Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

"Operazione Perseo", dieci le condanne e una sola assoluzione in abbreviato

Pene tra i sedici e i quattro anni di reclusione sono state emesse nell'ambito del giudizio con rito abbreviato scaturito dall'operazione Perseo, che a ottobre 2013 smantellò una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e alle estorsioni

Una foto dell'operazione Perseo.

LECCE – I carabinieri della compagnia di Campi Salentina, guidati dal maggiore Nicola Fasciano, l’avevano ribattezzata operazione Perseo, come l’eroe della mitologia greca, figlio di Zeus e Danae, che decapitò la Medusa.

Furono dodici le ordinanze di custodia cautelare eseguite a ottobre 2013 nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e alle estorsioni. Un presunto gruppo criminale operante nel nord Salento, in particolare a Salice Salentino, ma anche nei paesi limitrofi. Nel corso delle indagini furono arrestate cinque persone in flagranza di reato per spaccio di stupefacenti e porto abusivo di pistola (ne sono state rinvenute tre, con relativo munizionamento) e fu recuperato oltre un chilogrammo di droga.

Oggi sono arrivate le condanne nel corso del giudizio con rito abbreviato dinanzi al gup Annalisa De Benedictis. Cinque anni e 4 mesi per Antonio Capocello, 34enne residente a Salice Salentino; 12 anni per Dario De Pascalis, 27enne residente a Salice Salentino; 10 anni e 6 mesi per Antonio Mogavero, 31enne di Salice Salentino;  6 anni per Andrea Marcellino, autotrasportatore 32enne di Salice Salentino; 9 anni e quattro mesi per Raffaele Schiavone, 24enne di Salice Salentino; 6 anni per Gabriele Timo, 26enne nato a San Pietro Vernotico. Sedici anni per Giovanbattista Nobile, 30enne di Salice Salentino; 6 anni per Tonio Mangiulli, operaio 38enne di Salice Salentino; 4 anni per Simona Muia, 28 anni; e Antonio De Fazio, 33enne.

Unica assoluzione, con formula piena, per Francesco Leuzzi, 26enne di Guagnano, per cui il gup ha condiviso in pieno la tesi difensiva dell’avvocato Rita Ciccarese, che ha dimostrato l’assoluta estraneità del suo assistito ai fatti contestati. Per lui la pubblica accusa aveva chiesto la condanna ad 8 anni e mesi 6 di reclusione.

L’attività investigativa, coordinata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, ha avuto inizio a maggio del 2011 con l’arresto di Tiziana Leone, casalinga incensurata del posto, sorpresa con 248 grammi di cocaina e la somma di 785 euro. La donna, in sede di interrogatorio, dichiarò di essere la custode di quello stupefacente, indicando il proprietario nella figura di Giovambattista Nobile, arrestato nel maggio 2012 per porto illegale di una pistola calibro 7.65, completa di 12 proiettili. Il ragazzo, peraltro, fu fermato, per un episodio di violenza domestica. Al vertice dell’organigramma ci sarebbe proprio Nobile.

Nelle prime fasi investigative i militari dell’Arma del Nucleo operativo e radiomobile trovarono una cassaforte, nella quale era custodito lo stupefacente, simile a quella che fu poi scoperta anche in casa di Mogavero, ritenuta una delle figure di raccordo tra i "soci" del business della droga. Nell'organizzazione, lo spaccio di cocaina era affiancato a quello di marijuana e hashish, oltre a una serie di attività collaterali tra cui le estorsioni commesse ai danni di “clienti” debitori per l’acquisto di stupefacente.

Nel corso dell’attività investigativa sono stati documentati 56 casi di cessione di stupefacenti e recuperati quasi mezzo chilogrammo di cocaina, 150 grammi di hashish e 250 di marijuana. Nobile, Mangiulli e Schiavone sono stati anche ritenuti responsabili di due episodi di estorsione, in concorso. In più di una occasione, infatti, gli acquirenti dello stupefacente che avevano accumulato debiti, avrebbero subito “sequestri preventivi” di beni personali, come autovetture e carte bancomat, come garanzia del credito da riscuotere, fino al momento del debito saldato.

Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, e ai pedinamenti, gli uomini dell’Arma hanno ricucito il vasto intreccio, composto da relazioni snodate nel territorio nord salentino. Punto nevralgico il traffico di droga, collocato tra Albania, Calabria e il circondario di Torchiarolo. Nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Savoia e Pantaleo Cannoletta.

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