Sequestro a "Punta della Suina", le perplessità di FederBalneari

FederBalneari interviene con una nota sul sequestro preventivo avvenuto ai danni del noto stabilimento balneare "Punta della Suina", situato nel Salento e, in particolare, nel territorio di Gallipoli, scenario naturale di noti film, campagne pubblicitarie e videoclip musicali

LECCE – FederBalneari interviene con una nota sul sequestro preventivo avvenuto ai danni del noto stabilimento balneare “Punta della Suina”, situato nel Salento e, in particolare, nel territorio di Gallipoli, scenario naturale di noti film, campagne pubblicitarie e videoclip musicali, proprio per la bellezza del territorio e la tutela ambientale preservata alla zona demaniale in concessione.

“Detto sequestro preventivo – si legge nella nota – ha ad oggetto un’area demaniale acquisita in concessione e individuata come “zona relitto” all’interno della quale sarebbero stati posizionati pochi ombrelloni e sdraio. La contestazione mossa ai danni del concessionario, nostro associato, per come letteralmente indicata nel verbale di sequestro, consisterebbe nell’aver arbitrariamente occupato senza la prescritta autorizzazione un’area demaniale non in concessione; inoltre è stato contestato che la presenza degli ombrelloni e sdraio precluderebbe la libera fruibilità dell’area in concessione e sarebbe in contrasto con il fine della concessione demaniale stessa, rappresentato dalla salvaguardia ambientale”.

“Si tratta di una interpretazione – commenta Renato Papagni, presidente di FederBalneari Italia – fornita dagli organi inquirenti che desta forti perplessità, oltre a rappresentare un pericoloso precedente per l’intera categoria dei concessionari demaniali. E’ fuori da ogni dubbio che le aree relitte, se acquisite in concessione, rispondono allo stesso regime giuridico delle concessioni demaniali vere e proprie che conferiscono al concessionario il diritto di occupare il bene pubblico, dietro corrispettivo di un canone. Pertanto, non vi è (e non vi deve essere) alcuna differenza sostanziale, nelle modalità di utilizzazione del bene, tra area in concessione e area relitta in concessione. Parlare pertanto di arbitraria occupazione con riferimento al caso di specie è incomprensibile. Analogamente fuorviante è ritenere che le aree demaniali in concessione, ancorché tipizzate come “relitti”, devono essere destinate alla pubblica fruibilità, impedendone in tal modo l’utilizzazione da parte del concessionario. Se così fosse non vi sarebbe differenza tra aree demaniali libere e aree demaniali in concessione, laddove per tale ultima categoria di beni pubblici sussiste un limite al libero utilizzo del bene che lo Stato permette dietro corresponsione di un corrispettivo in termine di canone demaniale”.

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“Pertanto – conclude il presidente dell’associazione –, il principio sostenuto dalla Capitaneria di Porto di Gallipoli non solo è in aperto contrasto con la normativa valevole in materia, ma rappresenta un precedente unico sull’intero territorio nazionale. Analogamente mi preme sgomberare il campo dalle singolari convinzioni che ritengono in contrasto con il fine di salvaguardia ambientale la presenza sulle aree in concessione di ombrelloni e sdraio. Tale convinzione è ancora più pregnante ove si consideri che, nel caso di Punta della Suina, la stessa Provincia di Lecce, con propria valutazione di incidenza ambientale, ha sostenuto che la presenza di un discreto numero di ombrelloni non è in contrasto con il fine di salvaguardia ambientale della parte di concessione acquisita come area relitta”.

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