Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Malmenato dal brigadiere durante la cattura: condanna a tre anni e due mesi

Pesante condanna per un carabiniere neretino, oggi in congedo, reo, secondo le accuse, di aver pestato un ricercato, nel 2009. Prosciogliendo il tenente che era con lui, già comandante del nucleo operativo radiomobile di Gallipoli

 

GALLIPOLI – Il giudice monocratico del tribunale di Gallipoli, Michele Toriello, ha condannato in primo grado a tre anni e due mesi il brigadiere in congedo dei carabinieri Michele Gatto, 50enne di Nardò, con l’accusa si lesioni personali gravi, prosciogliendo il tenente dei carabinieri Alessandro Carpentieri, 38enne di Arpino (Frosinone), all’epoca in cui sono avvenuti i fatti comandante del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Gallipoli e oggi di stanza presso il comando gruppo carabinieri di Monza. Il non doversi procedere per il tenente è stato disposto per difetto di querela.

Il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone aveva invocato un anno e sei mesi per il brigadiere e sei mesi per il tenente. I due militari dell’Arma erano difesi dagli avvocati di fiducia Luigi Suez e Dimitry Conte.

La vicenda risale al 15 aprile 2009. I carabinieri, quel giorno, erano a caccia di Antonio Torquato Epifani, 34enne di Seclì, volto già noto alle forze dell’ordine. Avevano ricevuto l’ordine di eseguire, nei suoi confronti, un decreto di custodia cautelare in carcere, emesso il 15 aprile del 2009 dal gip del Tribunale di Lecce.

Epifani, secondo le ricostruzioni, nel tentativo di sottrarsi all’arresto, si sarebbe allontanato dalla sua abitazione a bordo di una Ford Fiesta. I militari si misero alle sue calcagna con la radiomobile di servizio: in tutto erano quattro, oltre al brigadiere c’erano un maresciallo e un appuntato.

Più volte avrebbero intimato al fuggitivo di fermarsi, esplodendo all'indirizzo delle gomme della sua auto vari colpi di arma da fuoco, sino a quando, abbandonato il veicolo quando ormai si era in territorio di Galatone, dopo l’esplosione dello pneumatico posteriore destro, Epifani sarebbe uscito per mettersi a correre, e, cadendo e battendo la testa, una volta rialzatosi, sarebbe stato raggiunto dal brigadiere Gatto.

Questi, dapprima l’avrebbe spinto, facendolo nuovamente cadere a pancia in giù, e poi – secondo quanto denunciato – l’avrebbe colpito più volte con calci e pugni su diverse parti del corpo. Ammanettato, l’avrebbe poi lasciato cadere di nuovo. Più sfumata, per le accuse, la posizione del tenente, che, sopraggiunto in un secondo momento con gli altri militari, dopo aver saputo dal brigadiere che Epifani era già stato malmenato (con “quattro colpi”), non avrebbe ostacolato altre percosse.

Epifani riportò un trauma localizzato nella regione posteriore del tratto cervicale con “piccoli focolai lacero contusivi a carico delle strutture muscolari” di due vertebre, una lesione midollare con difficoltà di deambulazione e una prognosi complessiva superiore a 120 giorni.

Il brigadiere in congedo è stato anche condannato al risarcimento del danno alla parte civile, da liquidarsi in separata sede, con la concessione di una provvisionale di 50mila euro, e alla rifusione delle spese legali. Il giudice ha anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura per ulteriori indagini anche sugli altri carabinieri, in merito alla testimonianza resa.  

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