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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

“Sogni” in frantumi con un morto, dopo dieci anni, arriva la prescrizione

Emessa la sentenza nel processo d'appello sull’esplosione avvenuta nella notte tra il 1° e il 2 agosto del 2011, nel centro di Lecce nei riguardi dei due imputati: “Non luogo a procedere. Il tempo ha depennato le accuse”

LECCE - Il tempo ha spazzato via le accuse nei riguardi dei due uomini ritenuti responsabili dell’esplosione che, nella notte tra il 1° e il 2 agosto del 2011, distrusse il negozio “Sogni”, nei pressi di via Imbriani, in pieno centro a Lecce, danneggiando lo stabile e alcuni esercizi commerciali vicini.

In quella terribile deflagrazione perse la vita all’età di 32 anni, Michele De Matteis, leccese, ritenuto dagli inquirenti l’uomo ingaggiato per compiere l'attentato finalizzato a truffare l’assicurazione.

A distanza di dieci anni, il processo d’appello si è concluso con una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei riguardi di Gianpiero Schipa, 57enne di Lecce, già proprietario dell'esercizio commerciale, e Gennaro De Angelis, 70enne, di Taranto, titolare del negozio, ma considerato dagli inquirenti un prestanome. Nel marzo del 2017 furono condannati rispettivamente a 5 anni e cinque mesi e a 4 anni e cinque mesi. Al banco degli imputati finì anche la ex moglie di Schipa, Maria Speranza Bianco, 46enne di Surbo, per la quale il verdetto fu assolutorio.

La sentenza emessa ieri dalla Corte d’Appello, presieduta dal giudice Vincenzo Scardia, ha confermato le provvisionali e i risarcimenti del danno in separata sede disposti in primo grado nei riguardi delle parti civili: una decina di proprietari coinvolti nell'esplosione (tra cui alcuni studi professionali) e la compagnia assicurativa Allianz.

A ritrovare il corpo di De Matteis fu Tommy, il cane dei vigili del fuoco :aveva ancora in pugno l’accendino che gli diede la morte. Bastò una scintilla nell’aria satura dai vapori esalati dalla benzina con cui cosparse il seminterrato dell’attività per far saltare in aria ogni cosa. Stando alle indagini condotte dal sostituto Guglielmo Cataldi, (oggi procuratore aggiunto), Michele sarebbe stata la pedina di un piano finalizzato a far riscuotere ai proprietari l’indennizzo dall’assicurazione.

Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Amilcare Tana e Giancarlo Dei Lazzaretti.

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