Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Salta il tavolo di Sanitaservice. "I livelli occupazionali devono essere garantiti"

I sindacati confederali si riuniscono con il manager della società in house per discutere del rischio in liquidazione. Incontro sospeso, si rimanda la discussione sul full-time. Critica la situazione dell'ospedale "Panico" di Tricase

LECCE – La possibilità che le società a partecipazione pubblica vengano poste in liquidazione, fissata dai paletti dell'articolo 4 della legge di revisione della spesa pubblica, pende come una spada di Damocle sulla testa di Sanitaservice. Proprio ieri, nella sede della società in house presso il polo didattico della Asl di Lecce, si è riunita una delegazione trattante tra il nuovo amministratore unico Lorenzo Martello, le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, e le  rsu interne. 

Fuori, sui tetti dell'ospedale Vito Fazzi proseguiva l'occupazione ad oltranza di alcuni lavoratori che tentano di far valere il diritto del passaggio al full-time, battendo il chiodo sui problemi di una "confusa" gestione delle mansioni affidate loro nel corso delle varie internalizzazioni.

Dentro la sala la discussione si è incentrata, invece, sull’articolo incriminato della “spending review” ed in particolare, sul futuro della società in house regionale. In merito a questo, le organizzazioni sindacali presenti hanno assicurato all’amministratore e alle rsu che sono stati coinvolti tutti i livelli sindacali, regionali e nazionali, affinché si arrivi a una soluzione definitiva per mantenere in piedi Sanitaservice, rassicurando i dipendenti rispetto alla certezza di mantenere il proprio posto di lavoro.

Non tutto è filato liscio, però. La riunione è stata sospesa, tra il "disappunto" dei sindacati firmatari del contratto, a causa della "richiesta pretestuosa di cinque componenti della rsu di invalidare i lavori in corso". 

"Il nostro disappunto – spiegano Silvio Cataldi di Cgil, Fabio Orsini di Cisl e Antonio Tarantino di Uil - è determinato soprattutto dal fatto che non è stato consentito di continuare la discussione sull’aumento delle ore per i lavoratori part-time (una media di due ore in più a testa), come già peraltro concordato con la direzione generale della Asl". 

La sospensione della riunione avrebbe inoltre procrastinato la discussione sull’organizzazione interna del lavoro, compresa la questione della nomina e conferma dei referenti, espressione fiduciaria del precedente amministratore unico, Luigi De Santis.

"Auspichiamo che a breve si riesca, insieme alle rsu, ad affrontare questi punti fondamentali e a rispondere quanto prima alle legittime aspettative dei lavoratori", concludono i sindacalisti alle prese con i nodi storici delle internalizzazioni. Problematiche che si ripresentano ciclicamente perché mai risolte e cuore di una protesta infinita ed esasperata da parte degli stessi dipendenti. 

Ma la situazione della sanità regionale si presenta critica anche su altri fronti, considerato l'ultimo, preoccupante, annuncio della possibile chiusura (con annesso trasferimento) dell'ospedale "Panico" di Tricase, gestito da un ente ecclesiastico ed in attesa di un finanziamento regionale.
                            
Sul punto è intervenuto anche il dimissionario consigliere regionale del Pdl, Rocco Palese: "La situazione di crisi degli enti ecclesiastici che erogano prestazioni fondamentali per garantire i livelli essenziali di assistenza ai cittadini pugliesi, richiede che quanto prima il presidente Nichi Vendola e l'assessore Elena Gentile convochino un tavolo regionale". 

"Il Panico di Tricase, il Miulli di Acquaviva e l'ospedale di San Giovanni Rotondo, sono in difficoltà non solo per eventuali singole situazioni gestionali interne, ma anche perchè mell'ultimo periodo questi ospedali erogano molte piú prestazioni, anche non tariffate (pronto soccorso ed emergenza urgenza) rispetto ad un passato nel quale intorno a loro vi erano altri ospedali pubblici che ora sono stati oggetto di tagli, quando non di chiusure – prosegue Palese. Se da un lato quindi è noto che la Regione non è obbligata a ripianare eventuali debiti di questi  enti, dall'altro bisogna prendere atto che essi erogano oggi un numero piú elevato di prestazioni rispetto al passato, garantendo assistenza ai cittadini e tali prestazioni la Regione ha il dovere di rimborsarle". 

"In presenza di questa situazione e di questo gran numero di prestazioni non rimborsate – conclude il deputato Pdl - , ci chiediamo se davvero i conti reali della sanità siano quelli riportati dal governo regionale nel Piano di rientro e, anche per questo, oltre che per scongiurare ulteriori penalizzazioni per il sistema sanitario regionale, riteniamo utile ed urgente che il governo Vendola convochi un tavolo con i rappresentanti degli enti ecclesiastici per fare il punto sulla situazione".

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