Cronaca Centro / Via Santa Maria del Paradiso

Centro antiviolenza, scontro acceso col Comune sulla convenzione annuale

Dopo lo sgombero di una delle stanze disposto da Palazzo Carafa, dalla struttura dei servizi alle donne fanno sapere che l’accordo è sempre lo stesso, sin dal 2004

Il Centro antiviolenza di Lecce

LECCE –  “Il Centro antiviolenza non rispetta le regole”. Queste le parole del sindaco di Lecce, Paolo Perrone, dopo le affermazioni, decise, di Maria Luisa Toto, portavoce e presidente dell’associazione che fornisce servizi di tutela alle donne, sin dal 1998. All’origine del botta e risposta,  una vicenda cominciata lo scorso 4 ottobre. Giornata in cui gli agenti di polizia locale si sono presentat presso la struttura, per eseguire lo sgombero coatto dell’associazione da una delle due stanze che compongono l’immobile: la prima con ingresso in via Santa Maria del Paradiso, la seconda dai giardini dell’ex Conservatorio Sant’Anna. Il motivo? Le " interpretazioni" della convenzione in atto tra Comune e Centro antiviolenza.

“La convenzione consente al Centro di utilizzare gratuitamente due stanze, mentre la responsabile ha arbitrariamente deciso di utilizzarne una terza, destinata peraltro ad un'altra associazione (che nel frattempo non ha potuto operare). Perché accanto a chi si occupa di politiche di genere, ci sono associazioni e operatori che svolgono altre fondamentali attività culturali e sociali. Ecco perché si è reso necessario lo sgombero coatto. Sarebbe auspicabile più collaborazione e disponibilità tra le associazioni della città”, hanno fatto sapere dall’amministrazione di Palazzo Carafa. Ma quella convenzione, rinnovata annualmente come da consuetudine sin dal 2004, anno in cui è stata stipulata (il sindaco era Adriana Poli Bortone), prevedrebbe invece, stando alle parole della portavoce del centro, le stesse condizioni iniziali: vale a dire le due stanze, più un antibagno e bagno.

E’ forse sull’antibagno che si è creato l’equivoco: per Palazzo Carafa, infatti, si tratterebbe di un terzo locale. Tanto da deliberare lo sgombero di una delle stanze da assegnare, appunto, ad un’altra associazione. Ma non è tutto. I toni tra i due enti si sono inaspriti. Alla decisione dello sgombero, il Centro avrebbe risposto con delle mail, inviate regolarmente da posta certificata, in cui si chiedeva la sospensione di quella decisione. Ma nella mattinata del 4 ottobre, durante le attività del centro, gli agenti si sono presentati per eseguire il provvedimento. Quest’ultimo, davanti alle numerose donne presenti nel locale, alle prese con le attività, è stato rinviato alle 15 dello stesso pomeriggio. Ma la scena è stata la stessa. La portavoce del centro, Maria Luisia Toto, avrebbe supplicato i pubblici ufficiali di chiamare il sindaco per ridiscutere dell’equivoco ma, a suo dire, si sarebbe sentito rispondere: “Come fa a gestire il centro antiviolenza?”. E, ancora, visti i toni esacerbati dall’emotività e dalla tensione, un pubblico ufficiale le avrebbe risposto: ”Signora presidente, ora chiamo un’ambulanza e le faccio fare un tso”, davanti a tutte le donne presenti nella struttura.

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