Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Società fantasma nel Sud: 164 indagati, molti salentini

Una maxi-operazione conclusa dai finanzieri di Bari ha smascherato un'organizzazione che vendeva in Italia prodotti destinati all'estero. Nel Salento smantellata una cellula tra capi e gregari

Il comando provinciale della guardia di finanza di Lecce

Una colossale truffa nel settore dei "beni food e no food" è stata scoperchiata dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Bari, sotto il comando del capitano Francesco Lorusso. In mattinata sono stati notificati dalla Procura di Trani 164 avvisi di garanzia ai presunti capi e gregari di decine e decine di società fantasma specializzate nella maxi distruibuzione di generi alimentari, il cui fatturato ottenuto tramite operazioni inesistenti, è stato valutato in oltre 190 milioni di euro. Le "scatole cinesi" erano state impiantate in varie località nazionali, in gran parte disseminate da Roma in giù, Frosinone, Napoli, Catania, Brindisi, Taranto, Caserta, L'Aquila, Roma, Campobasso, Salerno, Avellino, Potenza e anche a Lecce, più precisamente in diversi depositi localizzati in provincia.

Sono circa una quindicina le persone identificate nel Salento, i cui nomi rimangono top-secret coperti dal segreto istruttorio e che, per le carte dei finanzieri, avrebbero gestito un commercio di generi alimentari e di prodotti per la casa in nero destinati alla catena della grande distribuzione, senza passare dai negozi di quartiere o di paese per evitare le strette maglie dei controlli di routine. Gli indagati, residenti in Provincia, sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla emissione di fatture false, dichiarazione dei redditi fraudolenta ed omessa dichiarazione dei redditi.

I pesanti capi d'imputazione scaturiscono dalla lunga ed elaborata indagine conclusa dagli specialisti del fisco che hanno accertato la creazione di circa 40 "società fittizia" con base in Paesi comunitari (Grecia, Spagna, Francia, Austria, Inghilterra e Portogallo), necessarie alla rete di truffatori per far risultare formalmente la cessione di merci all'estero, quindi in esenzione di imposta, e poter, in tal modo, garantirsi la rivendita dei prodotti, completamente in nero sul territorio nazionale, in particolare nelle regioni di Campania e Puglia, a prezzi notevolmente vantaggiosi con un'evasione dell'Iva certificata per oltre 40 milioni di euro. Secondo la normativa comunitaria vigente e in base alle disposizioni fiscali nazionali, le cessioni di beni effettuate da società italiane ad imprese comunitarie consentono, infatti, la fatturazione senza addebito dell' Iva che deve essere versata nel Paese di destinazione delle merci.

Impresa madre del riciclaggio dei beni food e no food, secondo i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari, era l'Azienda "Micro", con sede nel capoluogo di regione che si avvaleva della stretta compiacenza di società nate "ad hoc" per la vendita sul territorio nazionale di prodotti destinati solo sulla carta ad altri paesi comunitari. Nel Salento sarebbe confluita una cospicua fetta dei "beni food e no food", gestita da tre società dai nomi fantasiosi che avevano costituito un'autentica holding ben ramificata sul territorio grazie all'appoggio di imprenditori e autotrasportatori, definiti dal capitano Lorusso, i "padroncini", che assicuravano lo scarico e la vendita nei grandi supermercati. Le fiamme gialle hanno ricostruito i collegamenti tra la Micro, l' "azienda leader" e le "cellule" attive nella nostra provincia attraverso una serie incessante di pedinamenti, che hanno consentito di scoperchiare l'illecita gestione.


I generi alimentari arrivavano nel Salento dove venivano scaricati in alcuni depositi preventivamente allestiti. Sotto gli ordini di imprenditori, gli autotrasportatori di alcune ditte legali operanti nel settore provvedevano a caricare la merce sui furgoncini, mai imbarcata per raggiungere la Grecia, paese di destinazione. In realtà i prodotti non hanno mai varcato i confini provinciali, finendo tranquillamente stipati, dopo un vorticoso giro, sugli scaffali dei ipermercati salentini. Nomi degli indagati, delle società e dei probabili supermercati compiacenti al "gioco" sono stati delegati dai colleghi di Bari ai baschi verdi di piazzetta dei Peruzzi a Lecce, che già nei prossimi giorni, potrebbero ultimare il lavoro.

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