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Il luogo del tentato omicidio.

Il luogo del tentato omicidio.

Una settimana fa il terrore in Piazzale Pesaro: indagini incessanti, altre verifiche sui bossoli

Tra i punti oscuri sui quali la squadra mobile sta cercando di fare chiarezza, il numero delle armi utilizzate per l’agguato a Massimo Cazzella. Nuovi accertamenti nei laboratori della Polizia di Stato

LECCE – Qualcosa di simile a una pace dopo i rumori degli spari di una settimana fa. Ma il silenzio dopo l’agguato di Piazzale Pesaro, in città, non è da confondere con un’inerzia investigativa. Si lavora incessantemente per trovare il responsabile della sparatoria nella quale è rimasto ferito Massimo Cazzella - il 48enne leccese sottoposto alla misura di affidamento in prova ai servizi sociali per precedenti per droga e una truffa – che non ha appunto ancora un autore. Gli agenti della squadra mobile leccese dopo l’ascolto di alcuni residenti, successivamente al tentato omicidio e a un paio di perquisizioni nelle abitazioni di altrettanti individui, non hanno nelle mani elementi sufficienti per mettere fine alla vicenda. L’agguato teso al 48enne - che giovedì scorso stava rincasando puntualmente entro le 19, come disposto dal Tribunale e dal provvedimento a cui era ssottoposto- non è stato collocato con precisione, ma gli inquirenti sono concentrati su dissidi che potrebbero essere partiti per motivi di natura personale.

Gli uomini della questura non hanno escluso anche altri ambiti, ma è possibile che qualcosa all’orizzonte si cominci a intravedere e che il cerchio possa cominciare a stringersi. Restano però da rischiarare anche altri coni d’ombra relativi alla dinamica della sparatoria di quel pomeriggio. La questione dell’arma, in primis. E di quanti potrebbero averla impugnata da quell’auto di colore scuro avvistata da alcuni testimoni. Sulla scorta dei sei bossoli rinvenuti sull’asfalto e poi analizzati dagli agenti della scientifica, gli inquirenti hanno ipotizzato che le pistole utilizzate possano essere state due e non una sola semiautomatica come avanzato a caldo, nei minuti successivi al ferimento di Cazzella.

I proiettili partiti in direzione della Mercedes Classe C della vittima sono di due tipologie: calibro 7,65 e calibro 9. Posto che alcuni caricatori possono contenere calibri diversi, nei laboratori della Polizia di Stato si sta cercando di verificare se quei calibri tanto diversi fra loro nella dimensione potessero essere ospitati assieme. Solo se questa eventualità non fosse confermata, si avrebbe la certezza che a sparare siano state due armi. Procede inoltre negli uffici della questura la visione di numerosi filmati recuperati negli ultimi giorni. Certamente attinti da impianti distanti dal luogo della sparatoria, ma che potrebbero comunque aver immortalato il tragitto dell'autore (o di più autori) dopo il tentato omicidio.

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