“I soldi o bruciamo gli ulivi”: estorsione a De Picciotto, cinque arresti

L'imprenditore svizzero con interessi anche a Lecce (è fra l'altro azionista del club calcistico) vittima di alcuni soggetti dell'area di Bari. Ma dalla denuncia si è arrivati alle indagini e poi ai fermi. Volevano 50mila euro

Renè De Picciotto (foto Chilla).

FASANO – Tecnicamente la denuncia non l’ha presentata lui, ma chi ha ricevuto le richieste estorsive, l’amministratore unico dell’azienda agricola di cui è proprietario nella zona di Savelletri, agro di Fasano. Tuttavia, nel mirino c’era proprio Renè De Picciotto. “Dì allo svizzero di pagare”, dicevano dall’altro capo del telefono, con chiaro riferimento all’imprenditore 75enne, di nazionalità elvetica, anche se di chiara origine italiana, che in provincia di Brindisi ha voluto fare la sua dimora e che ha esteso i suoi affari anche a Lecce: quote del pacchetto azionario del club giallorosso e un resort di lusso in centro, fra i suoi investimenti più noti.   

In cinque sono finiti in arresto, dopo indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Brindisi, tutti residenti fra Bari e provincia. Giandonato Sciavocelli, 48enne di Bari, detto “Gennaro”, Michele Sciacovelli, 27enne di Bari, detto “Mirco”, Giuseppe Dell’Aglio, 46enne di Polignano a Mare, Laura Colapietro, 37enne di Polignano a Mare e Francesco Soloperto, 24enne di Bari. I primi tre sono finiti in carcere, gli altri due ai domiciliari.

Video | L'operazione dei carabinieri

L’operazione, che risale a ieri mattina, nasce da un’ordinanza emessa dal gip di Bari su richiesta della Procura. Tre da associare in carcere e due agli arresti domiciliari proprio sulla scorta delle indagini portate avanti dai militari, da settembre a dicembre dell’anno scorso. La denuncia per tentata estorsione, contro ignoti, è stata presentata il 14 settembre del 2019 dall’amministratore unico della società agricola del Brindisino, che agli investigatori ha spiegato di aver ricevuto una telefonata anonima da parte di uno sconosciuto, che lo aveva minacciato di distruggere con il fuoco gli ulivi dell’azienda e che avrebbero fatto del male ai suoi familiari se De Picciotto non avesse pagato 50mila euro. E c’è da dire che nell’azienda, solo qualche giorno prima, si era sviluppato un incendio che aveva riguardato tre alberi di ulivo secolari.

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Dopo quel primo contatto, ve n’erano stati altri, sempre telefonici e di analogo tenore il 20, il 26 e il 27 settembre e, ancora, il 2 e l’8 ottobre. Tramite varie attività, anche di tipo tecnico, i carabinieri hanno ricostruito la dinamica dell’estorsione commessa ai danni dell’imprenditore, che l’8 ottobre 2019 aveva visto la consegna del denaro richiesto. L’operazione aveva avuto luogo in una località di aperta campagna nella zona di Bari e nella circostanza due soggetti, poi identificatyi in Michele Sciacovelli e Francesco Soloperto, recatisi sul posto, erano stati costretti, a causa dell’intervento dei militari, ad abbandonare lo zaino contenente il denaro e l’autovettura,  riuscendo quindi a sottrarsi alla cattura,  fuggendo a piedi per i campi, ma venendo comunque poi recuperati dopo un paio d’ore da Giandonato Sciacovelli detto “Gennaro”.

Nella convinzione che lo zaino gettato durante la fuga fosse ancora ben nascosto sul luogo della fuga,  Giuseppe Dell’Aglio e la moglie Laura Colapietro, il 9 e il 10 ottobre 2019 (in questa data anche con Michele Sciacovelli), erano tornati sul posto alla sua ricerca e dei soldi contenuti all’interno, consentendo quindi agli investigatori l’identificazione completa di tutti i responsabili. Nel corso delle indagini, sono stati identificati tutti i componenti del gruppo criminale, facente capo a un noto pregiudicato dell’area metropolitana di Bari, si è riscontrato il possesso di armi da parte di uno degli indagati, che a dicembre del 2019, all’esito di una perquisizione locale, era stato tratto in arresto in flagranza di reato, per detenzione illegale di due pistole, poste sotto sequestro,, ed è stata perseguita anche la violazione della sorveglianza speciale di cui si era reso responsabile un altro indagato, nel dicembre 2019 arrestato in flagranza di reato.

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“Gli arresti sono la dimostrazione che le istituzioni raggiungono risultati efficaci quando possono lavorare in tranquillità e nel rispetto delle leggi e dei codici”, ha commentato il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria. “Faccio i complimenti ai carabinieri per l’operazione ed esprimo la mia vicinanza al dottore De Picciotto per il tentativo di estorsione che ha subito: gli imprenditori capaci, creatori di attività innovative e di lavoro, devono essere tutelati al meglio e sentirsi sicuri quando vengono ad investire da noi. Naturalmente – ha concluso -, spetterà ora alla magistratura accertare le responsabilità in sede di processo, ma questo primo risultato dà speranza a tutti di vederne presto altri, altrettanto attesi ed auspicati”. 

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“La notizia dell’arresto di una banda dedita ad estorsioni, a seguito della denuncia dell’imprenditore Renè de Picciotto, viene considerata con grande positività da Confindustria Brindisi”, commenta oggi Gabriele Menotti Lippolis, commissario degli industriali brindisini. “Notevoli-come sempre e quindi anche in questa circostanza- l’impegno e la capacità investigativa ed operativa dell’Arma dei carabinieri e della magistratura inquirente. Ribadiamo l’importanza e la positività di queste operazioni, tese al ripristino della legalità che, oltre ad essere di per sè un valore, è uno dei pre-requisiti fondamentali dello sviluppo socio-economico. Ci fa piacere evidenziare che Renè de Picciotto, l’imprenditore minacciato, è  associato a Confindustria Brindisi – conclude - ed è da noi molto apprezzato per la sua determinazione, che con grande inventiva e professionalità, lo ha portato a fare investimenti nel nostro territorio”.

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