati della guardia di finanza. Con il primo che risale proprio a Capodanno e il secondo all’alba del 5 gennaio, culminato con un inseguimento in mare, un arresto e due complici in fuga. Ricercati ai quali si aggiungono, oggi, i nuovi fuggitivi. E con una legittima domanda che resta a galla senza risposta: quanti altri carichi di droga sono passati, nel frattempo?

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