Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Presunto giro di usura a Monteroni, lascia il carcere l'imprenditore Domenico Giancane

Ha abbandonato l’istituto penitenziario di Borgo San Nicola, l’imprenditore edile 62enne, coinvolto in una vicenda relativa a presunti prestiti, concessi con tassi che avrebbero toccato persino il 120 per cento. Il Tribunale del riesame ha accolto la proposta avanzata dal legale dell’uomo

Il Tribunale di Lecce

LECCE – Ha lasciato il carcere l’imprenditore di Monteroni Domenico Giancane, coinvolto in un’inchiesta su un presunto giro di usura. Giancane era stato arrestato una prima volta alla fine dello scorso ottobre. Gli sviluppi nelle indagini avevano poi portato i carabinieri della compagnia di Lecce a raccogliere nuove prove e riscontri, testimonianze e acquisire dichiarazioni da altre vittime che dopo essersi fatte coraggio decidevano di collaborare. Per questo nei confronti dell’imprenditore, già in carcere, era stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare  dal gip  Ines Casciaro,  su richiesta del pm  Alesso Coccioli.

Il Tribunale del Riesame, accogliendo l’istanza presentata dal legale dell’uomo, l’avvocato Massimo Bellini, ha concesso a Giancane gli arresti domiciliari. Un’attenuazione della misura cautelare che aveva già trovato riscontro positivo nel pubblico ministero Alesso Coccioli, ma non nel gip Simona Panzera (che ha ereditato il fascicolo dalla collega Casciaro). Da qui il ricorso al Tribunale della libertà.

Le accuse contestate all’imprenditore edile sono di usura pluriaggravata continuata ed esercizio abusivo di attività finanziaria con un’intensa attività usuraria, in particolare nei confronti di un altro imprenditore edile monteronese. L’uomo ha presentato una denuncia dettagliata: i tassi di interesse a fronte di un prestito che aveva permesso all’uomo di portare avanti la sua azienda avrebbero toccato il 120 per cento annuo. In un momento di grande difficoltà la vittima avrebbe ceduto alle lusinghe di Giancane che si era offerto di aiutarlo “amichevolmente” sostituendosi, di fatto, alle banche.

Complessivamente si parla di operazioni usurarie per un valore di circa 150mila euro pagati dalla vittima che pur avendo ripianato il debito continuava a ricevere richieste. Un giro di denaro confermato dalla documentazione, tra assegni e cambiali, che i carabinieri hanno trovato in casa delle vittime, le stesse che Giancane avrebbe contattato per cercare di convincerle a non denunciarlo, inconsapevole del fatto che i suoi telefoni erano sotto controllo.

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