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Servì detersivo al posto dell'acqua e il cliente finì in ospedale, assolta la barista

Emesso il primo verdetto nel processo sull’incidente avvenuto il 18 gennaio 2019 in un bar a Castrignano del Capo. Per il giudice, la dipendente non ebbe alcuna responsabilità

CASTRIGNANO DEL CAPO - Entrò nel bar per chiedere un bicchiere d’acqua, dovendo prendere un medicinale, ma gli fu servito del  detergente per lavastoviglie, e per questo finì in ospedale dove subì un delicato intervento chirurgico.

Chi offrì quel bicchiere dal contenuto tossico in un bar, a Castrignano del Capo, il 18 gennaio del 2019, oggi è stato assolto. Si tratta della dipendente, Roberta Florio, 25enne del posto, che utilizzò la bottiglia apparentemente piena d’acqua lasciata inavvertitamente sul bancone da un collega.

La sentenza è stata emessa dal giudice della prima sezione penale Stefano Sernia, secondo il quale “il fatto non costituisce reato”, in linea alle richieste avanzate dall’avvocato difensore Luca Puce e dal pubblico ministero, Donatina Buffelli, lo stesso magistrato che aveva indagato sulla vicenda con i carabinieri della stazione locale e i militari della compagnia di Tricase e del Nas.

Insomma, stando al verdetto, la barista non ebbe alcuna colpa perché ignorava il reale contenuto del recipiente e questa circostanza si evincerebbe anche dalla visione dei filmati ripresi il giorno dell’incidente dalle telecamere di videosorveglianza del locale, quando intenta a preparare caffè, la ragazza soddisfò la richiesta dello sfortunato cliente. Questo, prima ancora di assumere l’antinfiammatorio, diede qualche sorso  e  si accorse subito che non si trattava di acqua. “Ma cosa mi hai dato?”, le chiese, e la sua risposta fu: “Come cosa ti ho dato…acqua”.

Ma non finisce qui il processo in cui il malcapitato, un 29enne di Castrignano, e la sua famiglia sono parti civili con gli avvocati Fabio Massa e Renato Magni.

A luglio si conoscerà la sorte degli altri due uomini finiti al banco degli imputati per lesioni personali colpose gravissime, un altro dipendente, M.G., di 44 anni, e il titolare dell’esercizio commerciale, T.M., di 41, anche questi di Castrignano: il primo per aver svuotato il contenuto di una tanica contenente acido brillantante per lavastoviglie nella bottiglia che posizionò sul bancone invece di custodire in un luogo sicuro; il secondo per non aver provveduto a disporre un manuale di autocontrollo adeguato al corretto utilizzo della macchina e per la procedura di pulizia, né di sistemi di protezione dei detersivi in modo da evitare il rischio della somministrazione ai clienti.

Sono queste le accuse messe nero su bianco nel decreto di citazione diretta a giudizio, disposto all’esito delle indagini dal pubblico ministero, e in merito alle quali dovrà pronunciarsi il giudice Stefano Sernia.

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