Cronaca

Scatto d’orgoglio dei lavoratori del credito. “Vicini alle persone, non siamo banchieri"

Lo sciopero degli impiegati di banca, indetto dai sindacati, ha raggiunto il 95 percento di adesione. "Soffriamo gli effetti della crisi e ci vogliono tagliare stipendi e diritti". Si lotta per ottenere il rinnovo del contratto nazionale di categoria e costruire un nuovo modello di banca

Un gruppo di bancari alla manifestazione di oggi.

LECCE – Esiste una differenza, al di la dei luoghi comuni, tra bancari e banchieri. Forse un abisso (spiegano i primi) di tipo economico, professionale e morale. Per ribadire la loro dignità di dipendenti al pari di tanti altri, ed il loro ruolo di servizio e difesa degli interessi della collettività, oggi i lavoratori del sistema del credito hanno incrociato le braccia per l’intera giornata. Ed hanno manifestato in quattro città italiane, compresa Lecce, affiancati dai tre sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) e dalle categorie Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Sinfub, Ugl, Uilca, Unisin.

Il primo motivo dello sciopero che, solo a Lecce, ha toccato un’adesione record del 95 percento è nella disdetta unilaterale, da parte dell’Abi (associazione bancaria italiana), del contratto collettivo nazionale di categoria e successiva disapplicazione a partire dal 1° aprile 2015. “In questo lasso di tempo noi dobbiamo scegliere tra due opzioni che rappresentano un vero ricatto – spiegano i sindacalisti-: accettare il peggioramento delle condizioni contrattuali ed economiche oppure procedere con la contrattazione di prossimità, diversificati in ogni azienda”. In altre parole, il management bancario starebbe procedendo tagliando meramente i costi rappresentati dal personale: ma si tratterebbe di una sforbiciata che “lungi dal garantire una maggiore produttività e redditività, ridurrà i diritti dei lavoratori ed i loro compensi”. Il tutto senza intaccare, denunciano loro, gli stipendi vertiginosi dei top manager: quei “banchieri” da cui vogliono prendere le distanze.

I lavoratori del credito, erroneamente assimilati ai banchieri, sono bersagliati dalle persone che li considerano dei privilegiati- spiegano i diretti interessati-. Ma a torto, perché un neo assunto arriva a guadagnare circa mille e due cento euro, né più né meno di tanti altri dipendenti pubblici o privati”.

Il paradosso è che queste persone, pur prestando servizio in un settore che ha rappresentato l’epicentro della crisi globale, non si sono ‘salvate’. Ma stanno accusando gli effetti del tracollo. “Noi lavoriamo a contatto con una vasta platea di persone ed abbiamo il polso del disagio sociale e degli effetti di questa crisi. Viviamo problemi analoghi perché non siamo numeri ma persone – aggiungono – con una propria storia ed una propria professionalità”.

Per scrollarsi di dosso l’etichetta di privilegiati, complici delle distorsioni del sistema economico, i dipendenti di banca intendono rivendicare la loro dignità. E proporre un nuovo modello di sviluppo del sistema bancario che sia realmente vicino alle esigenze di cittadini e imprese e che contribuisca alla crescita del Paese. A patto di cambiare rotta e puntare su investimenti ed innovazione, rinunciando ai inutili e controproducenti tagli lineari. Di stipendi e diritti.

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