Cronaca

Sezione di psichiatria in carcere, agenti già sul piede di guerra

I sindacati insorgono coesi temendo nuove criticità e chiedono l'aumento dell'organico di almeno 50 unità. "Basta usare Lecce come sfogo". L'Asl rassicura: presto un protocollo e 23 operatori sanitari

Agenti di polizia penitenziaria nei pressi del carcere.

LECCE – A breve, sul fronte sanitario, vi sarà una novità nel penitenziario di Borgo San Nicola. Aprirà, infatti, una Sezione intramuraria di psichiatria. Duplice lo scopo: garantire maggiore tutela per i detenuti affetti da patologie sopravvenute dopo il reato e proseguire in un ideale percorso di miglioramento della qualità della vita nell’istituto di pena del capoluogo.

Questa particolare Sezione sarà dedicata a una tipologia di paziente diversa da quella di competenza delle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Queste, infatti, sono rivolte a coloro che, prosciolti per vizio di  mente, sono dichiarati socialmente pericolosi.

Due mesi prima che l’attivazione divenga effettiva, però (è prevista a novembre), i sindacati di polizia penitenziaria mettono le mani avanti. Il timore è che siano scaricati sulle proprie spalle nuovi rischi per il personale e forti responsabilità, in assenza di un organico adeguato. E se non è una rivolta in piena regola, poco ci manca. Questa volta, a fare le barricate, sono ben sette sigle. Un muro unitario e coeso, i cui mattoni sono Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp, Cgil Funzione pubblica e Fns Cisl.

I sindacati sostengono di essere stati informati di recente dell’innovazione, e illustrano il loro punto di vista: gli agenti di polizia penitenziaria dovranno assicurare la traduzione dei detenuti ricoverati e la sicurezza degli operatori sanitari, in un servizio che dipenderà dall’Asl. E se da un lato ritengono quest’operazione un passo avanti, rispetto all’applicazione della legge sulla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), dall’altro sostengono che tali strutture si sarebbero dovute ristrutturare e non serrare del tutto.

Anche perché, a dire dei segretari delle sigle sindacali, il risultato è stato quello di “distribuire a caso, senza un piano nazionale, detenuti con problemi di natura psichiatrica, ottenendo i risultati che tutti conosciamo”. Vale a dire, aggressioni e altre criticità, denunciate sempre più apertamente in questi anni.

I rappresentanti degli agenti di polizia penitenziaria, quindi, sanno bene che l’obiettivo è colmare il vuoto lasciato dagli Opg, ma chiedono a gran voce che ciò non avvenga sulla propria pelle. “L’istituto leccese – asseriscono a conforto delle proprie tesi -, poiché il più grande della regione, per troppo tempo è stato considerato una sorta di valvola di sfogo: basti pensare all’incomprensibile e schizofrenica procedura di assegnazione di detenuti giudicabili provenienti da ogni parte della regione”. L'epilogo è stato, a loro avviso, quello di sottrarre risorse dai servizi ordinari, a discapito della sicurezza di tutti, sguarnendo diversi apparati.

La morale? La sezione psichiatrica si aggiungerà a “un nuovo padiglione da 200 posti” e ai “300 detenuti ospitati oltre la capienza regolamentare”. Troppa carne al fuoco, per i sindacati, che lamentano una “carenza di 150 agenti di polizia penitenziaria”, con turni massacranti ed esposizione costante a pericoli. La richiesta, che ha quasi i toni della diffida, giacché in una nota congiunta si preannuncia una “protesta dura” in caso di aspettative disattese: non aprire la sezione fin quando non sarà aumentato l’organico di almeno cinquanta agenti.

Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp, Cgil Funzione pubblica e Fns Cisl, a tale proposito, chiedono all’amministrazione penitenziaria di attivare un tavolo per le trattative. I temi: tempi d’apertura della sezione, organizzazione del lavoro, piante organiche da destinare al reparto, e, dato che gestito dall’Asl, le mansioni precise degli agenti che saranno coinvolti.

Dal canto suo, l’Asl di Lecce tende a rasserenare gli animi già infuocati, ricordando quanti passi in avanti siano già stati fatti sul tema della salute in carcere e richiamando, per esempio, il recente protocollo d'intesa per la realizzazione delle infrastrutture di rete telematica per le applicazioni di telemedicina, accolto con favore.

L’apertura della Sezione intramuraria, che deriva dall’applicazione della Legge 81/2015 (il già citato superamento degli Opg), è stata individuata da Dipartimento dell’amministrazione giudiziaria e Regione Puglia a Lecce, “fissando i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi”. “I posti letto sono venti – spiegano dall’Asl - e sono destinati a esclusivo utilizzo degli istituti penitenziari pugliesi”.

Per soddisfare i requisiti, l’Azienda sanitaria salentina s’è impegnata ad assumere ventitré operatori sanitari dedicati. E, nella piena consapevolezza della sinergia e della collaborazione da instaurare con il personale di polizia penitenziaria, in risposta alle richieste dei sindacati (almeno, per quanto concerne le propria parte) la direzione sanitaria assicura che sarà discusso e redatto un apposito protocollo d'intesa.

“L'attivazione della Sezione intramuraria di psichiatria – aggiungono dall’Asl -, la prima esperienza in Italia di rilevanza per numero di posti letto e specificità dopo la Legge 81/2015, è prevista per il mese di novembre, una volta assicurati gli indispensabili livelli di qualità dell'assistenza e sicurezza delle persone detenute, degli operatori sanitari e degli agenti di polizia penitenziaria”.  

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