Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Sistema in palla: l'emergenza è senza programmazione

È bastato un nuovo sbarco stamattina per far emergere quanto evidenziato ieri sui numeri contenuti al "don Tonino Bello" di Otranto: c'è confusione nella gestione di una situazione ormai notoria

Il Don Tonino Bello di Otranto.

LECCE - Ogni volta un'impresa, un incastro delicatissimo di tessere dentro un puzzle precario che si chiama immigrazione, ma ormai si legge "emergenza". Perché di questo si tratta. E non nel senso generico di ritenere l'arrivo dei clandestini una variante impazzita, che coglie impreparate le autorità, ma nell'incapacità di quest'ultime di mettere in campo una strategia programmatica seria.

Il problema non nasce oggi, è evidente. Basta scorrere i titoli di questo spazio, per comprendere che già dall'anno scorso il flusso migratorio nel Salento è tornato ad esistere con frequenza e costanza: non si può dire che "non era previsto". Ormai, è persino abitudine. Eppure le istituzioni nicchiano. Girano intorno alla questione, snocciolano numeri in contrasto con la vita reale, con i continui interventi delle forze dell'ordine e con la fatica di operare in situazioni di serenità.

L'immigrazione, anzi, per qualche tempo, addirittura non esisteva: era una chiara mission politica, stravolta da quello che la cronaca non può nascondere. Ma, al di là delle valutazioni ideologiche che ci sono dietro alla questione, c'è soprattutto l'esigenza di mettere in campo soluzioni concrete, per affrontare quello che ormai è a tutti gli effetti un fenomeno strutturale, con cui sarà necessario confrontarsi ancora a lungo.

Quanto sta accadendo in questi giorni (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27971 ) e in queste ore (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27985 )è indicativo: il "don Tonino Bello" di Otranto è una struttura che oggi non ha più la valenza di centro di primaria accoglienza, in quanto la sua principale funzione oggi è quella di un luogo per appuntamenti di ordine culturale. Un'ala è stata messa a disposizione dal comune, per allestire in base ad un protocollo d'intesa un luogo di ristoro per gli immigrati provenienti dal Medio Oriente. Una soluzione per alleggerire l'emergenza, ma non in grado di risolverla. A parte che i flussi ora vengono dal Nord Africa (anche questo non era immaginabile?), ma si tratta di un plesso che, alla fine, può mettere a disposizione un massimo di 30-35 posti letto.

Il carico umano dell'altra notte, costituito da 136 persone, ha riportato i nodi al pettine, evidenziando tutti i limiti di programmazione delle istituzioni, a partire dalla Prefettura, che coordina l'emergenza in loco, fino al governo nazionale, che sembra non dettare ancora delle linee chiare in merito. Eppure non era tanto difficile accorgersene (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27979 ): il centro otrantino, già ieri, non poteva contenere i profughi; con lo sbarco di Castro, la situazione è andata precipitando, con l'oggettiva difficoltà per qualche ora a comprendere dove collocare i circa 30 nuovi arrivi. La concertazione ha prodotto come risultato che saranno tenuti presso una sala della stazione marittima di Otranto, dopo che si era persino ipotizzato la collocazione all'aperto, nell'area portuale. E se domani arrivassero altre 50 persone, cosa accadrebbe?


In tutto questo, la programmazione resta un oggetto misterioso, dove anche solo 30 persone mettono al tappeto un sistema che fa acqua da tutte le parti e che forse dovrebbe riflettere con più accortezza sul problema: la progettualità, del resto, è il sale per chi amministra la res publica. Sempre ammesso che, a Roma, qualcuno se ne stia davvero accorgendo o non stia confondendo ancora il concetto con la res pubica. Intanto, anche per oggi, una toppa è stata sistemata, imbavagliando il jeans strappato, con la buona lena di un sarto. Ma il buco resta, è solo nascosto. E chissà se resterà tale ancora a lungo.

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