Cronaca Gallipoli

Scelta in modalità self service: il pane deve essere già imbustato ed etichettato

Chiuso il contenzioso aperto dal ricorso di una società contro un provvedimento di sospensione di Asl Lecce seguito a un'ispezione dei Nas in un supermercato di Gallipoli

GALLIPOLI - Non solo infondato nel merito, ma anche inammissibile. Il Consiglio di Stato, confermando sostanzialmente l'orientamento del Tar Puglia (sezione Lecce), ha respinto il ricorso di una società che aveva chiesto l'annullamento di un provvedimento di Asl Lecce, difesa in giudizio dagli avvocati Salvatore Nisi e Giorgio Selleri. 

La vicenda tra la sua origine in una ispezione dei Nas presso un supermercato di Gallipoli, nel gennaio del 2020, all'esito della quale viene sequestrato un quantitativo di 23 chilogrammi di pane precotto: i carabinieri avevano, infatti, notato che un cliente, dopo aver toccato vari pezzi di pane negli scaffali a cassetto, peraltro privo di guanti, ne aveva poi scelti e imbustati alcuni. 

Di conseguenza il Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria aveva disposto l'immediato stop alla vendita in modalità self service di pane e prodotti da forno sfusi per mancanza di vigilanza sulle procedure di acquisto da parte dei clienti e per assenza di preconfenzionamento di ciascuno pezzo, in violazione della disciplina per la vendita del pane precotto (surgelato e non). 

Ad aprile poi Asl aveva revocato il provvedimento, avendo constatato l'adeguamento da parte della società alla prescrizioni, come rilevato da un nuovo sopralluogo dei Nas, avvenuto il 21 febbraio. Nonostante ciò, la società a responsabilità limitata aveva proposto ricorso e istanza cautelare sia per la convinzione che il provvedimento di sospensione non fosse stato in realtà revocato, sia per l'interesse ad avere un pronunciamento sulla portata della legislazione in materia di igiene e sicurezza alimentare relativamente alla vendita self service del pane precotto, essendosi adeguata alle prescrizioni imposte per la semplice ragione di non voler patire ulteriori danni ,a rimanendo sicura del proprio operato. 

Nel secondo grado di giudizio la sezione terza del Consiglio di Stato ha ribadito l'infondatezza nel merito delle ragioni della parte ricorrente. In altre parole il pane deve sempre essere venduto già imbustato ed etichettato e non è ammissibile la prassi di far imbustare il pane direttamente dal cliente. Prioritaria è, infatti, la tutela dell'igiene e della sicurezza alimentare. Non solo: i giudici hanno aggiunto un ulteriore tassello, l'inammissibilità del ricorso ritenendo legittimamente revocato il provvedimento di Asl i cui effetti dunque, al momento della proposizione del ricorso al Tar, erano già venuti meno.

Con la sentenza del Consiglio di Stato le spese di giudizio, cui è stata condannata la società ricorrente, sono aumentate da tremila a cinquemila euro in applicazione del critierio della cosiddetta soccombenza virtuale. 

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