Inchiesta su falda inquinata: sequestri e perquisizioni nelle sedi Tap, tre indagati

I carabinieri del Noe sul cantiere di San Basilio, nelle sedi di Lecce, Roma, Milano e anche nel centro analisi usato dalla multinazionale in provincia di Padova

Una foto del cantiere a San Basilio (dicembre 2017).

LECCE - Perquisizioni, sequestri e tre indagati.  I carabinieri nelle sedi di Tap, sul cantiere di Melendugno e persino nel centro di laboratorio analisi in Veneto. Nella giornata di ieri, i militari del Noe, il Nucleo operativo ed ecologico delle province di Lecce, Roma, Milano e Padova, assieme ai colleghi del comando provinciale del capoluogo salentino, hanno eseguito un decreto di perquisizione e sequestro emesso dal procuratore capo della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone De Castris e dal sostituto procuratore Valeria Farina Valaori.

Le perquisizioni sono scattate all’interno delle sedi legali, operative, uffici e cantieri della società “Trans adriatic pipeline” sia sul territorio di Melendugno, sia a Roma, Lecce e Villafranca Padovana, dove ha sede il laboratorio di analisi “Sgs Italia sa”, il centro utilizzato dalla multinazionale del gasdotto per effettuare le indagini ambientali sui vari cantieri della maxi infrastruttura. La struttura veneta ha consegnato tutto il materiale a disposizione agli investigatori dell'Arma. Al termine di questa prima fase investigativa, risultano indagati, con l’accusa di carico abusivo di sostanze pericolose l'ex rappresentante legale di Tap, Clara Risso, 58enne; il country manager per l'Italia, Michele Mario Elia, di 72 anni e il project director  per l'Italia  Gabriele Paolo Lanza, di 55.

Durante i blitz dei militari, è stata rinvenuta e posta sotto sequestro una corposa mole di documenti e dati a partire dal mese di novembre dello scorso anno, ora al vaglio dell’Arma. Le informazioni, registrate anche su supporti informatici, sono quelle relative ai campionamenti eseguiti sulle false acquifere sottostanti il cantiere di San Basilio. Un punto in cui, stando alle indagini eseguite dal Noe leccese, coordinato dal maggiore Dario Campanella e da Arpa Puglia, è stato riscontrato un superamento della soglia di contaminazione da parte di alcune sostanze, tra le quali il cromo esavalente. Tutti gli atti a disposizione degli uomini del Noe, sin dalle prossime ore saranno consegnati ai magistrati del capoluogo salentino, per la successiva analisi. L'indagine è partita a seguito di un esposto presentato in Procura dai tecnici del Comune di Melendugno, in occasione della prima Conferenza dei servizi in Provincia, sul tema dei superamenti dei metalli pesanti nella falda. Ne è seguita anche un'ordinanza sindacale di Marco Potì. per bloccare lavori ed emungimento delle acque dal cantiere di San Basilio, a fine luglio scorso.

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