Tensione nel centro di accoglienza: responsabile e operatori chiusi dentro

La struttura, gestita dalla cooperativa "Solidarietà Salento" si trova alle porte di San Cesario di Lecce: otto minori originari del Gambia hanno bloccato gli accessi con del fil di ferro e presentato delle richieste. Sul posto i carabinieri e il sindaco

Carabinieri e agenti della polizia locale all'esterno della struttura.

SAN CESARIO DI LECCE - Una protesta clamorosa, soprattutto considerando che ad attuarla sono stati otto minorenni originari del Gambia, mentre un nono si è dissociato, non uscendo mai dalla sua stanza. Una protesta poi - ma solo in parte - placatasi, ma che lascia sul tappeto tutta una serie di interrogativi che chiamano in causa la filiera dell'accoglienza.

Intorno alle 20, mentre era in corso una riunione dei vertici della cooperativa "Solidarietà Salento" che gestisce da dieci mesi la struttura intitolata ad Antonia e Giuseppina Reggio, alle porte di San Cesario di Lecce (subito dopo l'ospedale), i giovani ospiti hanno chiuso con del filo di ferro i due cancelli attraverso i quali si entra e si esce dalla comunità. Ovvero, sia la cancellata esterna che si affaccia sulla provinciale per Galatina, sia il portone vero e proprio del plesso. Gli operatori e la stessa coordinatrice, che è in stato di gravidanza, sono stati colti di sorpresa e non sono mancati momenti di forte tensione.

Dopo i primi minuti in cui s'è parlamentato per raffreddare gli animi, il filo di ferro è stato strappato dai carabinieri della compagnia di Lecce e della stazione locale, giunti sul posto con gli agli agenti di polizia locale. Non c'è stato però bisogno di ulteriori atti di forza. Una volta risolta questa prima fase di una vicenda spinosa, la donna è stata accompagnata presso l'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce con un'ambulanza del 118 per i dovuti accertamenti. 

20141217_215020-2Alla base del gesto dei giovani migranti ci sarebbero alcune richieste. Fra queste, la disponibilità di schede telefoniche e di piccole somme di denaro (previste nei programmi di accoglienza), una dieta conforme alla religione islamica (nel piccolo stato africano, una lingua di terra tra l'oceano e il Senegal, oltre il 90 per cento della popolazione è di fede musulmana) e la possibilità di andare a scuola con un mezzo di trasporto.

Hanno sostenuto di recarsi a piedi, sebbene operatori e soci della cooperativa abbiano negato, spiegando che vengono accompagnati regolarmente in auto. Queste e diverse altre le rivendicazioni, per tutta una serie di presunte carenze, e per la possibilità anche di lavorare con un guadagno. 

Molti aspetti riguardano i normali iter burocratici, spesso lungo e macchinosi, con tante lacune anche a livello normativo. Si tratta, in quiesto caso, di ragazzi giunti in Italia senza genitori. La trafila prevede successivamente un passaggio verso un’altra comunità, per poi richiedere asilo. Lungaggini non sempre comprese. A quanto è dato sapere, però, molti fra i problemi sarebbero anche a monte. La comunità, dalla sua apertura, sembra che abbia ancora ricevuto gli stanziamenti previsti e che avanzi a oggi 150mila euro. Un problema che rende difficoltosa la gestione.

Sul posto è giunto anche il sindaco Andrea Romano per ristabilire una situazione di normalità. Il primo cittadino s'è soffermato a lungo nel cortile ed ha invitato i "manifestanti" a non ripetere più gesti simili, ma a rivolgersi direttamente a lui, mettendoli anche al corrente dei rischi penali ai quali vanno incontro per quanto avvenuto. Il primo cittadino ha spiegato che in futuro provvederà a risolvere qualche incombenza di ordine più pratico e immediato, per quanto riguarda - per esempio - la possibilità di telefonare, ma non ha voluto illudere nessuno circa gli altri problemi.  

sindaco-2-5Il conciliabolo è andato avanti anche quando i cancelli erano ormai stati aperti. E non sono mancati anche in questo caso momenti di nervosismo. Poco dopo in sei, in segno di ulteriore dissenso, si sono allontanati a piedi in direzione di Lecce. Il comandante della compagnia dei carabinieri, il maggiore Pasquale Carnevale, ha tenuto al corrente dell'evoluzione dei fatti il viceprefetto, Guido Aprea, mentre il magistrato di turno sta vagliando l'accaduto.

“Noi non abbiamo nessuna convenzione con il centro”, ha poi chiarito il sindaco davanti ai cronisti, una volta allontanatosi dai giovani. “La convenzione,  peraltro, non è di competenza del sindaco, ma del Consiglio comunale. Va presentata ed eventualmente votata. Ma una situazione posta in questi termini, con un anticipo di somme senza sapere quando ci verranno rimborsate, è irrealizzabile. Nessuna maggioranza la voterà mai".

"Secondo punto - ha poi aggiunto Romano - sono le condizioni per il sostegno economico. Che la struttura abbia problemi, è risaputo. Da poco è arrivato il primo semestre da parte del ministero del Lavoro e deve arrivare il secondo. Stiamo concludendo la procedura per trasferire queste risorse. Ho parlato con il presidente, non ci dovrebbero essere problemi. Non so se ciò che lamentano i ragazzi sia legato a questa questione, ma immagino di sì".  

Nella notte si è registrato un ulteriore capitolo di questa storia: il gruppetto di manifestanti ha raggiunto la questura di Lecce, probabilmente perché identificato come il punti di riferimento per le loro problmeatiche: i giovani sono stati identificati e riaccompagnati presso la struttura di San Cesario di Lecce.

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