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Si spaccia per un coetaneo e fa sesso virtuale con una minorenne: 8 anni e mezzo a un 68enne

Confermata in appello la sentenza nei riguardi di un uomo di Tivoli accusato di aver adescato una 14enne di Trepuzzi in chat e di averla convinta a compiere atti sessuali davanti alla webcam

TREPUZZI - E’ stata confermata la condanna a otto anni e mezzo di reclusione nei riguardi di E. P., un 68enne di Tivoli accusato di aver adescato una quattordicenne originaria di Trepuzzi in chat spacciandosi per un suo coetaneo e di averla convinta a spogliarsi e a compiere atti sessuali davanti alla webcam.

La sentenza è stata emessa dalla Corte d’appello del tribunale di Lecce (composta dal presidente Domenico Cucchiara e dalle giudici Eva toscani e Antonia Martalò), in linea alla decisione presa nel febbraio del 2017 dalla prima sezione penale che aveva stabilito anche il pagamento di una provvisionale per complessivi 100mila euro alla ragazza e ai suoi genitori, parti civili con gli avvocati Carlo Viva e Sabrina Conte.

Quest’ultimo verdetto fu depennato due anni fa nel primo processo d’appello per ragioni legate alla qualificazione dell’accusa, da pornografia minorile a violenza sessuale, ma la Corte di Cassazione, su ricorso del procuratore generale, stabilì che invece i due reati fossero concorrenti.

Da qui, la celebrazione del processo terminato ieri e l’avvio di un secondo procedimento (per violenza sessuale) sfociato nella richiesta di rinvio a giudizio che si discuterà il prossimo luglio.

Tutto è partito nel 2013, dalla denuncia dei genitori, insospettiti dal fatto che la figlia trascorresse molte ore chiusa in stanza. A raccontare il resto furono le indagini svolte dal pubblico ministero Stefania Mininni (il magistrato titolare del fascicolo), con gli uomini della polizia postale, diretti al tempo dall’ispettore Salvatore Antonio Madaro, durante le quali furono sequestrati i computer dell’adolescente e dell’imputato.

Questo, a quanto emerso dalle analisi del materiale informatico, avrebbe conquistato il cuore della malcapitata, lasciandole credere per mesi (tra il 2011 e il 2012) di essere il tipo bello e giovane che appariva nelle fotografie dei profili aperti sui social network. Con lui, che invece aveva il quadruplo dei suoi anni, la ragazzina avrebbe intrattenuto lunghe chiacchierate su messanger e skype, arrivando persino a spogliarsi e a compiere atti sessuali dinanzi alla webcam e a inviare, sempre su richiesta del sedicente coetaneo, scatti in cui era nuda.

Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro novanta giorni), l’imputato, difeso dall’avvocato Michele Reale, valuterà il ricorso in Cassazione.

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