Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca Piazza Sant'Oronzo

"Seminiamo fiori di giustizia": il rito della marcia contro la mafia

Corteo organizzato da Libera, con Provincia di Lecce e Cgil, in memoria delle vittime delle mafie: evento giunto alla XVII edizione. L'appello per i giovani: "La mafia è la prima azienda italiana, serve coraggio e responsabilità"

LECCE – Lamiere e fiamme. Schegge e tritolo. E centinaia, migliaia le vittime della ferocia criminale. Alcuni nomi fanno e continuano a fare il giusto rumore, erti a simbolo di una lotta – quella contro le organizzazioni mafiose – estenuante ed infinita, per chi ha il coraggio e la volontà di combatterla. Ma non c'é bisogno di viaggiare troppo indietro con la memoria, ritornando alle stragi siciliane di Capaci e via D'Amelio in cui, insieme ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gli uomini della scorta, è morto anche un pezzo dell'Italia migliore.

I cosiddetti eroi sono uomini come tanti che non piegano la testa, nonostante la paura. Gente delle istituzioni, impiegati nelle forze dell'ordine, giornalisti, sindacalisti, lavoratori sottoposti alla schiavitù del ricatto economico, percore nere che hanno avuto il coraggio di porsi di traverso, pagando a caro prezzo la scelta di non essere vigliacchi. L'elenco dei nomi, delle proporzioni di un bollettino di guerra, è così lungo che per leggerlo tutto ci vuole una buona mezz'ora. Il tempo necessario al corteo, organizzato dall'associazione "Libera", per spostarsi dal cuore di piazza Sant'Oronzo fino a piazzetta Castromediano.

Il rito dell'elenco dei nomi è una sorta di preghiera collettiva che si recita ogni anno, in occasione della "giornata della memoria e del ricordo delle vittime delle mafie", giunta alla XVII edizione. Un appuntamento che si nutre della speranza delle nuove generazioni e puntualmente gremito di ragazzi e ragazzini che accolgono l'invito a "ribellarsi". Il corteo organizzato dall'associazione rappresentata da Don Ciotti si è dato appuntamento presso Porta Napoli per attraversare i punti nevraligi della città, con cinque brevi tappe animate dalle attrici Eleonora Lezzi ed Erika Grillo, e si é concluso nell'atrio di Palazzo dei Celestini con la musica suonata dal "Salento sax ensemble" del conservatorio "Tito Schipa".

La provincia di Lecce e il sindacato Cgil hanno raccolto, come sempre, l'invito a partecipare alla lunga marcia intitolata, quest'anno, "semi di giustizia, fiori di corresponsabilità". Oltre alle questioni di ordine morale, l'appello alla responsabilità personale nel rompere il muro di omertà che protegge gli interessi mafiosi, la presenza di una apparato criminale para-statale sul suolo italiano (chiamato "cosa nostra", senza trascurare i cugini campani) é un problema principalmente economico.

Le cosche mafiose e relative ramificazioni affaristiche "arrivano laddove lo Stato é carente". Nel vuoto dei posti di lavoro, nella protezione sociale. "La mafia é la prima azienda italiana, capace di incidere per il 17 percento del Pil. – spiega la segretaria provinciale Antonella Cazzato – Non a caso Cgil ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per promuovere un'economia sana". La raccolta firme che partirà a breve, anche nel Salento, mira a modificare l'attuale normativa sull'utilizzo dei beni confiscati alle mafie.

Un patrimonio da mettere a disposizione della collettività, fatto anche di piccole e medie aziende, supermercati, esercizi economici sottoposti a sequestro. "Queste attività vanno incontro al fallimento, nel corso delle procedure dei tribunali. Noi riteniamo indispensabile salvare sia la produzione che la forza lavoro cui é negato anche l'accesso agli ammortizzatori sociali. – aggiunge Antonella – Vogliamo introdurre mire di sostegno favorendo l'accesso al credito bancario, abbattendo le tasse, intervenendo con un fondo di rotazione che permetta una trasformazione delle aziende in società cooperative, sul brillante esempio delle comunità messe in piedi da Libera".

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