Seicento fusti di rifiuti pericolosi nella vecchia discarica: richiesta bonifica urgente

Ennesimo disastro ambientale scoperto nell'area dismessa di Burgesi, a Ugento. L'amministrazione comunale, assieme ad Acquarica del Capo, chiede tavolo tecnico e risarcimento danni

Foto di repertorio

LECCE – Quello dei rifiuti nel Salento sembra ormai un oceano privo di confini. Un nuovo maremoto si è però abbattuto nel Capo di Leuca e ora si contano i danni. Sarebbero almeno 600 i fusti tombati nel Tacco, contenenti sostanze nocive per la salute umana e per l’ambiente. Si tratta di policlorobifenili, abusivamente interrati oltre una decina di anni addietro nella discarica di Burgesi, che ha già portato a una serie di vicende giudiziarie.

Dalle indagini della Procura della Repubblica di Lecce, coordinata dal sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, infatti, si è giunti al ritrovamento, nella vecchia discarica di Burgesi, a Ugento. Si tratta di quella attualmente chiusa, la cui fase di post-gestione è stata affidata alla Monteco. Attraverso un perito, nominato dalla procura, si è dunque risaliti ai rifiuti speciali pericolosi conferiti nell’area del basso Salento.

La presenza degli inquinanti pericolosi è stata rintracciata nel percolato e non direttamente nella falda sotterranea. Ora è una corsa contro il tempo, per cercare di recuperare quello perso: bisogna infatti agire sul percolato con immediate bonifiche. E’ per questo che le amministrazioni comunali di Ugento e di Acquarica del Capo, rappresentate dall’avvocato Luigi Quinto del Foro di Lecce, hanno richiesto iniziative urgenti.

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Per cominciare, attendono un tavolo tecnico, alla presenza dei portavoce della Regione Puglia, Provincia di Lecce, Asl e Arpa. Intendono, infatti, chiedere a Monteco di modificare l’aia, l’autorizzazione integrata ambientale, affinché intraprenda iniziative volte alla bonifica dell’area e alla sua messa in sicurezza. Ma non è tutto. In sede civile, infatti, i due enti comunali chiedono anche un risarcimento dei danni d’immagine subiti dai due comuni, che potrebbero averne minato anche la vocazione turistica.

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