Casarano-Taranto: gli scontri, lo striscione e le critiche mosse al giornale

Spiace non aver citato il bel gesto dei tifosi locali. I quali, peraltro, accusano gli avversari di aver avviato l'aggressione

CASARANO – Un articolo di poche righe (questo), scritto stando a distanza, non potendo respirare in maniera diretta l’aria che tira e osservare da vicino magari non tutti, ma almeno una parte degli episodi che compongono un fatto di cronaca, non potrà mai essere perfetto. E’ ovvio. E’ il problema dei piccolo giornali, come il nostro. Si fa quel che si può, con le risorse di cui si dispone. E non sempre le ciambelle riescono col buco.

Nel caso delle ricostruzioni che riguardano scontri fra tifoserie, poi, il lavoro diviene ancora più arduo. Le dinamiche sono troppo fluide, i punti di vista spesso diametralmente opposti: per Tizio ha iniziato Caio, per Caio è stato Sempronio, per Sempronio hanno iniziato tutti e due, ma lui non c’entra. Fermo restando che sarebbe meglio se nessuno iniziasse nulla, quando si parla di violenza.

Molte critiche sono piovute sulla ricostruzione svolta ieri circa i fatti che hanno preceduto la seconda giornata di serie D, a Casarano, dove il Taranto è passato di misura. E facciamo sicuramente ammenda, per non aver citato lo striscione che i sostenitori casaranesi hanno esposto nel corso della gara. E’ una cosa di cui ci spiace profondamente, un’omissione non certo voluta, ma che ci imbarazza. Non abbiamo alcun problema nello scusarci per questa leggerezza.

Circa le ricostruzioni sugli scontri, invece, non possiamo che basarci, oggi, su quanto leggiamo in giro. Diversi casaranesi, non solo contattandoci in privato, ma anche pubblicamente (e i messaggi sono visibili sui social), hanno accusato i tarantini (quantomeno, una frangia più calda) di essere arrivati a Casarano in assetto da guerriglia, con la sola intenzione di provocare danni fuori e dentro lo stadio “Capozza”. Morale: più di qualcuno fra i locali avrebbe “risposto” a un’aggressione. In via Matino, l’atto più vistoso, la sassaiola, con intervento in massa delle forze dell’ordine.

Ovviamente, su quello che è successo vi sono indagini in corso e non saremo certo noi a stabilire chi abbia iniziato e su chi debbano ricadere le colpe. A noi premeva soltanto, oggi, rimediare allo scivolone iniziale, non avendo citato quello striscione ("I bambini di Taranto vogliono vivere"), atto meritevole e non certo scontato di solidarietà che fa leva sulla tragedia di una città sepolta dall'inquinamento, e raccontare ciò che è di pubblico dominio, ovvero, che vi sono malumori, oggi, a Casarano, dove qualcuno parla di una gestione non perfetta della situazione, di tensione preventivabile e si avanzano accuse alle frange più facinorose dei tifosi ospiti di aver organizzato una sorta di spedizione che con il tifo ha poco a che vedere.

Quanto alle offese, quelle che trascendono il diritto di critica, che puntualmente abbiamo ricevuto, non crediamo di dover replicare più di tanto. Chi le proferisce, in fin dei conti, descrive semplicemente se stesso come in uno specchio, la sua grave incapacità di avviare un dibattito, anche dal tono polemico – perché no-, senza rinunciare all’insulto gratuito. Ergo, fa sfoggio della sua stessa pochezza. E non occorre aggiungere altro. Questa rettifica, se vogliamo chiamarla così, o integrazione, la dovevamo a noi stessi, alla verità oggettiva di almeno una parte dei fatti, a quanti, con toni magari fermi, ma comunque civili, ci hanno mosso un rimprovero.   

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