Cronaca

Separazione delle carriere dei magistrati, raccolta firme al Tribunale civile

L'appuntamento, organizzato dalla Camera penale di Lecce e dall'Aiga, è fissato per il 27 giugno in via Brenta

LECCE - Proseguirà martedì 27 giugno, all’interno del Tribunale civile di Lecce, in Via Brenta, la raccolta firme per la proposta di legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, promossa in tutta Italia dall’Unione camere penali. La raccolta firme, che a livello locale è curata dalla Camera penale di Lecce, si svolge con l’adesione e la collaborazione di Aiga Lecce, presieduta dall’ avvocato Guglielmo Napolitano, ed aveva già ricevuto il sostegno della Camera civile di Lecce.

I presidenti della Camera oenale di Lecce e di Aiga Lecce ringraziano pubblicamente il presidente del Tribunale, Giardino, che ha consentito la collocazione all’interno dei locali del palazzo di via Brenta del punto di raccolta, con grande correttezza e garbo istituzionale. Va rilevato inoltre il grande successo a livello nazionale dell’iniziativa: in soli due mesi sui sei concessi dalla legge, infatti, sono già state raccolte 48milefirme. Il traguardo delle 50mila sottoscrizioni necessarie ad avviare l’iter di discussione della legge, dunque, di fatto è già stato raggiunto, ed ora il nuovo obbiettivo degli organizzatori è di raccogliere il doppio delle adesioni necessarie, giungendo a 100mila firme. Nella provincia di Lecce in sole due mattinate sono state raccolte quasi 700 sottoscrizioni, numero vicinissimo al traguardo che le associazioni promotrici si sono poste, e cioè quota mille.

Per l'avvocatura si tratta di una battaglia fondamentale per i diritti dei cittadini, tesa esclusivamente a garantire un giudice terzo e indipendente, in applicazione del principio costituzionale del giusto processo, e non ha nulla a che vedere con esigenze corporative o di categoria. Contrariamente a quanto affermato di recente da Anm, infatti, il sistema processuale attuale non garantisce tale fondamentale principio: Giudici e Pubblici Ministeri sono operatori del diritto che, pur giocando ruoli assai diversi in seno al processo, appartengono allo stesso ordine, partecipano delle stesse prerogative, possono trasmigrare da una funzione all’altra, siedono negli stessi consigli di disciplina ed autogoverno – valutandosi e giudicandosi reciprocamente – e, non ultimo, si aggregano nelle medesime associazioni di categoria. Questa situazione rende assai sbilanciato il sistema del giudizio penale: da una parte un giudice ed un pubblico ministero accomunati da esperienze, concorsi e carriere professionali intrecciate, dall’altra un difensore isolato dal contesto e posto in una situazione di obbiettiva difficoltà nel far valere i diritti del suo assistito. Tanto, nonostante la funzione irrinunciabile dell’Avvocato, cui la nostra Costituzione affida la difesa e la custodia dei diritti degli imputati e delle parti offese, in una posizione di assoluta parità con la pubblica accusa, che però ancora oggi alcuni magistrati fanno fatica a riconoscere.

Critica, da sempre, la posizione della magistratura associata, ad avviso della quale separare le carriere dei magistrati giudicanti da quelle dei magistrati inquirenti finirebbe con il rendere i pubblici ministeri meno indipendenti (con il concreto rischio di un loro più facile controllo da parte dell’esecutivo) e più lontani dalle regole della giurisdizione (ciò che, a lungo andare, li trasformerebbe in dei super-poliziotti, a detrimento dei diritti e delle garanzie dei cittadini).“

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