Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Sindacati all’attacco in ateneo: “Dai candidati a rettore ci aspettiamo discontinuità”

Secondo Flc Cgil e Uil Rua, il rettore avrebbe operato un maldestro tentativo di sottrarre i tre candidati al confronto con le organizzazioni sindacali. E presentano ai tre un lungo elenco di domande sulla gestione dell'ateneo

LECCE – Infuria la polemica dei sindacati al termine della Conferenza d’ateneo che ha messo a confronto i tre candidati alla poltrona di rettore dell’università del Salento. Rinfocolata, secondo Flc Cgil e Uil/Rua, dal “maldestro tentativo di sottrarre i candidati al confronto con le organizzazioni sindacali”.

Ciò dimostrerebbe, chiaramente, come “il rettore Domenico Laforgia si senta impegnato in questa campagna elettorale a pieno titolo, impedendo alle organizzazioni sindacali di indire un'assemblea con i lavoratori con il fine di negare il ruolo politico del sindacato, postulato costantemente applicato da questa crepuscolare amministrazione in tutta la sua trascorsa gestione”.

“Questo comportamento – scrivono i referenti sindacali - lascerebbe pensare che il rettore uscente abbia l'obiettivo di salvaguardare quel sistema di potere e quella fitta rete di interessi che gli organi di informazione hanno recentemente portato alla luce”. L’accusa è chiara: Laforgia non ha avrebbe avuto la “sensibilità politica” di farsi da parte, in attesa che la magistratura chiarisse e accertasse la verità su tutte le presunte “vicende opache” riguardanti la conduzione dell'ateneo.

Il provvedimento di restrizione cautelare che ha colpito l'ex direttore generale Emilio Miccolis, in particolare, sarebbe la testimonianza di quanto siano “degenerati” i costumi e quanto si siano perse le buone prassi: “E' il segno di degrado  la cui responsabilità politica non può che essere addebitata a chi ha governato in questi anni all'insegna della scarsa trasparenza, dell'inosservanza delle norme e delle regole, dell'abuso e dell'arroganza del potere”.

“E' del tutto evidente che, chi non accetta questo tipo di gestione, abbia ogni interesse a capire quale candidato rettore voglia più di ogni altro segnare una linea di demarcazione rispetto al passato e dimostrare una discontinuità in termini di democrazia, legalità, trasparenza e giustizia – prosegue la nota - . E' necessario che tutti i candidati esplicitino in maniera chiara di quali interessi sono portatori e se intenderanno perseguire solo ed esclusivamente gli interessi dell'Istituzione accademica e della collettività”.

I sindacati chiedono ai tre concorrenti di esprimere un giudizio politico sugli ultimi accadimenti, una valutazione oggettiva su alcune questioni fondamentali: la Fondazione, il metodo con cui è stata costituita, la sua gestione e le prospettive future; lo Statuto dell'università che accentrerebbe pesantemente il potere nelle mani del rettore, escludendo il pluralismo delle idee; la democrazia che sarebbe stata “latitante” in questi anni; l'edilizia, che si starebbe caratterizzando con un'ulteriore cementificazione “anziché con la sicurezza e la salubrità dei luoghi di lavoro”.

Oppure ancora “sugli incarichi e le consulenze che non hanno certamente seguito la strada della trasparenza; sui rapporti con il sindacato che certo non opera aggressioni mediatiche per salvaguardare inesistenti privilegi ma si rivolge all'opinione pubblica per denunciare lo scempio delle regole, dei diritti e della democrazia; oppure le procedure concorsuali, la separazione dei poteri, considerate le continue incursioni del potere politico su quello gestionale; la libera circolazione delle informazioni e l'accessibilità a  documenti e deliberazioni sistematicamente secretati”. 

I sindacati proseguono con il lungo elenco che comprende una comunicazione “imbavagliata e di parte, la sperequazione nella distribuzione delle risorse, che ha prodotto la desertificazione di alcuni settori soprattutto dell'area umanistica, le commissioni d'indagine sui privilegi attribuiti; la commistione di interessi; il familismo amorale; la finta meritocrazia  utilizzata come bandiera di efficientismo; il rispetto dei ruoli e degli organi Istituzionali; le scelte politiche inopportune come l'acquisto del Principe Umberto o su altre come la gestione politica delle energie alternative; sul mancato rispetto delle norme e delle regole che hanno caratterizzato quest'ultima gestione amministrativa”. Al fine di escludere qualunque tipo di pregiudizio nei confronti della futura gestione dell'università del Salento, i sindacati chiedono “risposte chiare e definitive” su quanto appena elencato.

“Bisogna essere pienamente convinti che il metodo di gestione che ha caratterizzato la passata e uscente amministrazione costituisca un sistema di governo non piu perseguibile e che sia necessario svoltare nell'ottica di una politica gestionale democratica e condivisa. Questa è l'  unica condizione necessaria a garantire la ripresa del dialogo e del confronto, senza paura di ritorsioni nell'esercizio del diritto di critica  e del ruolo di rappresentanza istituzionale e sindacale”, concludono le due organizzazioni sindacali che auspicano di vedere un netto segnale di cambiamento e frattura con il passato.
    

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