Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Scacco al clan, trentaquattro in manette per traffico di droga

L'accusa: associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Molto estesa la rete, che operava tra il capoluogo e il basso Salento, con ramificazioni in tutta la Puglia e in Campania. Alcuni elementi del clan Tornese

Un momento della conferenza (servizio fotografico a cura di Antonio Quarta).

LECCE  - Fiaccata. Indebolita. Alla bestia anfibia della malavita locale, le forze dell'ordine hanno reciso una delle teste. Ne resta una parte sommersa, ma i trentaquattro arresti messi a segno all'alba di questa mattina, dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, hanno inferto un brutale colpo ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

Particolarmente estesa la rete, verticalizzata come una multinazionale, che operava tra il capoluogo e il basso Salento, con ramificazioni in tutta la Puglia, fino alla Campania. L'epicentro era a Monteroni di Lecce - che è valso alla complessa operazione il nome di "Valle della Cupa" - storico territorio del clan Tornese della Scu, al quale farebbero riferimento alcuni elementi dell'organizzazione. Per l'attività si è reso necessario anche l'intervento di una decina di compagnie dei carabinieri di tutta Italia, per raggiungere località come Assisi, Fidenza, Nocera Inferiore, Ginosa Marina, Torchiarolo, Santa Maria Capua Vetere, Martina Franca, Pisticci, Gioia del Colle, Francavilla Fontana, San Severo e Taranto.Il capitano Anrea Bettini-2

L'attività ha avuto inizio nel mese di ottobre del  2009 quando, a Tricase, i carabinieri della compagnia locale, coordinati dal capitano Andrea Bettini, hanno ascoltato alcuni tossicodipendenti della zona,  denunciando e arrestando nei mesi successivi alcuni spacciatori del Basso Salento, poi ricostruendo pian piano un fitto intreccio fatto di corrieri e piazzisti di eroina, in un complicato business irradiato fino alla provincia di Napoli. Con una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali i militari hanno cominciato a districare il groviglio di contatti tra gli appartenenti al gruppo, grazie alle indagini condotte dai colleghi del Nucleo investigativo leccese, diretti dal capitano Biagio Marro.

Alla base del sodalizio, una fitta rete di parentele e legami sentimentali che ne rafforzava il vincolo. Rilevante  la presenza femminile, nell'ambito del direttorio del gruppo, strutturato  a base familiare con relazioni spesso di natura sentimentale, che aveva come indiscusso leader Antonio Sileno, 51enne che ha già scontato una pena per omicidio ed è stato condannato a sette anni, con una sentenza non definitiva, nell'ambito dell'operazione "Affinity" del 2011, per reati relativi al traffico di stupefacenti.

Sono state emesse 37 ordinanze di custodia cautelare - 20 in carcere, 17  agli arresti domiciliari- dal gip del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia, su richiesta dei pubblici ministeri  della Direzione distrettuale antimafia della procura di Lecce, Giovanni De Palma e Guglielmo Cataldi, presente alla conferenza stampa indetta nel corso della mattinata. Altre 28 persone sono state deferite in stato di libertà.

La struttura del sodalizio criminale era composta da: Antonio Sileno, 50enne di Lecce; Carmela Sileno, 55enne di Lecce; Angela Colacicco, 37enne di Lecce; Giancarlo Sileno, 54enne di Lecce; Maurizio Mazzei, 54enne di Lecce; Mario Camassa, 65enne di Lecce; Gianluca Saponaro, 40enne di Monteroni di Lecce; Marco Saponaro, 36enne  di Lecce; Luana Monia Quarta, 41enne di San Cesario di Lecce; Roberto My, 35enne di Lecce; Francesco De Luca, 38enne di Lecce; Roberta Ventura, 23enne di Novoli; Antonio Protopapa, 35enne di Monteroni di Lecce; Rosanna Tornese, 38enne di Monteroni di Lecce; Stefano Bleve, 34enne di Alessano; Leonardo Marco Cacciatore, 26enne originario di Pisticci (Matera); Danilo Conte, 41enne di Cavallino; Roberto Corpus, 47enne di Lecce; Donato De Vitis, 51enne di Lecce; Oreste Gaballo, 34enne di Aradeo; Enrico Gallucci, 31enne di Lecce; Massimo Marti, 47enne di Lecce; Vincenzo Nezi, 31enne di Aradeo; Antonio Paladini, 43enne di Carmiano; Sergio Panarese, 28enne di Tricase; Donato Piero Pano, 30enne di Nardò; Alessio Peluso, 29enne di Tricase; Sandra Perrone, 47enne di Galatina; Alessandro Pezzuto, 31enne di Campi Salentina; Angela Protopapa, 40enne di Monteroni di Lecce; Nicola Luigi Russano, 21enne di Lecce; Colturo Zanzarella, 47enne di Cavallino; Gabriele Zocco, 30enne di Tricase e Loredana Paiano, 43enne di Maglie.

Nell'ambito dell'operazione è stata  arrestata in flagranza di reato, per possesso di stupefacenti, anche Marilena Tapperi, 22enne di Latiano, che però non rientra nell'ordinanza riguardante l'associazione. La ragazza è stata trovata in casa di Cacciatore durante il blitz.

Alla dipendenza di Antonio Sileno, vi erano la sorella Carmela e la compagna Angela Colacicco, incaricate di organizzare le attività. La distribuzione dello stupefacente era affidata al terzo dei fratelli di Sileno, Giancarlo e a Maurizio Mazzei. Oltre che alla stessa Carmela Sileno, assieme al compagno Mario Camassa. Fra i principali pusher di cui l’associazione si serviva per la vendita al dettaglio, previa disponibilità ad ingurgitare eventualmente le confezioni di eroina, figurano i fratelli Marco e Gianluca Saponaro con le rispettive ragazze, Luana Monia Quarta e Roberta Ventura. All'interno, infatti,  le esponenti delle  "quote rosa"  ricoprivano buona parte dei ruoli di spicco e di coordinamento. Si tratta di personaggi del nucleo storico di legami che si giocano sul filo dello spaccio di stupefacenti. Cellule della malavita locale alle quali, intorno alle cinque, all'alba di questa mattina, è saltato più di un ingranaggio. E l'aspetto che genera più di una riflessione non sta tanto nel quantitativo di eroina sequestrato -  che si aggira intorno ai 300 grammi, rinvenuti assieme ad alcune quantità di metadone, somme di denaro, bilancini di precisione, mdma- quanto all'organizzazione capillare del gruppo.

Nonostante il principale centro di approvvigionamento fosse presumibilmente il porto di Brindisi, l'organizzazione si sarebbe avvalsa, in più occasioni, di canali "di riserva", situati tra il tarantino e la provincia partenopea, nei momenti in cui si riteneva necessario far placare le acqueIl "minimo garantito" era la clausola dell'attività: l'acquisto minimo della dose, era di cinque grammi. Ma dalle confezioni rinvenute dagli inquirenti, parte dei quali nell'area condivisa di un condominio, è risultato che ogni dose fosse di 4,7 grammi. Segno evidente che al momento del confezionamento, gli affiliati dell'associazione facessero alcune "decurtazioni" a monte.Il procuratore  Motta e il colonnello Ferla-1-2

Le dichiarazioni rilasciate  dal procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, non lasciano dubbi: "Quella del traffico di stupefacenti costituisce una situazione endemica. Il mondo dell'eroina distrugge, coinvolge, affiata. Qui siamo di fronte ad un settore tradizionale, quello dell'eroina, che ri-diventa la droga di tutti. Tricase è stata la base di partenza di questa operazione, proseguita grazie alla collaborazione di tossicodipendenti che hanno fornito indizi utili, permettendo agli investigatori di spingersi più a nord, non senza difficoltà, fino al mercato di Monteroni di Lecce". Soddisfatto della pazienza dei pedinamenti e dell'attività condotta dai militari anche il colonnello Maurizio Ferla, a capo del comando provinciale dell'Arma: "Da alcuni soggetti fermati per spaccio "al dettaglio", si è riusciti a stanare un traffico, come quello dell'eroina, non più rintracciabile come un tempo. Il fatto di aver rinvenuto, in un palazzo, quasi un centinaio di grammi di sostanza non tagliata, offre certamente una nuova lettura, più completa, del fenomeno".


 

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