Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

"Sanità in carcere, dalla Regione nessuna risposta"

Il Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria critico verso le istituzioni: "Lo sa Vendola che nel carcere di Lecce con 1200 detenuti lavora un solo infermiere? Un'emergenza che si sta estendendo"

carcere

"Il Sappe - sindacato autonomo Polizia Penitenziaria - aveva scritto alla fine di luglio al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, all'assessore alla Sanità Tedesco, a tutti i gruppi consiliari della Regione, a Prefetti e Magistrati di Sorveglianza, esprimendo la grande preoccupazione per quello che potrebbe accadere nelle carceri pugliesi (e nazionali) a partire dal primo settembre, data in cui verrà completato il passaggio della Sanità penitenziaria a quella Pubblica previsto dal Dpr 1° aprile 2008". Lo comunica una nota del Sappe. "Nessuna risposta, eppure i motivi di preoccupazione sono tanti, a partire da possibili interruzioni dell'assistenza sanitaria nelle carceri pugliesi, con risvolti che potrebbero sfociare in manifestazioni di protesta drammatiche. Infatti a partire dal primo settembre, tutto il personale infermieristico che lavora a parcella negli Istituti penitenziari (la maggioranza) già dipendente delle Asl, dovrebbe (così è stato detto) essere incompatibile con l'attività svolta nei penitenziari. Se ciò accadrà, come e dove si troverà in così breve tempo, il personale paramedico necessario per coprire le esigenze dei penitenziari pugliesi, considerato che l'assistenza sanitaria nelle carceri deve essere garantita 24 ore al giorno? Come si potrà rinunciare a conoscenze e professionalità acquisite in tanti anni considerata la delicatezza di tale settore, la cui criticità è confermata dagli innumerevoli atti di autolesionismo, e violenza che si consumano nei penitenziari?"

"Stesso discorso per il personale medico - prosegue il sindacato; inoltre lo stesso verrebbe individuato attraverso turn - over comunicato dalle Asl competenti ai penitenziari, e non in base a dei parametri rigorosi (previsti dall'Amministrazione penitenziaria) inerenti non solo la professionalità, ma anche verificando parentele o frequentazioni con appartenenti alla criminalità organizzata, poiché bisogna anche garantire la sicurezza delle carceri; che fine faranno le professionalità e conoscenze acquisite nel tempo?".

"Altra seria preoccupazione - proseguono i sindacalisti delle guardie penitenziarie -, che potrebbe creare grande allarme sociale, è data dal rischio che la nuova gestione soprattutto nella fase di avvio, per la scarsa conoscenza delle condizioni operative da parte del personale sanitario incaricato dalle Asl, determini un forte accentuazione del numero dei detenuti ricoverati oppure tradotti per visite specialistiche presso nosocomi esterni, a tutto discapito della sicurezza e del carico di lavoro della Polizia penitenziaria, già in grave crisi di organici. Infine verrà meno la figura del medico del corpo che non potrà più seguire l'iter delle varie pratiche di carattere medico-legale presso l'Ospedale militare, collegate alla pericolosa attività lavorativa svolta dalla Polizia Penitenziaria,fino all'impossibilità di rientrare in servizio dopo la malattia L'attività sanitaria penitenziaria del medico e dell'infermiere è specifica e complessa, e non può essere paragonata a quella offerta nelle strutture sanitarie esterne poiché sono diverse le condizioni operative e la tipologia dei malati, e l'aver accomunato tali specificità, riteniamo sia stato irresponsabile poiché non si è pensato alle conseguenze che potrebbe provocare sia sul sistema penitenziario, che alla sicurezza della comunità".

"Nelle carceri pugliesi - dicono - quasi la metà della popolazione detenuta è affetta da varie patologie, dalla sieropositività, alle malattie infettive (persino alla tubercolosi), malattie psichiatriche ecc. ecc., come si potranno soddisfare tali esigenze? Lo sa il presidente Vendola così attento al problema delle carceri che se a un detenuto viene ritardata o non viene somministrata la terapia, anche poche gocce di antidolorifico o ansiolitico sfascia la cella e indirizza la sua rabbia contro il personale?".

"Lo sa il presidente Vendola che già adesso al carcere di Lecce con 1200 detenuti lavora con un solo infermiere, e questa emergenza che si sta estendendo anche agli altri penitenziari? In questo contesto potranno le Asl con i loro problemi strutturali, di bilancio, di conoscenze specifiche del sistema penitenziario, offrire un servizio migliore ai detenuti, tenendo presente che non stiamo parlando di Ospedali ma di Strutture carcerarie molto complesse e delicate. Il Sappe - scrivono - crede proprio di no, e il disorientamento e la grande preoccupazione che serpeggia presso le strutture Penitenziarie purtroppo, lo sta a dimostrare. Il Sappe ritiene che una fase transitoria, riguardo l'incompatibilità degli operatori sanitari, sia necessaria e indispensabile, al fine valutare e approfondire, con la massima serenità e serietà l'impatto che tale passaggio scatenerà nelle carceri pugliesi (e nazionali). Sarebbe una prima risposta alle preoccupazioni di tutti gli operatori penitenziari che prevedono il diffondersi di atti violenza e illegalità con gravi rischi per l'incolumità sia ai lavoratori penitenziari che ai detenuti, con risvolti preoccupanti anche per l'ordine e la sicurezza pubblica. Aspettiamo risposte presidente Vendola - concludono -, poiché sarebbe difficile trovare, poi, parole atte a giustificare le responsabilità per una possibile tragedia annunciata".

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