Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Confiscati i beni di "Lucio della tigre" per 1,5 milioni di euro

Il provvedimento emesso dalla prima sezione penale del Tribunale di Lecce, dopo una proposta del procuratore capo Motta. Vetrugno assassinato nel dicembre del 2010, ma su di lui già si erano posati gli occhi della Dia

 

MONTERONI DI LECCE – Dopo il sequestro, scatta il provvedimento di confisca per i beni di proprietà di Lucio Vetrugno, assassinato a 55 anni con un colpo di pistola il 22 dicembre dello scorso anno, nei pressi de “La Tenente”, la sua masseria che sorge nelle campagne fra Monteroni di Lecce e Copertino.

Sull’omicidio di Vetrugno, già condannato per associazione di tipo mafioso per aver fatto parte del clan Tornese, la cui egemonia fra Monteroni e dintorni è riconosciuta, ancora permane un velo di mistero. Le indagini sul caso sono affidate ai carabinieri del nucleo investigativo di Lecce, ma, intanto, su di lui, prima ancora che morisse, si erano già posati gli occhi della Direzione investigativa antimafia, che sta dunque proseguendo nel proprio, distinto, iter investigativo.

tenente-2Il provvedimento di confisca segue quello di sequestro notificato agli eredi dell’uomo nel febbraio scorso, ed è stato emesso dalla prima sezione penale del Tribunale di Lecce, dopo una proposta di misura patrimoniale avanzata dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, a conclusione indagini patrimoniali svolte dalla Dia di Lecce.

Secondo gli investigatori della sezione operativa salentina, vi sarebbe una manifesta sproporzione tra i redditi dichiarati a suo tempo da Vetrugno ed il patrimonio a lui riconducibile, costituito da due bar-discoteca, due sale giochi, due abitazioni, due masserie, 4 ettari di terreni, 300 capi di bestiame.

Tra i beni confiscati figura anche una tigre di circa sedici anni, allevata nella masseria del 55enne monteronese che, negli ambienti, non a caso era noto anche con il soprannome di Lucio della tigre. Il valore complessivo del patrimonio confiscato ammonta ad oltre 1,5 milioni di euro

“I risultati di questa indagine – spiega il colonnello Francesco Mazzotta – testimoniano l’attenzione della Dia all’aggressione dei patrimoni illeciti e l’efficacia delle misure di prevenzione patrimoniali nel contrasto alla criminalità organizzata”.

“Misure che – prosegue l’ufficiale della Dia –, prescindendo dalla condanna, sono legate all'indizio della pericolosità sociale di un soggetto in “odore” di mafia: se si possiede ricchezza ingiustificata allora si viene colpiti proprio in questa ricchezza ingiustificata”. La confisca, infatti, ha una duplice efficacia: “Non solo funge da deterrente, in quanto la possibilità di subire la confisca delle ricchezze illecitamente acquisite opera come fattore che dissuade dalla realizzazione dell’attività delinquenziale destinata a produrle, ma sottrae definitivamente i beni al circuito economico di origine per inserirli in un altro circuito economico esente da condizionamenti criminali”.

"Con la nuova normativa (che ha consentito l'ampliamento dei soggetti destinatari delle misure di prevenzione, l'indizio di pericolosità sociale ravvisabile anche ad un periodo successivo a quello della pena già scontata, l'applicazione della confisca anche agli eredi di chi muore prima o durante l'avvio del procedimento penale) - conclude Mazzotta - le misure di prevenzione hanno dato dimostrazione agli appartenenti alla criminalità organizzata che il delitto non paga".

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