Cronaca

Sette opere per otto artisti collocate in città per ricordare l’umanità migrante

Presentati i lavori dei giovani artisti europei all'interno del workshop d'arte contemporanea svoltosi nell'ambito del progetto finalizzato alla trasformazione della Kater I Rades in monumento alla memoria dei dispersi in mare

OTRANTO – Otto giovani artisti provenienti da Egitto, Siria, Montenegro, Francia, Albania, Italia hanno presentato le proprie opere, ad Otranto, nell’ambito del workshop internazionale, organizzato dalla cooperativa Artemisia in collaborazione con la Biennale dei giovani artisti d'Europa e del Mediterraneo.
Mohamed Ziada (Egitto) ha lavorato con la pietra realizzando un’imbarcazione le cui forme risalgono ai miti faraonici, che raccontano le anime di quanti perivano per mare, in un mondo migliore dove potevano risorgere e vivere in eterno. Ziada ha voluto dedicare la sua opera alle anime degli albanesi periti sulla Kater. È possibile vedere questa opera, dal titolo Sun Boat, nel cortile del castello aragonese.

Raffaela Zizzari Raffaela Zizzari-2(Italia) ha eretto i remi, appositamente prestati per l'occasione dai pescatori di Otranto e Gallipoli, a simbolo degli approdi che da vent'anni si verificano sulla costa salentina. Venti remi tutti diversi e come gli anni trascorsi dai primi sbarchi. L’allestimento dal titolo Venti Remi è visibile presso la sala circolare del castello aragonese.

L’opera di Sandra Lorenzi (Francia), dal titolo Sunken Promicises, collocata presso la Lega Navale, è stata realizzata a partire da una statua del Cristo in cemento e ricoperta, successivamente, da materiali che evocano l'universo sottomarino. La statua perde progressivamente la sua fisionomia per trasformarsi in un feticcio informe e organico che tuttavia non smarrisce l'efficacia del gesto delle braccia tese all'accoglienza.

Dusica Ivetic (Montenegro) ha realizzato “Non affoga colui che cade in acqua, ma affoga chi male incappa”: questo il titolo enigmatico della giovane artista montenegrina che ha lavorato con materiali differenti realizzando presso la Torre Matta un allestimento che vuole evocare i passi dei naufraghi della Kater I Rades e, nello stesso tempo, ricordarci che il mondo è sommerso di parole inutili che intasano i cuori degli uomini per evitare loro le responsabilità a cui, invece, l'arte richiama.

“Noi” è il titolo del lavoro di Victoria Leonidou (Cipro), che parte da una citazione di Julia Kristeva: “Lo straniero vive con noi: egli è la faccia nascosta della nostra identità”. Nel mondo contemporaneo il fenomeno migratorio ha assunto dimensioni tali da influenzare la sfera politica, sociale e culturale sino a toccare il problema dell’identità nazionale. Il suo lavoro riflette sul rapporto tra il “sé” e l’altro, “noi” e “loro” e provoca lo spettatore a cercare il coraggio di guardare nello specchio per scoprire se stesso come uno straniero in rapporto a “loro”. L’opera è collocata nei nuovi spazi commerciali nell’area fabbriche.

Arta Ngucaj - Arben Beqiraj (Scaf.Scaf) (Albania) prendono le mosse da quel fatidico venerdì santo del 1997, quando la Kater I Rades affondò trascinando verso il fondo 81 cittadini albanesi, per la maggior parte donne e bambini. L'opera interpreta il desiderio dei familiari delle vittime di partecipare attivamente al progetto del Comune di Otranto di trasformare il relitto della Kater nel simbolo di tutte le migrazioni nel Mediterraneo. Sono loro ad aver fornito le immagini dei volti delle vittime che rappresentano il punto forte dell'intervento gi Arta Ngaj e Ben Beqiraj. Altri interventi seguiranno tra le due sponde dell'Adriatico. L’opera è collocata nei nuovi spazi commerciali nell’area fabbriche.

Rami Farah (Siria) ha realizzato “Scatola Nera”Rami Farah-2. Abituato a lavorare con le immagini e con il suono, l’artista registra una combinazione di voci e di rumori prossimi alla paura, all’incertezza, alla morte. Nel contesto straniante dei sotterranei del Castello aragonese si riproducono gli incubi dei naufraghi attraverso una scenografia fatta esclusivamente di rumori e voci la cui drammaticità è esaltata dal buio totale che avvolge l’installazione. Uno stato d’allerta che viene fuori da una scatola nera, un oggetto che nonostante le sue piccole dimensioni riesce a documentare le tragedie più grandi della contemporaneità.

Il workshop costituisce una parte del progetto “L'Approdo. Opera all'Umanità Migrante” che procede con i lavori di rivisitazione artistica del relitto della Kater I Rades a cura di Costas Varotsos e con il coordinamento artistico di Giusi Giaracuni della cooperativa Artemisia. La fine dei lavori e l'inaugurazione dell'opera è prevista per il 28 gennaio 2012. Decisivo per la realizzazione del workshop è stato il contributo dell'Assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Puglia, la collaborazione della Biennale dei giovani artisti d'Europa e del Mediterraneo e dell’associazione Integra. L’iniziativa si avvale del patrocinio dell’alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, dell’Unesco, dell’organizzazione internazione per i migranti, del comitato italiano per i rifugiati.

 

 

 

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