Cronaca

Operazione Tam Tam, quasi un secolo di carcere. Ma cade l’accusa di associazione mafiosa

La sentenza, emessa dal giudice Vincenzo Brancato, ha condannato 11 dei 18 imputati a quasi cento anni di carcere. I retanti individui, coinvolti nel blitz della polizia, sono stati assolti. L'operazione smantellò, un anno addietro, un'organizzazione ritenuta responsabile di estorsioni ai danni dei gestori dei lidi

Un'immagine della conferenza dopo l'operazione

LECCE – Undici condanne e sette assoluzioni per quasi un secolo di carcere. Ma cade l’accusa di associazione mafiosa per gli imputati del processo nell’ambito dell’operazione “Tam Tam” a seguito della quale, un anno addietro, finirono nei guai decine di individui, accusati di spaccio di droga ed estorsione ai danni degli stabilimenti balneari del basso Salento.

Lo ha stabilito il giudice del Tribunale di Lecce, Vincenzo Branacato che, nella giornata di ieri ha emesso la sentenza in abbreviato.  Di seguito, le condanne a quasi un secolo di carcere, a fronte del doppio della pena che era stato invocato nel mese di novembre dal procuratore aggiunto Antonio De Donno: 14 anni e 8 mesi per il 39enne Tommaso Montedoro e per il 36enne Rosario Sabato; 10 anni per il 39enne Stefano Ancora e per il 44enne Adamo Causo; 5 per il 50enne Gregorio Leo, 8 anni al 38enne Daniele Manco, Carmelo Mauro di 44 anni, al 37enne Rocco Trecchi e  al 37enne Antonio Perrotto , 6 per Ilario Venneri, di 37 anni e, infine, 3 anni a Sabrina Morciano, 29enne. Sono stati, invece, assolti, Marco Antonio Giannelli, di 31 anni, e il padre Luigi, già detenuto: Alessandro Esposito, 31enne; Michele Ferraro di 35 anni, Cristiano Cera, di 24 anni; Enzo Sabato, 39enne e Angela Stea, 42enne. (Nella gallery fotografica in basso, nove degli undici condannati).

Durante il blitz, eseguito dagli agenti della squadra mobile leccese, e dai colleghi del commissariato di Taurisano, furono individuati due gruppi criminali, ritenuti responsabili di un giro di stupefacenti e richieste del “pizzo” ai gestori degli stabilimenti balneari della zona del Capo di Leuca, con un “coordinamento” tra i presunti responsabili collocato nei comuni di Acquarica del Capo, Taurisano e Ugento.

Richieste di somme di denaro che, in molti casi, sarebbero state avanzate ancora prima dell’avvio dell’attività estiva. L’indagine, da parte dei poliziotti, fu avviata direttamente alla luce degli elementi recuperati da pedinamenti e intercettazioni: le vittime, infatti, immerse in un clima di estrema omertà, non collaborarono con gli inquirenti.

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