Cronaca

Santa Maria al Bagno ricorda il sacrificio di Palatucci

Inaugurata una via in onore del funzionario di polizia che a Fiume salvò la vita di 5.000 ebrei. Nella marina di Nardò, durabte la Grande Guerra, presente una comunità di rifugiati

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Santa Maria al Bagno, marina del Comune di Nardò, ha una nuova via. E' intitolata a Giovanni Palatucci, "giusto fra le nazioni". Palatucci nacque in provincia di Avellino il 31 maggio del 1909. Di ferma fede cattolica, dopo la laurea in giurisprudenza conseguita a Torino, formulò promessa di volontario vice commissario di pubblica sicurezza. Fu quindi trasferito presso la questura di Fiume, dove prima da commissario, poi da questore reggente, assunse la responsabilità dell'ufficio stranieri. Erano gli anni della Grande Guerra, venne a contatto con la drammatica situazione degli ebrei perseguitati dal regime.

Rifiutò da subito questo accanimento, in un periodo tristemente noto per le leggi razziali. E si rese artefice di atti eroici. Probabilmente furono circa 5.000 gli ebrei salvati grazie al suo intervento. Fra questi, anche una comunità stanziata a Santa Maria al Bagno. Attraverso una fitta rete di relazioni, che comprendeva uno zio vescovo, riuscì più volte a a mettere in salvo i fuggiaschi che dovevano essere consegnati alla Gestapo (la polizia nazista). Memorabile il marzo del '39, quando riuscì a far rifugiare 800 persone. E tantissime risultano le testimonianze a suo favore, da parte di ebrei di tutto il mondo. Quando venne scoperto dalla Gestapo, nel settembre del 1944 Palatucci fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Trieste. Il 22 ottobre fu trasferito a Dachau dove trovò la morte a pochi giorni dalla liberazione, a soli 36 anni, mitragliato.


Già lo scorso anno a Copertino s'inaugurò una via in onore di Palatucci. Ora, Nardò ha voluto fare altrettanto nella splendida cornice di Santa Maria al Bagno, che ospitò una comunità ebraica. Fra le autorità presenti, il questore Giorgio Manari, l'arcivescovo di Nardò Domenico Caliandro, il sottosegretario alla Giustizia Alberto Maritati, il sindaco di Nardò Antonio Vaglio. E soprattutto le scolaresche, che hanno potuto apprendere di questa storia lontana nel tempo, di valori umani universali, quali il rispetto dell'uomo e la fratellanza, fatti rispettare attraverso il sacrificio e lo sprezzo del pericolo e che sono chiamati a non dimenticare. Perché dalla conoscenza del passato dipende il futuro di un Paese.

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