Accoltellamento nel bar alla vigilia di Natale. Sconterà un anno e due mesi il 55enne

Oltre alla pena detentiva, l'uomo ritenuto l'autore dell'episodio idovrà corrispondere una provvisionale di 5mila euro in favore del 41enne ferito nella notte tra il 23 e il 24 dicembre del 2007. I fatti si consumarono all'interno del "Bar Leopardi", di cui Vergari era gestore

Il Tribunale di Lecce

LECCE - Dovrà scontare un anno e due mesi di reclusione Gianfranco Vergari, 55enne di Monteroni di Lecce, accusato di lesioni personali aggravate, per aver accoltellato Savino Gammariello, 41enne avvocato leccese, rimasto ferito attorno la notte a cavallo tra il 23 e il 24 dicembre del 2007, all’interno dell'allora Bar Leopardi sull’omonimo viale di Lecce, appena all’ingresso del sottopassaggio.

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Domenico Greco. Gammariello era difeso dagli avvocati Francesca Conte e Simone Potente.

A seguito di quell’episodio, l’avvocato si recò presso il pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, con una ferita alla gola, raccontando di essere stato aggredito da un uomo, mentre stava consumando una colazione. 

Nei pressi del locale, Gammariello arrivò alle 4 del mattino assieme a quattro amici, due giovani e due ragazze. Entrato, inizialmente salutò proprio Vergari, da lui conosciuto semplicemente quale gestore del locale, consumando poi al bancone, assieme ad uno degli amici un cornetto e un bicchiere di latte bianco servitigli dalla donna che si trovava al bancone, compagna del Vergari. 

Consumata la colazione,  uscì dal locale con gli altri amici per fumare una sigaretta. Ritornato nel bar per pagare Vergari avrebbe fatto cenno di raggiungerlo in fondo al locale. Una volta avvicinatosi, il proprietario del bar, senza alcun motivo, lo avrebbe afferrato per il bavero della giacca e con la mano destra lo avrebbe colpito ripetutamente sul lato sinistro del collo con un oggetto metallico e tagliente, procurandogli una profonda ferita lacero-contusiva. Tutto questo, usando anche frasi minacciose. 

Poi sarebbe stato accompagnato con forza fuori dal locale da una terza persona, a lui sconosciuta, che gli avrebbe riferito: “Sparisci de quai, è meglio che te ne vai, se no te ccite”. Questo per far passare inosservata l’inspiegabile aggressione e la profonda ferita sul collo. 

In ospedale, inizialmente, gli furono applicati dieci punti di sutura interni ed esterni. Dimesso con una prognosi di dodici giorni, fu costretto a rientrare al pronto soccorso per un peggioramento, dovuto a un voluminoso ematoma al collo. Fu ricoverato dopo consulenza in chirurgia plastica fino al 27 dicembre. In seguito, ha dovuto fare altri ripetuti controlli. 

Vergari, dal canto sua, ha sempre dichiarato di aver colpito il 41enne con il cinturino metallico dell’orologio. Circostanza poi smentita da una consulenza tecnica, disposta dal pubblico ministero, eseguita dal ctu Roberto vaglio, il quale ha accertato come il colpo sia stato inferto con un’arma da taglio.

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