In 55 sulla costa, in fuga dall'Iraq: a bordo famiglie e anche un neonato

Intorno alle 8 del mattino lo sbarco a Otranto, con un natante di 12 metri. Tanti i bambini. L'intervento in mare della guardia costiera, poi il trasbordo verso il porto. Un caso sospetto di scabbia

OTRANTO – A bordo c’erano intere famiglie. Sei le donne, ben quindici i bambini. Fa questi, un neonato di appena trenta giorni. Ha affrontato inconsapevole un viaggio interminabile che dall’Iraq l’ha condotto sulle sponde italiane, passando valichi e solcando acque.

Gli sbarchi sulle coste del Salento non si fermano e forse non si fermeranno mai. Ogni tanto il fenomeno sembra subire una battuta d’arresto. Ma sono le condizioni meteo e altri fattori a dettare il ritmo e l’intensità dei viaggi. Troppo lucroso il giro d’affari per le organizzazioni criminali che gestiscono i traffici, perché possa subire reali battute d’arresto. E così, fin dagli ultimi giorni dell’anno, le navigazioni sono riprese con una certa insistenza. Tanto che oggi, intorno alle 8 del mattino, nel porto di Otranto, scortato dalle motovedette della guardia costiera, ha fatto ingresso una barca a vela di 12 metri.

A bordo c’erano ben cinquantacinque migranti, dichiaratisi in particolare di nazionalità irachena, ma anche pachistana e iraniana. La barca è stata notata in avvicinamento verso la costa salentina, era in avaria, a circa 1 miglio a Sud-Est di Porto Badisco. Ed è subito stata abbordata. Si tratta di una zona da sempre meta di gommoni e velieri, in partenza da isole greche o turche, con tutto il loro carico umano, composto a volte da interi nuclei famigliari. Proprio come oggi.

Sulla banchina, ad attendere i migranti, il personale della Croce rossa provinciale di Lecce e della Misericordia di Otranto per la prima assistenza. I migranti sono stati fatti scendere a terra, in attesa del trasporto presso il centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto, che ha smaltito i problemi di sovraffollamento dei giorni scorsi. Alle operazioni hanno partecipato anche la guardia di finanza, commissariato di Otranto e carabinieri dipendenti dalla compagnia di Maglie. Proprio questi hanno raccolto per primi la chiamata di soccorso, poi girata alla capitaneria di porto di Gallipoli (che ha coordinato le operazioni).

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Il neonato, con dissenteria, è stato trasportato nel reparto di Neonatologia, al “Vito Fazzi” di Lecce per un controllo. Fra gli adulti, un paio che presentavano sintomi di gastroenterite sono stati trattati sul posto. Vi è poi un caso sospetto di scabbia. Il caso è stato preso in consegna dai medici dell’Usmaf (Uffici di sanità marittima), coadiuvati dalla Croce rossa. Il pool antimmigrazione, nel frattempo, sta svolgendo le indagini per cercare di capire se fra i migranti si nascondano gli scafisti. Per l'ascolto, come sempre, ci si avvale dell'aiuto di un interprete. Al vaglio c'è in particolare la posizione di un cittadino russo.

All’alba del 31 gennaio si era verificato uno sbarco ancor più corposo. Ben 169 i migranti, che avevano raggiunto le coste di Marina Serra, nei pressi di Tricase. Si trovavano ammassati su una grossa nave di ferro che è andata a collidere sugli scogli.

Due episodi che suonano come sono importanti avvisaglie di una ripresa delle attività. Che corrono quasi parallele, anche se sotto la gestione di altri gruppi criminali, ai traffici di droga e armi. In questi casi, le rotte sono quelle che collegano la Puglia all’area balcanica. Anche questi “affari” hanno ripreso vita, nei primi giorni del nuovo anno. Lo attesta in modo chiaro il rinvenimento sulla costa della marina di Torre Specchia Ruggeri di ben 760 chilogrammi di marijuana.

Perché questi viaggi s’intensifichino puntualmente in determinati periodi dell’anno, segnati dalle festività, è presto detto. Le organizzazioni criminali sperano che i pattugliamenti delle forze in campo siano più blandi. In realtà, ormai da tempo è una strategia nota, tanto che proprio in questi periodi, nella “battaglia” marittima su più fronti, si svolgono controlli straordinari.  

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