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Cronaca Muro Leccese

Chiusa in casa con un catenaccio e aggredita per strada con un tubo: arrestato il convivente

Ai domiciliari un 70enne di Morciano di Leuca accusato di maltrattamenti in famiglia, lesioni e tentata violenza sessuale nei riguardi della donna con cui aveva una relazione. Le vessazioni sarebbero avvenute da agosto a ottobre scorsi

MORCIANO DI LEUCA - Accettò di essere segregata in casa dal convivente, che l’avrebbe rinchiusa dall’esterno con tanto di catenaccio e lucchetto, perché non aveva un posto in cui vivere e, quando si ritrovò tra le mani la chiave per la libertà, fuggì, ma rintracciata, fu colpita con un tubo di gomma dura (lungo 55, 5 centimetri e di diametro di 2,4 centimetri). E’ stata questa l’ultima delle vessazioni che avrebbe patito una donna lo scorso 23 ottobre. Ora si trova in un centro antiviolenza, mentre lui, un 70enne di Morciano di Leuca, indicato come artefice di ripetuti soprusi - scaturiti dalla convinzione che la malcapitata fosse un oggetto di sua proprietà - si trova agli arresti domiciliari.

Maltrattamenti in famiglia, lesioni e tentata violenza sessuale sono i reati messi nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare notificata due giorni fa all’indagato che oggi, assistito dagli avvocati Luca Puce e Giuseppe Picci, si è presentato dinanzi al giudice Antonio Gatto per l’interrogatorio di garanzia. Durante il confronto, il 70enne ha negato gli addebiti, attribuendo le tensioni avute con la compagna all'interferenza di una terza persona.

Di certo, sono gravissime le accuse mosse dalla presunta vittima, e in parte già riscontrate dalle dichiarazioni di alcuni testimoni intervenuti in suo aiuto la mattina del 23 ottobre nei pressi del cimitero, mentre cercava di dileguarsi in sella a una bici e fu fermata dal 70enne. Questi, per convincerla a salire sulla sua Ape e tornare a casa, l’avrebbe aggredita provocandole contusioni ad avambraccio e polso e la frattura delle ossa nasali (giudicate guaribili dai sanitari in venti giorni) e l’avrebbe minacciata con frasi del tipo: “Ti ammazzo se non torni a casa”.

Furono proprio alcuni passanti ad allertare i carabinieri, ma al loro arrivo l’uomo, considerata la presenza di diverse persone, si era già allontanato.

Ai militari, la malcapitata raccontò ulteriori episodi drammatici, come la tentata violenza subita la sera prima e altre condotte violente del convivente che l’avrebbe “soffocata” con la sua possessività, sin dall’agosto del 2023, impedendole di avere contatti con chiunque, e l’avrebbe azzittita in più circostanze, mimando il gesto di sferrarle un pugno.

Avviate le indagini, il personale dell'Arma ha sequestrato sia il tubo “incriminato” (trovato a bordo dell’Ape) e il catenaccio che sarebbe stato usato per rinchiudere la vittima in casa.

L’uomo non è nuovo ad accuse analoghe, sempre ai danni di donne alle quali era stato legato: nel 1981, fu condannato in via definitiva per ratto a fine di libidine e tentata violenza carnale; nel 1993, per maltrattamenti e atti di libidine violenti.

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