Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Scorrano

Operazione Tornado, definitive le condanne per “Padreterno” e i suoi sodali

Solo un annullamento con rinvio. Per il resto, rigettati o ritenuti inammissibili i ricorsi presentati dagli imputati che si sono rivolti alla Cassazione. Il gruppo, con sede a Scorrano, egemone sull'area Magliese

LECCE – Un solo annullamento con rinvio per un nuovo giudizio presso un’altra sezione della Corte d’appello di Lecce, nei confronti di Massimiliano Filippo, 44enne di Scorrano, che in appello aveva subito una condanna a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni. Per il resto, con il pronunciamento della Cassazione, diventano definitivi i verdetti a carico di tutti gli altri imputati nel processo nato dall’operazione “Tornado”, incentrata sulle attività criminali nell’area di Maglie e Otranto, con epicentro a Scorrano del gruppo guidato da Giuseppe Amato, alias “Padreterno”.

Proprio nel caso di Amato, 65 anni, di Scorrano, i giudici hanno rigettato il ricorso. Definitiva, dunque, la condanna a 14 anni e 2 mesi. Stessa sorte per il figlio Francesco, di 30 anni, al quale in appello erano stati inflitti 15 anni e 4 mesi (entrambi, peraltro, con sconti consistenti rispetto al verdetto di primo grado). Gli altri rigetti hanno riguardato Salvatore Maraschio, 27 anni, di Maglie (14 anni e 8 mesi la pena), e Donato Mega, 39 anni, di Scorrano (4 anni, 5 mesi, 10 giorni). Per tutti, condanna al pagamento delle spese processuali.

Allo stesso modo, i giudici della Suprema corte hanno ritenuto inammissibili i ricorsi presentati da altri imputati. Si tratta di Andrea Carrisi, 32 anni, di Botrugno (4 anni, 5 mesi e 10 giorni); Marco De Vitis, 45 anni, di Ruffano (1 anno e 6 mesi, più 6mila euro di multa); Gianpiero Gallone, 30 anni, di Scorrano (6 anni e 10 mesi); Giuseppe Grasso, 52 anni, di Lecce (3 anni, più 9mila euro di multa); Hamid Hakim, marocchino di 31 anni, residente a Madone, in provincia di Bergamo (4 anni, più 18mila euro di multa); Giorgio Piccinno, 32 anni, di Maglie (3 anni e 4 mesi, più 10mila euro di multa); Luigi Rausa, 47 anni, di Scorrano (7 anni); Salvatore Rausa, 33 anni, di Scorrano (7 anni e 2 mesi); Luca Rosato, 26 anni, di Scorrano (4 anni, 7 mesi e 10 giorni); Franco Tamborino Frisari, 41 anni, di Maglie (3 anni, più 3mila e 200 euro di multa, in continuazione a una precedente condanna); Giovanni Verardi, 53 anni, di Maglie (3 anni e 9.334 euro di multa); Matteo Zezza, 28 anni, di Scorrano (8 mesi, col beneficio della pena sospesa). Tutti condannati alle spese processuali e a 3mila euro ciascuno in favore della cassa ammende.  

Il boss e il figlio

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Maglie a partire dal settembre del 2017, mise a nudo un sodalizio agguerrito, per quanto ancora emergente, con connessioni anche con altri influenti sodalizi mafiosi del Salento.

Leader del gruppo, secondo gli inquirenti, Giuseppe Amato, legato a una figura storica della Scu, Corrado Cucurachi, detto “Giaguaro”, quest’ultimo a sua volta ricollegabile al clan Tornese di Monteroni di Lecce. Ma non solo. Di rilievo sarebbe stato anche il ruolo del figlio di Giuseppe Amato, Francesco, il quale avrebbe funto da punto di riferimento di un reticolo associativo composto da diversi giovani elementi che si muovevano secondo le sue direttive.

Droga, estorsioni, intimidazioni

Caratterizzato dalla forza di intimidazione dei suoi appartenenti e facendo quindi leva su assoggettamento e omertà, il gruppo sarebbe stato attivo soprattutto nel lucroso e intramontabile traffico di sostanze stupefacenti. Uno dei canali di approvvigionamento della cocaina sarebbe stato individuato dal gruppo nel succitato marocchino residente in provincia di Bergamo. Ma non solo. Il clan si sarebbe rifornito anche dai più consueti canali locali, grazie a contatti con soggetti del Leccese e del circondario di Casarano.

Violenza fisica, minacce con armi e attentati dinamitardi non sarebbero mancati. Tutto, purché il sodalizio imponesse la propria presenza sul territorio, arrivando anche estorcere somme di denaro a titolari di esercizi pubblici, così come a punire sia sodali ritenuti responsabili di comportamenti “non in linea” con le disposizioni del capo, sia rivali in grado di mettere in discussione il dominio del clan nei territori di riferimento. D’altro canto, non sarebbe mancata la disponibilità di armi. Nel corso delle indagini furono sequestrati, in quattordici perquisizioni differenti, 4 chili e 850 grammi di sostanza stupefacente fra cocaina, marijuana, hashish e Mdma.

La politica

Al clan comandato da “Padreterno”, gli inquirenti avevano attribuito anche la capacità di infiltrarsi nel tessuto politico-amministrativo locale. Nell’inchiesta era finito l’allora sindaco di Scorrano, Guido Nicola Stefanelli, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Era stato accusato di aver promesso agli appartenenti al sodalizio l’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici, ottenendo quale contropartita il sostegno nelle competizioni elettorali alle quali era interessato. Ma le accuse, in questo caso, non hanno retto, tanto che la figura di Stefanelli è uscita di scena con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste” fin dal primo grado di giudizio 

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