Guerra di mala, svolta nelle indagini: eseguiti 14 fermi nella notte

L'inchiesta ha ricostruito la rinascita del gruppo guidato da Tommaso Montedoro e gli agguati compiuti a fine 2016 a Casarano

L'auto di Luigi Spennato crivellata di colpi.

LECCE – Questa è una storia fatta di sangue e affari illeciti, scritta secondo le regole delle logiche criminali. Una storia che affonda nel passato per riemergere nei giorni nostri, portando con sé una spirale di morte e ferocia. Bisogna tornare indietro al 2006, nell’Italia travolta dalle emozioni e dagli scandali del calcio. Da circa un anno e mezzo i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce danno la caccia ai latitanti Tommaso Montedoro e Augustino Potenza. Entrambi sono sfuggiti, il 23 luglio del 2005, al blitz antimafia (la cosiddetta operazione Bullone) scaturito dalle dichiarazioni del boss brindisino Vito Di Emidio, divenuto poi collaboratore di giustizia pochi giorni dopo l'arresto. Il primo viene arrestato il 22 febbraio, dopo uno spericolato inseguimento, il secondo il 23 ottobre mentre sta ritirando, a bordo di una moto rubata, oltre 100mila euro. Per i due luogotenenti di “bullone” ci saranno poi alterne vicende giudiziarie, tra processi, condanne e assoluzioni.

Da quegli arresti ai giorni nostri trascorrono dieci anni, in cui si crea, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, una diarchia criminale retta proprio da Potenza e Montedoro, che si spartiscono potere e affari illeciti. Poi quel legame si spezza. Sono proprio gli affari, in particolare la lotta per il controllo del traffico illecito degli stupefacenti, a portare alla riorganizzazione del sodalizio mafioso diretto da Tommaso Montedoro, operante a Casarano e nei comuni limitrofi, e alla scissione con il gruppo guidato da Augustino Potenza. Una scissione che sfocia nella nuova guerra che ha insanguinato le strade di Casarano sul finire del 2016.

Augustino Potenza, 42 anni, muore assassinato nel parcheggio di un centro commerciale di Casarano il 26 ottobre scorso. Circa un mese dopo, il 28 novembre, un nuovo agguato: Luigi Spennato, 41enne di Casarano, è gravemente ferito a colpi di pistola e kalashnikov in via Madonna della Campana (nei pressi dell’abitazione della famiglia). Un delitto mancato solo per un evento fortuito e scaturito, ritengono gli investigatori, dalla volontà di Spennato di rimanere fedele a Potenza.

Video: la colonna di auto verso il carcere

IL GRUPPO VOLEVA UCCIDERE ANCORA

Da lì si dipana il complesso e incessante lavoro investigativo dei carabinieri del Comando provinciale di Lecce con la guida della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Il blitz della scorsa notte è solo l’ultimo atto: sono 14 i fermi di indiziato di delitto eseguiti per associazione mafiosa, tentato omicidio aggravato, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi, ricettazione e furto aggravato. Fermi eseguiti per sventare il progetto di un altro omicidio quello di Ivan Caraccio, reo di non aver rispettato la regola fondamentale del silenzio, svelando le dinamiche interne all’associazione mafiosa, non rispondendo quindi alle aspettative del capo e pertanto ritenuto non all’altezza dei compiti assegnati. Caraccio, membro del gruppo e stretto collaboratore di Antonio Andrea Del Genio, attivo soprattutto nello spaccio di “piazza” con Andrea Cecere, già sottoposto ad intercettazioni telefoniche, è stato identificato a seguito di precisi riferimenti fatti dagli interlocutori nel corso delle telefonate intercettate. Gli associati, ricevuto il placet del capo Montedoro, decidono di farlo sparire. Doveva essere una lupara bianca, per evitare ulteriore allarme sociale e quindi attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. Un progetto già pianificato in ogni dettaglio, sventato dall’arresto eseguito dai carabinieri lo scorso 18 maggio, quando Caraccio è fermato con della cocaina. Un arresto che avrebbe potuto compromettere le indagini ma che è servito a salvargli la vita. Nel corso delle operazioni di fermo, sono stati sequestrati oltre 40mila euro in contanti, tutti in tagli di 50, 100 e 200 euro e materiale d’interesse per le indagini.

Gli arrestati sono: Tommaso Montedoro, 41enne di Casarano, di fatto agli arresti domiciliari a Vezzano Ligure (La Spezia); Damiano Cosimo Autunno, 51enne di Parabita; Sabin Braho, 34enne, albanese di Durazzo, ma residente a Brindisi; Ivan Caraccio, 30enne di Casarano, già detenuto presso la casa circondariale di Lecce; Andrea Cecere, 37enne di Nardò; Giuseppe Corrado, 45enne di Ruffano; Salvatore Carmelo Crusafio, 41enne residente a Matino; Luca Del Genio, 26enne di Casarano; Antonio Andrea Del Genio, 31enne d Casarano; Eros Fasano, 53enne di Alliste; Domiria Lucia Marsano, 40enne residente a Lecce, già sottoposta alla misura alternativa dell’affidamento in prova; Marco Petracca, 40enne di Casarano; Maurizio Provenzano, 46enne di Lecce, ma domiciliato nel rione Castromediano di Cavallino; Lucio Sarcinella, 21enne di  Casarano.

Video: perquisizioni sequestri nella notte 

LE INDAGINI

L’attività tecnico-investigativa ha consentito di documentare le attività del clan al cui vertice gli inquirenti collocano Tommaso Montedoro, promotore di un sodalizio criminale operante su Casarano e comuni limitrofi, il quale si avvale di un “quadro direttivo” composto da Damiano Cosimo Autunno, Giuseppe Corrado e Luca Del Genio. I primi due sono ritenuti storici sodali del capoclan, l’ultimo un soggetto emergente nel panorama criminale locale.

Le fonti di prova principali dell’attività investigativa sono costituite dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, supportate nei limiti in cui è stato possibile (data la capacità di controllo del territorio e la scaltrezza dei sodali), dai riscontri in loco effettuati dagli uomini del Nucleo investigativo, che hanno avuto la possibilità di ascoltare una ingente quantità di conversazioni per un periodo consistente, tanto da maturare, da un lato, estrema familiarità con le voci degli interlocutori, e dall’altro, di comprenderne l’oggetto, in modo da delineare con precisione e dovizia di particolari gli argomenti trattati e ripresi nel corso dei dialoghi, riuscendo così a collegarli a fatti concreti e reali. In particolare, l’ascolto globale delle conversazioni, anche nelle parti non strettamente attinenti ai fatti, così come avviene nel linguaggio corrente, ha permesso di identificare senza ombra di dubbio gli interlocutori, nonché i riferimenti a persone, fatti e singoli episodi.

Principale attività del sodalizio il traffico degli stupefacenti, in particolare eroina e cocaina, autentica fonte di reddito del gruppo, con capacità di movimentazione di alcuni chilogrammi di stupefacente alla settimana. In tale contesto, di particolare rilevanza l’asse Casarano-Lecce, attraverso Luca Del Genio e Maurizio Provenzano, il quale ha evidenziato notevoli capacità autonome nel traffico, anche avvalendosi di emissari albanesi. I proventi delle attività illecite erano di sovente reimpiegati per avviare lecite attività imprenditoriali. In tale particolare ruolo, si è distinto Marco Petracca, insospettabile incensurato gestore di una rivendita Outlet di abbigliamento, di fatto cassiere del gruppo criminale e naturale referente di Montedoro, in via esclusiva.

Le attività hanno documentato, inoltre a conferma dell’organizzazione militare del gruppo, la notevole disponibilità di armi e la capacità di pianificare ed eseguire operazioni strutturate; quali l’assalto consumato a uno sportello Bancomat e altri tentati, oltreché analoghi propositi criminali da consumarsi in Liguria, attuale luogo di detenzione del capo, egli stesso promotore delle azioni.

LA FORZA DI INTIMIDAZIONE E LE GERARCHIE ALL’INTERNO DEL GRUPPO

Malgrado ai domiciliari Montedoro, noto e temuto in passato per la particolare spregiudicatezza criminale, ha assunto sin da subito la direzione della compagine mafiosa casaranese gestendo, tra l’altro, il traffico di sostanze stupefacenti imponendo, dopo la morte di Potenza, il monopolio sul territorio. Montedoro ha potuto disporre di un piccolo esercito di giovani “soldati” forti della compattezza del gruppo e disposti a qualsiasi azione , anche la più spregiudicata e violenta, pur di raggiungere lo scopo. L’esistenza della componente direttiva dell’associazione mafiosa è stata documentata da servizi mirati di osservazione, già a partire dal mese di gennaio 2017. Emerge come gli associati si riuniscano a rotazione in località prestabilite e senza preventivo contatto telefonico, stratagemma utilizzato per evitare di svelare l’esistenza del vincolo ed eludere eventuali attività tecniche. La scelta dei luoghi è ricaduta prevalentemente su aree rurali isolate ricadenti negli agri di Supersano e Casarano. Non da meno, nell’esame dell’odierna vicenda assumono rilievo le dinamiche tipiche dell’associazione mafiosa: la gerarchia interna, la cassa comune, l’assistenza agli affiliati e alle loro famiglie, il forte vincolo di omertà, il sistema delle sanzioni, la segretezza delle comunicazioni, la forza di intimidazione e controllo del territorio, il reimpiego dei capitali illeciti attraverso l’acquisizione di attività di facciata.

IL TENTATO OMICIDIO DI SPENNATO

20170530_114328-01-2Dopo l’omicidio Potenza, la vera svolta nelle indagini è arrivata con il tentato omicidio di Luigi Spennato, avvenuto circa un mese dopo dal primo fatto di sangue. La volontà omicida determinata e spietata si è manifestata ancora una volta nelle modalità esecutive: un commando formato da 2/3 perone che hanno utilizzato 2 distinti fucili mitragliatori Kalashnikov e una mitraglietta Sten. Le prime acquisizioni sulla scena del delitto hanno da subito indicato i cugini Del Genio presenti sulla scena del crimine. Su entrambi, infatti, sono state rinvenute particelle provenienti dall’esplosione di quelle specifiche cartucce; anche l’auto con la quale sono stati poco dopo individuati recava le stesse tracce. Nel corso dell’interrogatorio con il magistrato, inoltre, Andrea Del Genio si è opposto al prelievo.

Le operazioni sono state esguite comunque sugli abiti indossati, fornendo riscontro positivo. Fondamentali poi si sono rivelate alcune acquisizioni testimoniali assunte nell’immediatezza dei fatti da soggetti che avevano raccolto le prime indicazioni proprio della vittima. A questa prima ricostruzione, si è aggiunto lo strutturato complesso probatorio acquisito nel corso dell’attività tecnica, laddove appare inconfutabile la regia di Montedoro che, in una conversazione con Luca Del Genio racconta i dettagli del tentato omicidio, raccomandando ai suoi sodali di non commettere gli stessi errori del passato per eliminare Caraccio, personaggio perfettamente inserito nell’associazione e tra gli odierni fermati benché già detenuto poiché recentemente tratto in arresto, ma ritenuto inaffidabile per via delle sue esuberanze personali, anche in considerazione della sua completa conoscenza delle dinamiche del gruppo.

L’indagine ha consentito di documentare con dovizia di particolari come il gruppo mafioso di Casarano smisti ingenti quantitativi di stupefacente nel capoluogo salentino, tramite l’opera di Maurizio Provenzano, noto pregiudicato leccese, identificato con certezza a seguito di mirati servizi di osservazione. Provenzano avrebbe avuto un ruolo di broker, acquisendo lo stupefacente dalla compagine mafiosa casaranese per immetterlo successivamente sulla piazza di Lecce grazie ad una sua rete autonoma di spacciatori, tra cui emerge Domiria Marsano. Gli incontri d’affari con Luca Del Genio avvenivano in un box, di volta in volta programmati, senza alcun tipo di comunicazione telefonica preventiva. Il Provenzano, inoltre, con autonoma capacità gestiva anche un traffico di stupefacenti con alcuni contatti albanesi Sabin Braho e Eljos Fasku, arrestato in flagranza di reato con 2,6 chili di eroina.

GLI ASSALTI AI BANCOMAT

Nelle indagini è anche emersa la figura di Lucio Sarcinella, “migrato” dal gruppo facente capo a Potenza a quello riconducibile a Montedoro, protagonista di azioni cruente in danno di istituti di credito, potendo contare sulla ingente disponibilità di armi. Le indagini hanno documentato che Sarcinella era in frequente contatto con Luigi Calabrese e Salvatore Carmelo Crusafio. Calabrese era stato arrestato perché trovato in possesso delle armi del gruppo. Sarcinella, Crusafio e Fasano hanno continuato ad agire. Tra i colpi la spaccata avvenuta il 18 marzo 2017 presso la filiale della Banca Popolare Pugliese di Tuglie e il tentativo avvenuto a Matino, il 27 aprile scorso presso la postazione bancomat del medesimo istituto di credito.

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