Sedici anni fa la scomparsa di Roberta Martucci. Una storia piena di misteri

Sono trascorsi 16 anni dalla scomparsa di Roberta Martucci, la ragazza svanita nel nulla la sera del 20 agosto 1999. Uno dei casi irrisolti, denso di misteri e verità taciute, che hanno segnato e continuano a segnare la storia del Salento. L'associazione Penelope invierà tutti i fascicoli dei casi archiviati al commissario straordinario per le persone scomparse

LECCE – Sono trascorsi sedici anni dalla scomparsa di Roberta Martucci, la ragazza svanita nel nulla la sera del 20 agosto 1999. Uno dei casi irrisolti, denso di misteri e verità taciute, che hanno segnato e continuano a segnare la storia del Salento. Nei mesi scorsi il gip Antonia Martalò ha accolto, nonostante l’opposizione del legale della famiglia dello scomparso, l’avvocato avvocato Maria Grazia Stigliano, la richiesta di archiviazione del procedimento formulata dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce Elsa Valeria Mignone. Per l’avvocato Stigliano, legale della famiglia, “bisogna attendere eventi nuovi per la riapertura delle indagini”.

Il Salento resta “terra di misteri” per Antonio Maria La Scala, presidente dell’associazione Penelope Italia da anni accanto ai famigliari e agli amici delle persone scomparse, a breve l’associazione Penelope Puglia “invierà tutti i fascicoli dei casi archiviati nella nostra regione all’ufficio del commissario straordinario di Governo per le persone scomparse, al fine di una più attenta analisi”. Nel giorno della ricorrenza della scomparsa di Roberta Martucci anche il ricordo di Mauro Romano, il bambino di Racale di 6 anni scomparso il 21 giugno del 1977, anche per lui l’archiviazione del fascicolo dalla stessa Procura salentina.

E’ una serata calda e profumata quella del 20 agosto 1999, con il sapore dolce delle giornate estive, cariche di promesse e di avventure. Sono passate da pochi minuti le 20 quando Roberta Martucci, operatrice in un centro sociale per anziani, esce di casa a Torre San Giovanni, e si dirige, a bordo della Fiat Uno della madre, verso Gallipoli. Roberta, 28 anni, capelli castani e sorriso ammaliante, occhi profondi e viso dolce, ha appuntamento con un’amica nella “città bella”. Durante il tragitto risponde al cellulare, e pronuncia solo due semplici parole: “Sto arrivando”.  Parole che la sorella, che si trova in macchina con lei e cui Roberta sta dando un passaggio, sente chiaramente. A quell’appuntamento, però, la 28enne non arriverà mai.

La storia di Roberta Martucci si interrompe in una sera di fine agosto, inghiottita da un buco nero fatto di mistero e angoscia. La giovane donna, che al momento della scomparsa indossava una gonna nera a fiori, delle scarpe con il tacco alto e un giubbino grigio, era uscita per andare a una festa. L’amica avrebbe atteso invano l’arrivo della ragazza, provando più volte a contattarla sul cellulare, che sarebbe risultato sempre spento. Verso le 23, esasperata, le avrebbe inviato un messaggio sms in cui le diceva: “Roberta per favore non fare scherzi. Chiamami”.

In quella notte di misteri, paura e angoscia, la madre della ragazza scomparsa, Concetta Nuzzo, attende che la figlia torni a casa o si metta in contatto con lei. Lunghe ore di inquietudine e dolore. Poco dopo le 3, sempre più preoccupata, la donna compone il numero della figlia: tre squilli riecheggiano nella notte buia di Torre San Giovanni. Poi, più nulla. Bisogna attendere quarantotto ore, come previsto dalla legge, per denunciare la scomparsa della 28enne. La ragazza sembra essere svanita nel nulla. Di lei i carabinieri non trovano nessuna traccia, sino alla mattina del 24 agosto quando la Fiat Uno bianca di Roberta, targata AF717BZ, è rinvenuta a Gallipoli, in via Genova. Non si sa chi l'abbia portata lì, né da quanto tempo. All'interno c'era solo un indumento della Martucci. Il proprietario del bar che si trova davanti al luogo in cui l’auto è parcheggiata, racconta ai militari dell’Arma di essere sicuro che il giorno prima l'auto non era lì. Il primo di una lunga serie di misteri che accompagnano la storia della scomparsa di Roberta. In un’agenda della ragazza, i carabinieri trovano un biglietto con l'indicazione di giorni e orari in cui poter chiamare e la scritta in stenografia: “Ti amo mio dolce amore”.

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Tre anni dopo, una lettera anonima (con timbro postale di Bari), inviata alla signora Nuzzo, riaccende il mistero sulla scomparsa: “Se volete la verità cercatela a Gallipoli  tra le amiche. Non posso dire altro”. Ruota attorno alle due amiche di Roberta, che agli inquirenti si sono molto preoccupate di minimizzare i rapporti che avevano con la ragazza scomparsa (anche contro l'evidenza dei tabulati telefonici che invece documentano contatti assidui) la soluzione di un caso rimasto irrisolto. Amicizie ambigue e chiacchierate che, a detta di qualcuno, potrebbero essere sfociate in una relazione sentimentale. Sullo sfondo un presunto giro di festini a base di sesso e droga, di cui gli inquirenti non sono mai riusciti a trovare traccia. Secondo una sorella della Martucci la ragazza potrebbe essersi sentita male durante uno di questi festini e il suo corpo sarebbe stato fatto sparire. Qualcuno avrebbe visto in diverse occasioni Roberta salire a bordo di una Mercedes bianca, guidata da un ragazzo con i capelli lunghi. Sono questi gli attori di un dramma senza una fine. Personaggi che negli anni hanno preso le distanze dalla ragazza e dalla sua famiglia. Alcuni di loro, come l’ex fidanzato, hanno lasciato il Salento, dicendo di non voler sapere più nulla di questa vicenda.

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