Prima la condanna, poi il licenziamento. La Asl mette alla porta un dipendente

Un 61enne leccese ha perso il proprio posto da dipendente amministrativo presso l'Azienda sanitaria. Durante l'orario di servizio, preferiva pagare le bollette o accompagnare la propria figlia a scuola. Sospeso dall'incarico già a partire da febbraio, è stato ora sollevato definitivamente

La sede della Asl di Lecce

LECCE – Avrebbe dovuto trascorrere le sue mattinate in ufficio, a svolgere le mansioni di coadiutore amministrativo presso la Asl di Lecce. Lui, invece, dopo aver timbrato il cartellino (avvalendosi in alcuni casi anche della complicità dei parenti), preferiva accompagnare la figlia a scuola, o svolgere alcune incombenze come fare la spesa o pagare le bollette.

Protagonista di questa vicenda di ordinario assenteismo, un 61enne leccese, che in alcune occasioni ha anche disertato il luogo del lavoro per trascorrere momenti di passione con una donna di origini brasiliane, con cui si è appartato con la sua auto nei pressi di Spiaggiabella.

Il tutto, però, sotto l’occhio vigile e indagatore dei carabinieri, che dal gennaio all’aprile 2008, hanno seguito e fotografato l’uomo, annotando tutto in una corposa relazione di servizio. Secondo la tesi accusatoria l’uomo avrebbe sistematicamente truffato l’azienda.

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Assenze che sono costate care al funzionario: nei giorni scorsi, infatti, il 61enne è stato condannato a 2 anni di reclusione (pena sospesa). Pena più lieve, a un anno (anch’essa sospesa), per il figlio, complice della presunta truffa. L’imputato è stato anche condannato a risarcire l’Azienda sanitaria (che si è costituita parte civile nel processo) con 8mila e 330 euro, comprensivi di danni patrimoniali e di immagine, oltre che delle spese processuali. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico di Lecce Silvia Minerva. Dopo i guai giudiziari sono arrivati anche quelli lavorativi, e nei giorni scorsi l’uomo è stato licenziato, per giusta causa, dopo la sospensione cautelativa arrivata agli inizi di febbraio.

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