Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Slot & Mafia, un passato di intrecci: gioielli, auto, soldi in cambio di protezione e affari d’oro

Nel provvedimento con il quale i giudici hanno disposto la confisca della società Oxo Games, c’è il racconto delle relazioni “pericolose” che la famiglia De Lorenzis avrebbe avuto con il clan di turno

RACALE - “Risulta evidente che la famiglia De Lorenzis fosse nota per la disponibilità manifestata nei confronti dei referenti dei clan di volta in volta egemoni sul territorio, offrendo spontaneamente il proprio ausilio economico al sostentamento dell’associazione mafiosa e dei suoi sodali (riconoscendo percentuali sugli introiti o supportandone le spese) così contribuendo a rafforzarne le capacità operative in vista del preciso tornaconto di tutelare gli interessi imprenditoriali e commerciali del proprio gruppo, proteso ad espandersi nell’area salentina escludendo del tutto la concorrenza”.

E’ quanto si legge nel provvedimento con il quale, nelle scorse ore, è stata disposta la confisca per un valore totale di circa 3 milioni e mezzo di euro della Oxo Games. A questa visione giungono i magistrati della seconda sezione penale (il presidente Fabrizio Malagnino e le colleghe Annalisa De Benedictis e Maria Todaro) in considerazione delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia e di quelle di chi coinvolto in affari illeciti non sapeva di essere intercettato nell’ambito di inchieste come “Beta”, “Galatea 2” e “Labirinto”.

In un’intercettazione del 14 novembre del 2014, Vincenzo Romeo, rappresentante del sodalizio messinese di Cosa Nostra, nel ricordare una riunione tenutasi a Roma, alla quale partecipò Saverio De Lorenzis, fece riferimento alla partecipazione della “famiglia De Lorenzis che sono Sacra Corona Unita”.

E ancora in una conversazione captata il 21 marzo 2009 nella sua auto, Angelo Padovano, figlio del boss assassinato, Salvatore, alla donna che era con lui riferì: “Io con i De Lorenzis sto bene, non mi interessa se gli altri stanno male, io personalmente sto bene, sono persone… per me Salvatore, u “Ciolo” e Saverio… che mi rispettano, mi trattano bene, si mettono a disposizione quando vado io e lo stesso mi metto io quando vengono qua se c’è un problema… Anzi sono i primi che si mettono a disposizione per risolverlo, e non m’interessa altro”.

Della vicinanza dei “fratelli De Lorenzis di Racale” al clan ne hanno parlato diversi collaboratori come Alessandro Saponaro, nel 2006, ed Ercole Penna, nel 2011. Pantaleo Remo riferì, in due interrogatori nel 2004, dei regali offerti da Pietro Antonio De Lorenzis alla famiglia del capo clan Vito Paolo Troisi, donando alla sorella un anello di grande valore in occasione del suo matrimonio e ai suoi sodali, auto e cure mediche.

E ancora, Giuseppe Barba, parlando con gli inquirenti nel 2011, disse di essersi accordato “con i fratelli De Lorenzis per ricevere una percentuale del 25 % sul guadagno di ogni sala che la loro società apriva su Gallipoli” perché gli stessi speravano, così facendo, di estromettere la concorrenza. Barba inoltre aggiunse che sebbene avesse preso contatti con Salvatore De Lorenzis, il corrispettivo glielo consegnava Pasquale, e ancora che quando fu arrestato, i fratelli si occuparono della sua assistenza legale, consegnando alla moglie o alla madre quanto gli spettava per le sale giochi.

Un anno dopo, il collaboratore Massimo Donadei raccontò che gli imprenditori elargivano soldi ai clan in caso di bisogno (per esempio al momento della scarcerazione), ma anche regali al boss che operava in una zona dove gli stessi intendevano avviare un nuovo centro o fornire apparecchi.  

Anche Tommaso Montedoro parlò di regali: disse di aver ricevuto due Mont Blanc e che in seguito a questo gesto, il rapporto con i fratelli, inizialmente burrascoso, prese la piega giusta; di aver ricevuto altri doni con la consapevolezza da parte dei “benefattori” di ottenere, in cambio, aiuto in caso di problemi; di aver ottenuto un prestito da Pietro De Lorenzis di 50mila euro per l’acquisto di droga.

Insomma, di tutto questo, e non solo, hanno preso atto i giudici nel valutare la pericolosità sociale dei destinatari del provvedimento: l'hanno ritenuta attuale solo per Pietro Antonio De Lorenzis, giudicando però lo stesso completamente estraneo alla vicenda "Oxa", ma non per i fratelli Pasquale Gennaro e Saverio, perché gli elementi in sostegno dell’accusa si fermano al 2012. Tuttavia, il collegio considera siano stati pericolosi nel periodo in cui la M.Slot, i cui proventi illeciti sarebbero stati reimpiegati nella Oxo Games, è stata costituita, crescendo grazie ai cospicui finanziamenti dei germani, e ha dunque disposto la confisca facendo riferimento a una recente sentenza emessa sulla questione dalla Corte Suprema.

Non si è lasciata attendere la replica di Pasquale Gennaro e Saverio De Lorenzis che hanno dichiarato di essere lontani da ogni logica criminale. Lo hanno fatto attraverso il loro legale, l’avvocato Francesco Fasano che ha precisato: “Pur rispettosi del provvedimento emesso, non lo si condivide e l’appello lo si proporrà, fiduciosi di ottenere giustizia, dichiarando che Pasquale e Saverio De Lorenzis, nulla avevano ed hanno a che fare con la società confiscata”.

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