Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Sbarchi, scacco ai trafficanti di vite: 18 indagati

Le indagini sono partite nell'estate scorsa, da Lecce dopo la ripresa di attività di sbarco di clandestini. Arresti eseguiti in tutta Italia dalla squadra mobile per bloccare una vasta organizzazione

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ROMA - E' una delle maggiori operazioni in assoluto contro il traffico di vite umane. Con diciotto ordinanze di custodia cautelari eseguite in queste ore in tutta Italia. Ed il lavoro delle squadre mobili della polizia di Stato (Lecce in testa, insieme a personale di Bologna, Ravenna, Milano, Roma, Bari, Brescia, Bergamo e Cremona) coordinate direttamente dalla Direzione nazionale antimafia.


L'aspetto che più colpisce: le indagini sono iniziate proprio nel Salento, il 30 agosto del 2010, quando furono arrestati tre cittadini georgiani ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, per aver favorito l'ingresso in Italia di extracomunitari di diversa nazionalità, fatti sbarcare a bordo di un motoveliero battente bandiera statunitense, sulle coste salentine (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=22489), a Porto Selvaggio, territorio di Nardò. Gli arresti per i nuovi indagati sono stati richiesti dal sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia Antonio Cataldi, con firma del gip del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

Gli sbarchi, un fenomeno in netta ripresa
La Puglia - in particolare le coste della provincia di Lecce -, è ritornata nell'occhio del ciclone, da circa un anno, proprio per il fenomeno degli sbarchi. Ondate provenienti dalla Grecia e dalla Turchia. Un fenomeno rinnovato nei modi. Non più carrette del mare stracolme di disperati e a rischio affondamento, ma potenti gommoni oceanici, se non addirittura lussuosi yacht presi in affitto dagli scafisti, con l'evidente tentativo di aggirare i controlli, spacciandosi per facoltosi amanti del mare. Non per questo, con meno rischi per il carico umano, spesso composto anche da donne e bambini.

Dentro le imbarcazioni, dalle trenta alle quarantacinque persone circa ad ogni viaggio. In particolare afgani, curdi, iraniani, iracheni. Negli ultimi periodi, vista la situazione particolare in cui versano le nazioni del Maghreb, anche libici e tunisini.

Tutte situazioni ben note. Sulle cronache locali, si scrive ormai da qualche tempo di approdi nel Capo di Leuca, a Otranto, fra le marine di Melendugno e Vernole, ma anche nelle zone di Torre San Giovanni e Porto Selvaggio, sulla costa jonica. Dunque, dietro di tutto vi sarebbe una vera e propria organizzazione, secondo quanto emerso nelle indagini del servizio centrale operativo e dalle squadre mobili di Lecce, Bologna e Ravenna, coordinate dalla Direzione nazionale antimafia e dalle procure di Bologna e Lecce. Gli indagati sono afgani, pachistani, indiani, rumeni. A tutti è stata contestata l'aggravante ad effetto speciale della partecipazione ad una associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Un'organizzazione ben ramificata
I clandestini erano spesso in pericolo di vita, e questo è stato sottolineato dagli stessi investigatori. Le cronache, d'altro canto, non mancano di raccontare anche di decessi avvenuti durante il trasporto, se non addirittura al momento dello sbarco. Basti ricordare, restando nel leccese, il drammatico approdo avvenuto a Gagliano del Capo all'alba del 14 dicembre del 2010: un morto, schiantato sugli scogli, e otto assiderati nel gelido mare invernale (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=24483). L'imbarcazione, aggirati i controlli in mezzo al mare, arrivò sparata in prossimità della scogliera.

Ma com'era strutturata l'organizzazione? I migranti erano radunati in particolare in Turchia, dove veniva organizzato il viaggio verso l'Italia. Gli extracomunitari venivano fatti sbarcare nelle province di Lecce, ma anche di Crotone, a mezzo di motobarche a vela o gommoni, provenienti dalla stessa Turchia o dalla Grecia.

Ma in Italia, vi erano quelle che vengono definite vere e proprie cellule, con altre mansioni. Gli extracomunitari, una volta sbarcati, erano infatti trasferiti a Crema, a Madignano (provincia di Crema) e a Covo (Bergamo), dove occupavano alcuni immobili in attesa di essere trasportati negli Stati del Nord Europa. Nel corso dell'attività di indagine i minuziosi servizi svolti hanno permesso di procedere altresì all'arresto in flagranza di reato di alcuni dei conducenti dei mezzi utilizzati per il trasferimento dei migranti verso i paesi del Nord Europa, identificati e bloccati dalla polizia italiana, francese, tedesca ed austriaca.

Nel corso della mattinata, tutta l'operazione sarà illustrata dal procuratore nazionale Piero Grasso, insieme a Cataldo Motta e Roberto Alfonso, procuratori capi a Lecce e Bologna, ed i dirigenti delle squadre mobili che hanno svolto l'inchiesta sul campo.

Gli indagati e i loro ruoli
Per ora in manette sono finiti: Nasrullah Khan, pakistano 29enne; Wakil Kharoti, afgano 31enne; Naresh Kumar, detto "Viki", indiano 31enne; Walayt Mohammad, detto "Chacha", pakistano 50enne; Mohammad Islam Shinvari, detto "Malek", afgano 38enne; Benipal Baljinder Singh, detto "Master", nato indiano 39enne; Jagraj Singh, detto "Benda", indiano 35enne; Sukhdeep Singh, detto "Sarpench", indiano 28enne. Sono ricercati altri dieci cittadini extracomunitari di nazionalità afghana e rumena.

In casa di Mohammad Shinvari, a Milano, la polizia ha sequestrato 20mila euro d un libro mastro, con la contabilità relativa ai ricavi del traffico dei clandestini. Sono anche stati delineati i ruoli dell'organizzazione. Se, come già detto, alcuni indagati radunavano i migranti in Turchia e organizzavano il viaggio in Italia, altri procuravano all'organizzazione i migranti che, provenendo dall'Afghanistan intendevano raggiungere la Germania e la Svezia, attraverso l'Italia. Altri ancora radunavano i nuovi arrivati in Italia e assicuravano il trasporto verso le destinazioni finali utilizzando anche immobili nella disponibilità dell'organizzazione. In attesa della seconda tappa del viaggio

Alcuni esponenti dell'organizzazione, operativi nel centro "Cara" di Bari, assicuravano la prosecuzione del trasferimento dei clandestini verso il nord Italia e in Europa. C'è poi un altro filone, quello romano. Alcuni fra gli indagati radunavano quelli che orbitavano attorno alla capitale, curandone il trasporto degli stessi verso il nord, insieme ad altri che, dopo essere sbarcati sulle coste del Salento e in Calabria, venivano concentrati presso i centri di accoglienza di Bari e di Crotone. Infine, altri indagati assicuravano il trasporto del clandestini verso la Francia e il Belgio avvalendosi di vari trasportatori.

Numerose le intercettazione telefoniche (ne sono state monitorate oltre 100), che hanno permesso di individuare l'esistenza del sodalizio. Sostanzialmente, l'indagine avrebbe accertato, dalle conversazioni captate, indicazioni fornite dai migranti trasportati in Italia e di alcuni indagati (scafisti arrestati in flagranza).

Attraverso l'analisi dei dati rilevati e memorizzati dal sistema Gps installato a bordo di alcune delle imbarcazioni sequestrate, s'è dunque scoperta l'esistenza di due rotte percorse dai trafficanti di persone.


Una riguardava il trasporto a bordo di potenti gommoni oceanici partenti dalla Grecia nord-occidentale (Lefkada, Corfù e Igoumenitsa) e guidati da scafisti greci o albanesi, l'altra riguardava il trasporto a bordo di yacht o imbarcazioni a vela di 40-50 piedi, partenti da porti meridionali della Turchia (Antalya, Bodrum, Izmir e Tekirdag) e guidati da scafisti turchi.

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