Raffaele Fitto, condanna a quattro anni. Tre condonati con indulto

La sentenza dopo 26 ore di camera di consiglio. Per i giudici di Bari l'ex ministro ed ex governatore di Puglia responsabile di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e abuso d'ufficio. La sua rabbia: "Ma quale tangente"

Raffaele Fitto

BARI – La sentenza è arrivata oltre la mezzanotte, dopo più di 26 ore di Camera di consiglio: quattro anni di reclusione per l’ex ministro agli Affari regionali Raffele Fitto nell'ambito del processo su presunti intrecci illeciti tra politica e imprenditoria nel comparto sanitario. Tuttavia, per effetto dell'indulto, sono stati condonati tre anni.

Questa la condanna stabilita dai giudici della seconda sezione del Tribunale di Bari per l’esponente del Pdl: quando ricopriva ancora l’incarico di presidente della Regione Puglia, il suo movimento politico, "La Puglia prima di tutto", avrebbe ricevuto una tangente di 500mila euro per un appalto da 198 milioni. Il capolista alla Camera del Pdl è uno dei 27 imputati del processo "La Fiorita": è stato condannato anche all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e all'incapacità di contattare la pubblica amministrazione per un anno.

I giudici hanno disposto anche la confisca di beni per mezzo milione di euro, cioè la somma per la quale è stato condannato per corruzione in concorso con Giampaolo Angelucci, editore ed immobiliarista romano, e al risarcimento dei danni nei confronti della Regione Puglia, che sarà stabilito nel procedimento civile. E' caduta, invece, l'accusa di peculato e di una seconda contestazione legata all’abuso d'ufficio.

Ad Angelucci il Tribunale ha inflitto una pena di tre anni e sei mesi di reclusione per corruzione e illecito finanziamento ai partiti. Sarebbe stato lui il terminale dell'accordo volto a favorire la concessione di servizi in enti pubblici e strutture sanitarie, nonché la gestione di undici residenze sanitarie assisstite nella regione. Un ruolo particolarmente attivo sul territorio pugliese lo avrebbero giocato i fratelli Dario e Piero Maniglia, condannati per associazione a dellinquere e truffa rispettivamente a quattro anni e quattro anni e sei mesi.

L'ex governatore ha sempre rivendicato la propria innocenza ed ha partecipato alle principali udienze. Per la vicenda della presunta tangente le società del gruppo Angelucci sono state condannate al pagamento di somme di denaro: 210 mila euro il Consorzio San Raffaele, e di 26mila eura ciascuna altre sette società. Al gruppo Tosinvest sono stati confiscati sei milioni di euro.

I giudici - presidente Luigi Forleo, a latere Clara Goffredo e Marco Galesi - si sono chiusi in camera di consiglio lunedì sera per vagliare le posizioni, oltre che dell'ex ministro, anche di altri 26 imputati, di cui dieci persone giuridiche: tra loro Paolo Pagliaro, editore salentino e candidato alle imminenti elezioni politiche con Moderati in rivoluzione, accusato di corruzione in concorso con Fitto. Per lui i giudici hanno chiesto il rinvio degli atti alla procura per una nuova valutazione dei fatti.

Nel corso del dibattimento, infatti, sarebbe emerso un sistema diverso, rispetto a quanto ipotizzato nel corso dell'indagine. In cambio dell'orientamento elettorale della sua televisione locale, l'editore avrebbe ottenuto un appalto pubblicitario dalla Seap, la società che gestisce gli aeroporti pugliesi e il cui amminsitratore delegato, Domenico Di Paola, si è visto stralciare la propria posizione nel corso del procedimento perché le sue condotte sono state valute differenti da quelle contestate inizialmente. Ora i pubblici ministeri possono, eventualmente, avviare nuove indagini o richiedere l'archiviazione.

"Finalmente è finito un incubo. Finalmente giustizia fatta", commenta l'editore Pagliaro. "Ne ero certo ma le richieste avanzate dalla Procura di Bari, proprio nel giorno della presentazione delle liste, mi avevano amareggiato visto l'inesistenza del reato". 

"Da imprenditore ho sempre lottato per il giusto riconoscimento delle professionalità e veder stralciata la mia posizione è la prova che l'etica, la morale e l’onore non possono essere scalfiti malgrado i tentativi di qualcuno", ha proseguito.

"Alcun reato ed alcun favore in cambio di nulla così come per tutte le altre tv pugliesi beneficiarie di stessi e più corposi contratti. In questi anni ho sofferto per quanto ho subito ma ora - conclude - giustizia è fatta".

LA RABBIA DI FITTO: "MA QUALE TANGENTE DEL C..."

Visibilmente alterato, tanto da lasciarsi andare anche a qualche epiteto. “Ma quale tangente, non preso nessuna tangente del c…”, ha sbottato l’ex ministro ed ex governatore regionale Raffaele Fitto, davanti alla stampa schierata. Fitto ha convocato, a mezzogiorno, una conferenza stampa nell’hotel Palace di Bari, per rendere la sua versione dei fatti.

Da oggi si è aperta in maniera ufficiale un’azione da parte della magistratura barese che è entrata a piedi uniti in questa campagna elettorale”, ha detto, fra le altre cose, nelle dichiarazioni raccolte dell’Ansa. “Non c’era nessun bisogno di fare questa sentenza oggi. Perché non è stata fatta il 28 di febbraio? Non c'è nessuna ragione logica. C'é solo - ha insistito Fitto - la volontà precisa di un collegio che ha compiuto una scelta politica precisa, che è quella di dare una indicazione a questa campagna elettorale”.

“Questa bella sentenza – ha proseguito l’ex ministro - è il benvenuto che la Procura e il Tribunale di Bari danno al presidente Berlusconi”. Il Cavaliere, proprio oggi, terrà un comizio nel centro del capoluogo pugliese. “Da a parte sua - ha voluto sottolineare - ho riscontrato una vicinanza e un affetto per i quali lo ringrazio. Con lui abbiamo condiviso anche considerazioni politiche su questa vicenda”.
Fitto s’è poi soffermato a parlare della sentenza, smontandone vari punti. Sulla presunta tangente elargita da Angelucci, ha dichiarato: “Non accetto ha che venga indicata in questo modo, perché la gara in questione è regolare, perché la pubblica accusa ha archiviato i componenti della commissione di gara”.

“La gara - ha spiegato, sempre come riferito dall’agenzia Ansa - è stata fatta da un dirigente con una determina dirigenziale. L'ha fatta nominando i componenti della commissione e venendo assolto in via definitiva con sentenza passata in giudicato. Io sono stato imputato anche per il reato di falso collegato a questa corruzione, e sono stato assolto”.

“Ora - ha aggiunto - a fronte di una gara regolare sono state assegnate undici rsa al gruppo Angelucci, due delle quali sono state attivate con la forma del contratto dalla mia giunta, e nove attivate e inaugurate dalla giunta e dal presidente Vendola. In questa situazione vi è stato un finanziamento, non una tangente. Io non ho mai preso in euro. Io ho avuto come partito politico un contributo regolare, fatto con bonifico bancario”.

Fitto, insomma, non ci sta a passare per “scemo”, dice egli stesso. E, con sarcasmo, commenta: “Ritengo questa sentenza un atto di accusa nei miei confronti che chiarisce che sono deficiente, perché prendo la tangente con bonifico bancario alla ‘Puglia prima di tutto’ e non in una bella busta o valigetta a me personalmente”.

“La prendo - ha continuato - per un importo pari allo 0,25 per cento dell'appalto. E la prendo sulla base di una gara regolare per avere un contributo che viene dichiarato pubblicamente con due dichiarazioni congiunte, della parte che lo eroga e della parte che lo riceve, iscritto nel bilancio della ‘Puglia prima di tutto’, inviato alla Camera dei deputati che lo approva, e certificato dalla Corte dei conti”. 

L'ATTACCO AI MAGISTRATI: "CHI INDAGA SU DI ME, PROMOSSO"

Parole di fuoco sono poi state riservate proprio ai magistrati. “Attendo di sapere perché i giudici che indagano sul sottoscritto sono stati tutti promossi. Uno - ha spiegato - è diventato assessore regionale (Lorenzo Nicastro, ndr), l'altro é diventato procuratore della Repubblica di Brindisi, l'altro é stato nominato componente del Csm, l'altro ha portato avanti l'indagine fino a oggi”.

“E perché - ha chiesto Fitto - coloro i quali hanno avuto la sventura di indagare su Vendola sono stati tutti trasferiti o sono in via di trasferimento o isolamento all'interno della Procura?”.

“Attendo queste risposte - ha concluso - perché se da un lato c'è da seguire l'iter del processo, dall'altro c'é da mettersi in campo per dimostrare con chiarezza che il rispetto per la magistratura, che io ancora oggi affermo con forza, non possa in alcun modo essere delegittimato da alcuni magistrati che sono organici fra loro e hanno intento di carattere politico”.
 

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