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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

Sequestrarono un connazionale per “convincerlo” a saldare un debito: annullati 44 anni di reclusione

In primo grado, i quattro imputati erano stati condannati a undici anni a testa, ma per la Corte d’Assise d’appello di Lecce, le accuse non reggono: tutti assolti. Il fatto non sussiste

LECCE - Ribaltata la sentenza nei riguardi di quattro uomini, originari del Senegal, ma domiciliati a Lecce, accusati di aver sequestrato un connazionale per costringerlo alla restituzione di una somma di denaro.

Questa mattina la Corte d’assise d’appello, presieduta dal giudice Vincenzo Scardia, ha emesso un verdetto di assoluzione, depennando così gli undici anni di reclusione a testa infitti in primo grado a: Cheikh Dione, di 22 anni, Mansour Niang, di 22, Daouda Niang, di 54, Madior Gueye, di 49.

I reati erano sequestro di persona ed estorsione in merito a due episodi avvenuti nel 2017: il primo, il 25 ottobre, in un’abitazione nel centro storico del capoluogo, dove la vittima sarebbe stata tenuta in ostaggio per ventiquattro ore e liberata solo dopo che gli imputati sarebbero stati rassicurati dalla madre riguardo alla estinzione del debito di tremila euro.

Stando all’accusa, la somma corrispondeva alla parte restante del compenso per l’attività di contraffazione della data di scadenza del permesso di soggiorno in Italia (il cui costo complessivo sarebbe stato di cinquemila euro), mentre secondo la difesa, la vittima era un truffatore che si sarebbe appropriato dei 1.200 euro consegnati da Daouda Niang per la ricerca di un’abitazione in affitto.

Sia questo documento che il passaporto sarebbero stati sottratti al connazionale, con la promessa che li avrebbe avuti indietro solo dopo aver versato l’intero importo.

Il secondo episodio risale al 30 ottobre, quando la vittima, dopo ripetute pressioni e minacce di morte, fu raggiunto dai presunti aguzzini a Copertino, ma allertò i carabinieri che, al momento della consegna di 400 euro, uscirono allo scoperto e scattò l’arresto.

In merito al sequestro di persona, la “nuova” sentenza, è stata di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, mentre per il reato di estorsione, essendo stato riqualificato in quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, il non doversi procedere per remissione di querela da parte della persona offesa.

Non sono ancora note le ragioni del dispositivo, ma stando alla tesi difensiva anche per il primo episodio il reato contestato avrebbe dovuto essere quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. “Il  sequestro di persona può essere integrato solo laddove la pretesa economica sia solo ed esclusivamente il prezzo della liberazione, ovvero nel caso in cui la privazione della libertà miri all’ottenimento di un profitto conseguenza di un rapporto illecito (ad esempio il pagamento di interessi usurari su un prestito) non già quando la privazione della libertà rappresenti lo strumento per ottenere quanto si ritenga dovuto e che concretizza una pretesa giuridicamente tutelabile, come nel caso che ci occupa”, si legge nell’atto d’appello presentato dai difensori Alessandro Stomeo e Salvatore Centonze, per conto di Douda Niang e Mansour Niang.

Faceva parte del pool difensivo, l’avvocato Giulio Bray.

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